«Sharon, per favore. Non farmi sentire in colpa, sono stato chiaro dall'inizio...»
Sentii i battenti di una finestra aprirsi. Non erano della mia, però.
Mi alzai in piedi con un dolore lancinante al coccige per la posizione scomoda. Sgranai gli occhi ancora appannati dalle lacrime.
C'era un ragazzo affacciato all'altra finestra. Si accigliò e spalancò la bocca.
«Non sei Sharon.» constatò.
Scossi la testa e l'osservai. Era a torno nudo, potevo scorgere la sua figura solo fino al bordo dei boxer neri che indossava. Mi incantai dinanzi alla sua fila di addominali scolpiti nel marmo, tanto che dimenticai per un istante la mia agonia.
«Non ti conosco.» disse.
Cessai di contemplarlo e per la prima volta lo guardai in faccia.
Mi incantai di nuovo.
«Io sono Benedetta, sono la nuova inquilina. Tu chi sei?»
Sul suo volto si allargò un sorriso bianchissimo e contagioso. Mi ritrovai a ridere come un'ebete dietro a lui.
«Mi chiamo Marco.» si presentò e allungò verso di me una mano. Mi sporsi dalla finestra e l'afferrai.
Aveva gli occhi castani e luminosi, sembrava avesse rubato due raggi al sole.
Si passò una mano nei capelli con fare imbarazzato. Poi mi sorrise di nuovo e forse mi cadde un po' di bava a terra, oltre alle lacrime ovviamente.
Aveva anche i capelli castani, con alcuni riflessi color miele. Era abbronzato e trasmetteva allegria, se l'estate avesse avuto un volto, gli avrei dato il suo.
«Perché pensavi che fossi Sharon?» domandai.
Lo avevo colto alla sprovvista, rise per nascondere il disagio e io sbavai un altro po'.
«Beh... ecco... Te lo dico io, ma tanto lo avresti saputo dalle tue coinquiline prima o poi...»
Ero tutt'orecchi.
«Io e Sharon abbiamo avuto una specie di relazione. Nulla di serio. Siamo stati assieme un paio di volte, a letto intendo, ma lei è convinta che ci sia altro tra noi. Le ho detto che non provavo nulla per lei e da allora viene sempre nella tua stanza a fare la passerella mezza nuda con la scusa della doccia...»
'Fantastico, un Casanova come vicino di finestra.'
«Della serie 'guarda che ti stai perdendo'» mimò delle virgolette con le dita.
Non conoscevo Sharon, ma dal nostro incontro mi sembrava tipo da fare quelle cose, se non peggio.
«Ogni tanto, quando capisce che non me ne importa davvero nulla di lei, inizia a fare la pazza, a gridare, a piangere, a lanciarmi cose. Sono stato costretto a chiudere i battenti della finestra o avrei rischiato di vedermi il naso fracassato da qualche oggetto contundente.»
Mi scappò un piccolo sorriso.
«E tu perché non le tiri addosso un paio di pomodori ammuffiti?» suggerii.
«Non potrei mai, già mi sento in colpa per questa situazione, figuriamoci rispondere alle sue provocazioni. Chiudo la finestra e via.»
Aveva l'aria di essere davvero dispiaciuto. Si mordicchiava nervosamente il labbro e sospirava con rammarico.
«Non mi sarei voluto mai mettere in questa situazione, ma Sharon era... comodo.»
Lo guardai interrogativa e lui colse la domanda implicita.
«Nel senso che ci mettevo un attimo a farla entrare in camera mia.»
Indicò lo spazio che separava le nostre finestre. Era piccolissimo, nemmeno mezzo metro.
«Aspetta, mi stai dicendo che Sharon scavalcava e faceva irruzione da te? Siamo a un quinto piano!» strillai.
Marco scoppiò a ridere e si poggiò allo stipite della finestra.
«Lo so. Ma la distanza è ridotta, rischi poco nulla.»
«Voi due siete matti!»
Al topo che si chiamava Formica, dovetti aggiungere un vicino in grado di farmi ovulare solo sorridendo e per di più poco sano di testa. Potevano cadere giù!
