Sfreccia tra le strade deserte della città che ormai dorme. È buio, le poche stelle che si vedrebbero nel cielo di Roma sono coperte dalle nuvole troppo fitte per una notte serena.
"Morirei per un tuo solo sguardo, amabile follia"
La scritta nera sul muro bianco è perfetta, non si conosce il colpevole ma tutti giurano di essere stati loro. Tutti dedicano quelle parole a qualcuno. Lui no, lui non le ha mai dedicate a nessuno. Neanche ora, che corre senza una meta precisa, pensa a lei, che non risponde più, lei che sicuramente dorme come tutti gli altri. Il contachilometri segna 200 ma lui non si da un limite, va oltre. Si sente libero e osserva sicuro la strada davanti a se.
Ferma di colpo la sua Honda nera, il piede destro tocca l'asfalto mentre il sinistro fa scendere il cavalletto, si leva il casco e inspira forte l'odore del mare. Trattiene il respiro gonfiando i polmoni più che può. Si sistema il giubbotto che il vento aveva stropicciato così come i capelli. Si toglie le Adidas e le poggia vicino alla ruota. Scende lungo la spiaggia, i granelli freddi si incastrano tra le dita dei piedi, la sabbia è umida, si appiccica alle caviglie e ai jeans. Si siede lungo il bagnasciuga incurante del fatto che si bagnerà, si accende una sigaretta e osserva le onde morire e rinascere senza tanta compassione.
Nicolò era fatto così, amava stare solo, nonostante tutti pensassero fosse una persona sicura di se con i modi di fare da duro che aveva ma era il contrario era insicuro e infelice. Aveva un bel sorriso ma pochi avevano avuto il piacere di conoscerlo. Fuma lentamente gustando ogni tiro, era quasi l'alba e aveva terribilmente voglia di conoscerla più affondo. Non sapeva nulla di lei, eppure qualcosa di speciale la rendeva così diversa da tutte le altre.
"Ancora non ho capito per quale motivo ci devi andare"
Elisa sfoglia il giornale, seduta sul letto con il pigiama addosso nonostante fosse sabato "perché mi ha invitato e io sono una persona gentile" mi fissa con un sopracciglio alzato "si ma perché?" Sbuffo mentre mi tolgo la minigonna nera "perché vuole farmi conoscere i suoi amici" mi infilo i jeans chiari strappati sulle ginocchia "e tu hai bisogno di conoscere questi amici?" Scuoto la testa maledicendola per tutte queste domande insensate "si visto che tu mi lascerai" le strappo il giornale di mano e le passo il libro di biologia "ora studia che mercoledì hai il test" sbuffa e si sdraia a pancia in giù cercando il capitolo giusto le bacio la fronte ed esco dalla camera senza ricevere saluto.
Spingo la vetrata del locale e sento le urla di Tommaso contro il cuoco. Alessandro ride mentre beve il suo caffè, mi fa un cenno di capo e l'odore di bruciato mi invade le narici "che succede?" Il biondo ghigna mentre mi passa una tazzina bollente "Ismaele ha di nuovo dimenticato il forno acceso" sorrido anche io mentre vedo arrivare Tommaso che scuote la testa imprecando al nulla "come mai questo trucco?" Abbasso lo sguardo, i miei colleghi non sono abituati a vedermi così femminile "dopo vado ad una festa" Tommaso mi sorride "stai bene" arrossisco e inizio il mio lavoro.
Le ore scorrono veloci, è un sabato tranquillo, piatto. Sarà il tempo, sarà che stasera gioca la Roma e noi siamo l'unico ristorante che non trasmette le partite ma è tutto così calmo è pacifico.
La porta si apre bruscamente è un gruppo di ragazzi chiedono un tavolo, Alessandro butta gli occhi al cielo, capisce che sono ubriachi e che la partita è appena finita. Qualcuno scherza sul fatto che non vogliono essere serviti da Tommaso ma solo da me, lui ignora, e continua a fare il suo lavoro mandandomi dietro il banco vicino al barman.
È vantaggioso lavorare con solo uomini quando il tuo aspetto è gentile e bambinesco. Hanno questo senso di protezione verso i mie confronti spesso anche troppo nauseante. Asciugo i bicchieri mentre Alessandro prepara le bevande per la tavolata. Gli osservo, sono giovani e ubriachi, continuano a prendersi in giro. Un ragazzo che ho già visto da qualche parte mi fissa, ha gli occhi chiari e i capelli ricci. Non è molto alto, mi sorride. Stringo le labbra e provo a ricambiare in modo professionale. Quando indosso questa divisa devo, nella vita di tutti i giorni avrei ignorato altamente il suo gesto.
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Qualcosa In Cui Credere
FanfictionLe parole scivolano come armi taglienti, troppo anche per chi al dolore è abituato. Arrivano fino in fondo, nell'abisso della tua anima, quella parte di te che non mostri a nessuno per vergogna. Neanche a te stesso.
