Marco scappava da un tempo lunghissimo a suo parere. Ormai doveva essere lontano dalla guerra, ma lui non scappava solo da quella. Scappava dalle sue paure, da i suoi sensi di colpa, Marco stava scappando da se stesso. La città si fece buia. Marco si appoggiò sul muro di una vecchia casa. Riprese fiato ansimando dalla lunga corsa e tirò nuovamente fuori dalla sua tasca quel foglietto spiegazzato. Una lacrima gli pulì la guancia. Lasciò cadere la pistola con un colpo secco che rimbombò tra i cassonetti e i lampioni di quel vicolo buio. Si sette su un cumulo di detriti e aprì il foglio. L'inchiostro blu della penna delle medie tacciava parole e pensieri. Il respiro di Marco si fece angosciato fino a trasformarsi in un singhiozzo. Il cuore gli si strinse in una morsa e le sue preoccupazioni gli si bloccarono in gola. Un'altra lacrima gli solcò il volto. Le sue mani rovinate dalla sua corta vita tremavano mentre la mente e gli occhi leggevano le parole dell'unica persona al mondo che era stato capace di amare. Odio, odio e solo odio gli scorrevano nelle vene. La guerra se l'era portata via. Perché? I suoi sorrisi rischiaravano i volti più del sole di giugno a picco sul mare. Lei era.. era bellissima. Unica. Era tutto e lo era sempre stata. E poi sono venuti Loro. In nome di una falsa religione hanno creato il panico. E lei? Lei ha deciso di mettersi tra un proiettile e la sua vita. Colpita da un colpo vagante durante una manifestazione. Morta tra silenzio delle granate. Perché se il suo cuore non batteva più, tutto l'universo non aveva diritto a fare rumore. Marco richiuse la lettera. La guerra. Il modo di uccidere per avidità più diffuso tra l'umanità. La storia insegna solo a chi la sa ascoltare. La coerenza è un arte che si è persa. E la guerra rimane. Marco riprese in mano la pistola e si incamminò verso la fine della via in cui si era fermato. Le luci delle esplosioni rischiaravano la notte in un giorno perenne. Un eterno supplizio a cui solo la morte metteva fine. Marco avanzò tra i cadaveri noncurante. Aveva ucciso. Aveva condannato all'eterno riposo più di una persona. Se se ne pentiva? Ovvio. Ma la guerra non perdona. Marco continuava ad avanzare tra la morte. Prese la pistola e iniziò a sparare. Stava in piedi tra i cadaveri e i corpi sanguinanti. Davanti a lui c'era il nemico. Dietro di lui c'era una città buia e vuota. Marco voleva morire. Non se ne faceva niente di una vita dedicata alla guerra. Corse più forte che poteva davanti a lui. Corse nella stessa direzione da cui venivano i proiettili, corse verso la morte. Le braccia aperte e la pistola ormai scarica in aria. Si fece largo tra le esplosioni e i proiettili. Tutti lo guardavano, i feriti, a terra, i soccorritori che li medicavano, i senza paura che sparavano, ma nessuno fece niente per lui. Marco corse dritto davanti a se fino a quando non sentì più niente, e stramazzò a terra come altri milioni di persone prima di lui, che avevano smesso di lottare una guerra che non era la loro.
Ciao a quei pochi che mi stanno leggendo, volevo solo cambiare un po' le cose perché sinceramente non ce la faccio a pubblicare un capitolo al giorno quindi pubblicherò i capitoli solo quando il capitolo precedente raggiungerà le 11 visualizzazioni. Grazie 🙃😉
Uno_fra_tanti
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Storie brevi
ContoMorte, amore e dolore saranno protagoniste, ma in questa raccolta di storie brevi troverete un po' tutti gli argomenti. Spero vi piacciano.