«Se non sono indiscreto, perché stavi piangendo?» domandò.
Non mi piacevano i curiosi come lui e soprattutto non ero dell'umore per sbandierare i fatti miei ad un estraneo, ma il suo tono garbato mi indusse a confidarmi il necessario.
«Sono una studentessa di fisioterapia, sono al terzo anno, dovrei laurearmi a luglio prossimo. Ho avuto dei problemi in famiglia e sono stata costretta a trasferirmi da Milano a Roma e quindi proseguire qui gli studi. Quando ho deciso di prendere in affitto una stanza in questo appartamento non credevo di trovarmi in una discarica abusiva al quinto piano di un palazzo prossimo al crollo. E sai la fregatura più grande qual è? È...»
Poi lo vidi. All'improvviso. Alle sue spalle.
«NOOOO!!!» urlai e scoppiai a piangere di nuovo.
Marco sobbalzò ed entrò nel panico.
«Che è successo? Che ho fatto?»
«Lui! È lì!» singhiozzai indicandolo.
Marco di voltò seguendo la direzione del mio indice smaltato di rosso.
«Il... Colosseo?» tentò allibito.
«Sì!»
Oltre le spalle di Marco c'era un'enorme camera da letto e, diametralmente opposta alla finestra a cui era affacciato, c'era una porta-finestra che dava sul Colosseo.
L'appartamento vista Colosseo non esisteva. Esisteva una stanza con vista sulla finestra di una stanza il cui balcone affacciava sul Colosseo. La mia finestra dava su una finestra che dava su una porta-finestra che dava su un maledettissimo Colosseo.
La padrona di casa mi aveva ingannato di nuovo; avrei potuto segnalarla sul sito, farle una pessima recensione, diffamarla senza precedenti, ma non ne avrei tratto guadagno. Era una strega e, se me la fossi messa contro, allora me l'avrebbe fatta pagare in qualche modo; potevo già immaginarla mentre mi aumentava il prezzo dell'affitto per puro sfregio. Dovevo rimanere in silenzio e subire perché, se me ne fossi andata di lì, non avrei saputo dove trovare un'altra stanza al centro di Roma a un prezzo così basso. Ero costretta a ingoiare il boccone amaro e ammirare l'Anfiteatro Flavio tramite la casa di un altro.
Spiegai velocemente la situazione a Marco che parve seriamente dispiaciuto.
«Se prometti di non scagliarmi nulla addosso come Sharon, posso tenere la finestra sempre aperta. Potrai vedere il Colosseo lo stesso.» propose accorato.
«Promesso.» dissi, asciugando gli occhi.
Marco mi guardò intensamente e poi sorrise di nuovo. La sua allegria era contagiosa, mi fece dimenticare per un istante la serie di disgrazie che gravava sulle mie spalle.
«È stato un piacere conoscerti, ma ora devo andare a lavoro.»
«Anche io devo andare, ho una stanza da pulire.»
Stava per inoltrarsi nel suo appartamento ma, prima di sparire dalla mia visuale, si voltò titubante.
«Benedetta... Davvero non sai chi sono io?» chiese.
Aggrottai le sopracciglia e arricciai le labbra.
'È una domanda a trabocchetto'
«Perché? Chi sei? Devo preoccuparmi? Guarda che se hai intenzione di derubarmi chiudo la finestra, non me ne importa nulla del Colosseo eh!» dissi sulla difensiva.
Quella domanda mi aveva messo in crisi.
Marco scoppiò a ridere e scosse la testa.
«Non sono nessuno. Sono solo il tuo vicino di finestra.»
Sono aperte le scommesse. Chi potrà mai essere Marco? 😎😎😎😎
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Camera vista Colosseo
Chick-LitSE LA SFORTUNA TI BACIA, TU MORDILE LA LINGUA! Storia adatta a chi: - Non conosce gioie - È sempre al verde - Crede nel potere terapeutico degli addominali Camera vista Colosseo è disponibile SOLO su Amazon sia in versione eBook sia in versione cart...
