Era guarita

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Che era guarita lo capiva dal fatto che le persone che si baciavano o che ridevano senza alcun pudore non la massacravano più. Anzi,la consolavano.
Anzi, pensava: che bello che qualcuno si baci,che qualcuno rida.
Che bello che qualcuno faccia entrambe le cose senza trattenersi,senza vergognarsi.
Lei,in genere,di sorrisi ne elargiva ben pochi e rigorosamente nascosti dalle sue mani o dai suoi capelli (aveva sempre il viso coperto da qualcosa).
Dei baci poi non ne parliamo.
Saranno stati cinque anni o sei che non baciava qualcuno.
Non sapeva più nemmeno precisamente quanti: dopo il primo aveva smesso di contarli.
Comunque era guarita.
A volte doveva ancora scappare dai luoghi troppo affollati perché la facevano sentire insopportabilmente sola.
A volte doveva ancora scappare dalle stanze troppo strette perché la facevano sentire ingombrante.
Altre volte,invece,doveva scappare dai luoghi troppo grandi perché la facevano sentire irrimediabilmente piccola.
Comunque era guarita e lo capiva dal fatto che le persone non avevano più paura di chiederle "come stai?".
Come stai, Rebecca?,qualche tempo prima non glielo chiedeva più nessuno perché lei finiva sempre per essere sincera,rispondendo e la sincerità non è mica vista tanto di buon occhio,in giro.
Adesso,invece,aveva imparato a fingere,a darsi un contegno,così tutti avevano ricominciato a porle la fatidica domanda.
Rebecca rispondeva "bene, grazie",e dentro di sé continuava "solo certi giorni mi dimentico come si respira o come si parla,ma ho capito come andare avanti senza cadere continuamente.
Mi aggrappo.
Non procedo spedita.
Non ho una meta.
Cerco di andare,di non smettere di andare. Semplicemente.
Ho spostato gli obiettivi minimi al livello più basso possibile.
Faccio in modo di resistere.
E duro lo stesso tanta fatica."
Sorriso coperto.
"Tu come stai?"
—Susanna Casciani

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