Sofferente e stanco delle continue offese che gli uomini Gli recano, Dio decide eccezionalmente di farsi intervistare, nella speranza di poter recuperare quel rapporto che un tempo aveva con gli uomini. Tameto, giovane giornalista, un giorno riceve...
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Silenzio.
"MA NOI, COSA SIAMO!?" strillò per la sesta volta Tameto fra i denti, con gli occhi sgranati, la bocca socchiusa ed i pugni raggomitolati, con i pollici delle mani che premevano fortemente sulle dita ormai violacee.
Silenzio.
"Alcune volte sarò sembrato arrogante con le mie domande e le mie interruzioni, lo so... lo so. Lo so! Ma.." continuò Tameto, con uno sguardo simile a quello del pistolero che si rende conto solo alla fine di aver puntato contro l'avversario, per tutta la discussione antecedente al duello, una gran bella pistola, sì: ma scarica. Priva di pallottole.
Silenzio.
Dio non aveva mai impiegato molto tempo per rispondere alle domande di Tameto. Quando aveva insistito con le richieste, Lui lo aveva sempre soddisfatto pressoché immediatamente. Eppure, stavolta Tameto aveva atteso molto più a lungo. Ed Aveva domandato con insistenza, molto più a lungo.
"Dove.. dove sei finito?! E'... è la sesta volta che ti pongo la domanda! Dio! Dio, dove sei finito?!" continuò invano. "Ma soprattutto, dove sono..?"
Tameto era sempre più consapevole di essere stato ormai lasciato solo. Completamente. Il perché, non avrebbe saputo spiegarselo. O meglio: dopo la quarta volta che aveva posto la domanda, Tameto aveva intuito che forse Lui non avrebbe risposto. Ma non credeva che avrebbe smesso di sentire del tutto la voce di Dio. Del resto, pure altre volte Lui sembrava scomparso, ed invece era sempre intervenuto al momento giusto. Quando involontariamente si rimane soli, completamente soli, il miglior amico di sé stessi è la nostra stessa persona. Volenti o nolenti. E se a ciò non si è abituati, poco male: le carte oramai vanno scoperte, la nostra personalità va esaminata. Faccia a faccia. Ma è dal baratro più profondo che si trova spesso e volentieri la forza per risalire, per ricominciare. O per notare cose che mai avevamo notato prima.
"Già" -pensò fra sé- "Dove.. dove sono?"
Tameto iniziò a guardarsi attorno. Fin dall'inizio di questa intervista, non si era mai veramente concentrato su dove si trovasse. Tutto ciò che aveva fatto, era stato scrivere su di un taccuino ciò che Dio gli aveva detto. E quel taccuino, se lo era ritrovato fra le mani, così come la penna. Solo in alcune occasioni Tameto si era limitato a chiedere direttamente a Lui dove si trovasse, aspettandosi una risposta.
"N-non riesco... non... non riesco a vedere...".
Tameto iniziò ad osservare prima attorno a sé, poi sempre più in lontananza. Tuttavia, non riusciva a distinguere niente. Era come miope, con una vista fortemente affaticata. Era come se una sorta di pàtina invisibile gli ostacolasse la vista: non riusciva a distinguere forme, colori, figure. Vedeva tutto distorto. Era una sensazione simile a quando beveva qualche bicchiere di troppo: anche se poteva vedere, in realtà non si rendeva più conto di ciò che aveva attorno a sé. Eppure, si trovava fin dall'inizio in questa situazione. Concentrato a domandare, a scrivere ed a riflettere, Tameto non si era mai veramente preoccupato di vedere cosa ci fosse attorno a sé, né tantomeno di comprendere cosa lo circondasse.