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dimenticare non fa male è tutto quello che vorrei fare.
seppellire tra la sabbia il giorno in cui nacqui ㅡ c'era la neve alta fino al ginocchio ㅡ mi gelano i piedi scalpito per farmi spazio e far calore.
bruciare come foglie secche al sole i ricordi persi, morti, morsi sulla pelle, tagli sulle costole, labbra spaccate per non essere mai abbastanza.
raccontare la mia storia a chi oro ne saprà trarre ㅡ raccoglierà fra le mie carni stanche ogni attimo che io ho lasciato cadere per sbaglio, inutile inusato insulso, vuoto.
regalerò i miei occhi a chi mai ne ha avuti, cosicché veda quel che ho visto quel che non ho visto quel che ho fatto finta di non vedere. strapperò via i bulbi dalle orbite, vuoti e vitrei, bianchi come la paura ㅡ le gambe che tremano, la morte che ti soffoca, la vita che si sgretola, la neve ㅡ neri come un muro, la notte, le stelle.
scivolare via come onde sulla spiaggia, infrangermi come acqua molle contro gli scogli, i ricordi battuti dal vento, portati al largo: qualcuno li troverà in una bottiglia troppo piccola.
(soffocare con l'aria avendo la sensazione di volare controvento, non respiro).
vomitare quel che resta, ché a tenerlo dentro più non riesco e allora si accumulano le parole sulla carta gialla disordinate in corsivo perché ho una pessima grafia. piangere i giorni andati male ㅡ ricordi ristagnanti nella bile ㅡ bocca arsa memoria sparsa.
viaggiare lontano ché in 'sto posto io sto stretta; cambiare ㅡ oppure no ritorno o forse no poi mi pento e tanto torno da te e sui miei passi incapace di tracciarmi una nuova strada, calcagno davanti alle dita e così avanti per ogni giorno che vedo nascere.
seppellire tra le stelle ogni promessa che ho fatto e non ho fatto, ridurre a un punto tutto il male: un neo sulla pelle nel punto sbagliato.
tagliare il cielo a pezzi e nascondermi tra le sue cicatrici, la pelle bruciata dal sole, le mani sudano e il cuore non batte più.
scrivere di una vita migliore e non so se ho più le parole; sai, volevo scrivere canzoni, non volevo raccontare vite. son nata che avevo un sogno nell'armadio nascosto tra i vestiti neri (e rosa e arancio) e poi ho dimenticato pure quello: a volte credo sia stato meglio così.
rinchiudere in una scatola ogni parola e passione le notti che durano tre ore e le emicranie provocate dal gelato.
vorrei aver avuto le parole giuste quando servivano, ché ora strabordano e non so dove metterle.
volevo nascere d'estate e vivere col mare sotto gli occhi. volevo una collana di conchiglie ma nessuno me l'ha comprata. volevo vivere nel cielo illudendomi d'essere una stella. volevo vedere con occhi nuovi il mondo ma avevo dimenticato gli occhiali.
volevo scrivere canzoni ma tutto ciò che son riuscita a fare era questo.
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n.d.a. no, non sono brava a scrivere poesie e questa roba non è una poesia. sarebbe un insulto alla vera poesia. se cercate della poesia vera allora potete pure uscire da questa storia. questo possiamo chiamarlo un esperimento, se volete. non è una cosa che posso spiegare in quanto è una metafora nella metafora. era semplicemente una cosa che avevo bisogno di scrivere. magari poi, un giorno mi verrà l'illuminazione e cambierò pure il titolo. (non avete idea dell'ansia nel pubblicare questa roba.)
dedicato alla persona che ero e che sono stata, alla persona che sono oggi. dedicato a chi sarò, se pure sarò.