Raga. Ieri sera avevo scritto il capitolo 39 e avevo intenzione di pubblicarlo oggi. Mi si è cancellato. VAFFANCULO.
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Una melodia sommessa che ricordava il canto degli uccellini al mattino le fece socchiudere gli occhi.
Sbadigliò rumorosamente e si stiracchiò.
Poi si ricordò quale giorno era quello che stava iniziando.
Scattò in piedi, un sorriso come stampato sul viso, che non voleva andarsene.
Afferrò il telefono per spegnere la sveglia, negli occhi una luce che li faceva brillare come due piccole stelle.
In punta di piedi si diresse in bagno, e si fece una doccia. Si infilò una t-shirt e un pantaloncino a caso, e si allacciò strette le sue convers nere.
Pochi minuti dopo era di nuovo in camera, prese lo zaino grigio sbiadito per le spalline e, il più silenziosamente possibile scese le scale. Poteva avvertire il russare della madre qualche stanza più in là.
Quando si chiuse la porta alle spalle tirò un lungo sospiro.
Si infilò le cuffiette nelle orecchie e fece partire Dollhouse di Melanie Martinez, incamminandosi verso la stazione. Si ricordava la strada a memoria, non avrebbe mai dimenticato il giorno in cui ci aveva portato Stefano. Sì, Stefano che stava finalmente per incontrare.
Era diventato la sua droga, non ne poteva fare più a meno. Parte di sè, parte del suo cuore. Se glielo portavi via, non poteva vivere che qualche giorno senza di lui.
Guardò di fronte a sè, notando il sole rosso che sorgeva proprio in quei minuti.
Un sorriso le brillava sulle labbra.
L'adrenalina le scorreva libera nelle vene, per arrivare al cuore, che batteva molto più velocemente del solito.
La sensazione che solo chi stava scappando di casa poteva provare regnava indiscussa nella sua anima.
La paura di essere scoperta era in guerra con la voglia di saltare nella strada deserta per la felicità e l'eccitazione.
Alzò lo sguardo dalle sue converse nere e osservò la strada. Non un'anima viva, solo le macchine ai suoi lati, con i vetri un po' appannati. Doveva aver fatto freddo quella notte, nonostante fosse agosto.
Il vento freddo di prima mattina si infrangeva sul suo collo scoperto provocando quasi dolore, così si strinse nel suo felpone verde militare.
Everyone thinks that we're perfect, please don't let them look through the curtains.
La voce di Melanie riempiva il vuoto che in quel momento c'era nella sua mente, tutta l'euforia era lentamente scivolata nella stanchezza, dopotutto erano appena le sei di mattina e lei stava gironzolando da almeno mezz'ora per le strade di Napoli che si stava svegliando proprio in quei minuti.
Quando finalmente intravide la stazione in lontananza alzò le braccia in segno di vittoria e lanciando un urletto sommesso, che subito dopo si trasformò in uno sbadiglio. I pochi passanti la guardavano storto, come se fosse una pazza, una da evitare. E forse lo era anche. No, non era pazza. Era solo innamorata.
Oltrepassò le grandi porte di vetro e si sorprese che, nonostante l'ora, la stazione fosse gremita di persone con valigie e zaini camminare velocemente, tra chi usciva, chi entrava e chi correva verso il suo binario.
Cacciò fuori gli unici soldi che aveva, i suoi pochi risparmi, e, con dispiacere, constatò che le sarebbero rimasti solo 10€.
Dopo aver preso il biglietto Napoli-Milano più economico si sedette su una delle sedie in metallo grigio scuro, vicino a un signore che trafficava col cellulare.
Alla fine non era molto da aspettare, pensò, il suo treno sarebbe arrivato solo alle 07:30.
Allungò le gambe sul di fronte a lei, e, non appena socchiuse gli occhi, crollò lì, in stazione, in un sonno profondo. Alla fine la stanchezza l'aveva vinta.
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Sbattè ripetutamente le palpebre, chiedendosi dove si trovasse. Si guardò intorno, e mise a fuoco il maxi schermo appeso al soffitto della struttura.
Strinse gli occhi e lesse cosa c'era scritto.
Treni in arrivo:
Napoli-Milano 07.30 Binario 3
All'improvviso le ritornò in mente tutto, come se fosse svanita un'amnesia temporanea, da quando era scappata di casa a quando si era seduta sulla sedia sulla quale si trovava in quel momento, in attesa del treno.
Con un gesto veloce sfilò il telefono dalla tasca della sua felpa, che in quel momento le faceva quasi caldo, e controllò l'ora.
07:27.
In quegli istanti sentì una voce femminile rimbombare tra le pareti della stazione.
-Il treno Intercity numero 590 per Milano Centrale è in arrivo alle ore 07:30 al binario 3. Allontanarsi dalla linea gialla.-
Scattò in piedi e afferrò lo zaino, partendo di corsa verso le scale che portavano ai binari.
Scalino dopo scalino, il fiatone aumentava sempre di più.
-Merda. Binario 3...binario 3...ma dove cazzo sta!?- mormorava a bassa voce mentre cercava di farsi spazio tra le persone munite di valigie che aspettavano il loro treno.
Sentì un clacson assordante, e si diresse, sempre correndo, da dove proveniva quel rumore, ritrovandosi, così, al terzo binario, appena in tempo per vedere il treno che frenava rumorosamente.
Tirò un lungo sospiro e saltò sul treno, prendendo posto nel suo scompartimento. Ce l'aveva fatta.
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Ehi. Avrete letto lo sclero di prima...beh è stato davvero un duro colpo dover riscrivere il quasi intero capitolo...come vedete l'ho diviso in due parti perché altrimenti veniva davvero troppo troppo lungo. Sapete che domani forse vado a Napoli?😍Non ci sono mai stata!
Volevo ringraziarvi di cuore per le 7000 letture e 1500 stelline❤Siamo arrivati anche a questo fantastico traguardo, che non mi sarei mai aspettata di raggiungere, insieme❤La scrittrice, e i lettori✨Grazie davvero e scusate se sembro noiosa a dire ogni volta grazie qua grazie là ma sono davvero felice! Ci rivediamo al prossimo traguardo🙈
