Twenty-Third

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Non so neanche quanto tempo è passato, non ho scuse o motivazioni da dare, solo che ho riscoperto il piacere di scrivere per questi personaggi e ne sono entusiasta.

Non mi sento così da tanto tempo.

Per qualche mese sono riuscito

ad ingannare

quel senso di vuoto

che mi riempie lo stomaco.

Ho ripreso ad uscire di casa,

senza che mia madre mi dovesse forzare,

ma sempre senza una motivazione.

Forse

solo per sentire di nuovo

il calore del sole

sulla pelle,

la morsa gelida del vento

quando si avvicina la fine

di Ottobre

e il brusio di gente che vive

che si finge impegnata

che parla

che urla

che corre

che respira

che cade

che cammina

intorno a me.

E poi,

senza che me ne accorgessi

è successo.

Un giorno come un altro

sono uscito di casa,

ho chiuso la porta di casa

ho camminato lungo il vialetto di casa

ho continuato a camminare

seguendo gli incroci

e le curve

dei marciapiedi vicino casa,

ho infilato le mani nelle tasche

dei miei jeans preferiti

ho osservato stormi

di foglie gialle

marroni

arancioni

rosse

danzarmi attorno

sospinte dal vento

e tu non c'eri più.

E il freddo non era freddo perché non c'erano
le tue braccia a stringermi

e le foglie non cadevano perché era ormai passata l'estate

e loro erano state verdi anche se tu non le avevi viste

e il parco non era vuoto perché tu non eri lì

e le mie mani non erano nelle mie tasche

perché non erano intrecciate alle tue

e la nostra panchina

era semplicemente una panchina

di legno

intagliata da chiavi

che non erano state solo le tue

ma di centinaia di altre persone

prima

e  dopo

di te.

-Sempre tuo, Michael

Always Yours, Michael // 5sos (3)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora