narciso regalò erba fumaria a eco.

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hallucinating - elohim
nei media.

scrivo per distinguermi dal caos dei miei pensieri. 

mi perdo in un bicchiere di vino rosso mentre ti guardo perdere sangue davanti ai miei occhi: dovrei segnarmi la data della tua morte. così forse ti porterò dei fiori sulla tua tomba, li incastrerò tra le lettere dorate scritte sulla tua lapide per vederli appassire insieme alle tue carni. poi mi ricorderò che tu odi i fiori e allora li lascerò sul cruscotto della macchina, incapace di buttarli via. (un vero peccato, perché ti avevo comprato dei narcisi, ma tu, probabilmente, non sai manco che fiori sono).
mi perdo nelle mie stesse parole, ma è come buttarle al vento, perché tu non mi ascolti mai. (a volte dici che parlo troppo e vorresti strapparmi la lingua, e io faccio finta di offendermi, ma in realtà hai ragione: parlo troppo e non mi fermo mai).
mi perdo dietro a una sigaretta mentre tu guardi la tua vita andare in fumo, stai piangendo ma non vuoi ammetterlo, e allora dai la colpa a me e dici che il fumo ti fa bruciare gli occhi. allora io spengo la sigaretta ma non spengo i miei pensieri che continuano a bruciarmi le pareti cerebrali. ti vedo, sgretolarti davanti ai miei occhi, ridere nascondendo le lacrime, senza capire che sei patetica, assolutamente ridicola,
frivola,
una briciola
trasportata via dal vento.
piango e non lo so che cazzo mi prende, perché penso ancora a te, non capisco mai quanto tempo ho sprecato per te per poi ricevere solo un pugno in faccia. aggiungo altro vino rosso al mio bicchiere sbeccato, e ancora ti guardo maledire tua madre, senza capire che la colpa è tua e solamente tua.
mi dici che vuoi essere aiutata e quando cerco di aiutarti mi dai un calcio.
allora ti lancio la bottiglia di vino (e questa si spacca e il vino si rovescia e tu ti tagli i polpastrelli e le piante dei piedi coi cocci di vetro).
bestemmio e tu continui a lamentarti, sono così stufa di te che ti ammazzerei, se non fosse che la radice dell'amore ha ingarbugliato il mio stomaco con il cuore. sono ubriaca e poi vomito. mi schizza il cuore fuori dal corpo, ho combinato un disastro.
ad essere sincera vorrei cancellare ogni mia traccia, ovunque io ne abbia lasciate, non resisto col rimpianto delle giornate masticate. vorrei dire tutto a mia madre, chiamarla al telefono e chiederle se mi porta ai concerti, se mi prepara una torta, se mi accompagna in chiesa, se mi ama ancora, se mi da un abbraccio, se è arrabbiata o delusa, vorrei dirle che ho sbagliato troppe volte e questo mi fa piangere la notte (vorrei chiederle se li sente, i miei singhiozzi).
vorrei soffocarmi con un cuscino mentre a te, ti vorrei vedere dormire, perché dopotutto sei bella quando sei tranquilla. mi dici che "a te ti" non si può dire ma io lo dico lo stesso, perché mi piace come suona. poi da quando sei tu che correggi l'italiano? a scuola avevi tre, te lo ricordi? mi vorresti strappare i capelli dalla testa, forse a me starebbe anche bene perché quando li asciugo dopo averli lavati si gonfiano e li odio, ma poi li amo perché sono belli e me lo dicono tutti che lo sono quindi ho finito per crederci. ecco, il mio problema è che parlo troppo e mi dilungo in dettagli inutili, e in più non apprezzo mai le cose che ho. voglio le cose che non ho, finendo per stancarmi anche di quelle. mi sento in colpa per ogni cosa che ho comprato e poi non ho usata (e ripenso a quel giochino di legno e al lucidalabbra da sette euro e novantacinque che poi è uguale a quell'altro di due euro).
mi viene da strapparmi a morsi la pelle, a volte. odio essere nuda e ancora di più odio il sentirmi nuda, che è diverso, ma comunque odio il mio corpo. invidio un po' chiunque, a non essere me, ma in realtà mi sto bene così, sono solo drammatica. alle sette di sera io mi piango già addosso, forse mi serve una boccata d'aria, poi esco e cammino e il mal di testa sembra calmarsi, schiavo di un tramonto che non sono riuscita a fotografare. sono figlia di un vento freddo mentre tu te ne stai accasciata sul pavimento in preda agli spasmi e non so perché ma mi guardi. mi nascondo nella cassa armonica di una chitarra, i miei demoni dietro una penna.
amo i fiori ma tu mi disprezzi per questo, amo anche i colori e le righe orizzontali ma tu dici che mi fanno grassa e poi io ti rispondo che grassa lo sono già. odio vestirmi abbinando pantaloni e maglietta, odio uscire senza calzini e amo le felpe più grandi di me.
mi prendi in giro perché cambio scarpe ogni tanto, perché tu mi credi una persona abitudinaria e quindi ti sei abituata alle mie vans rosse. boh, ti guardo e ti disprezzo. mi ero ripromessa che non avrei più parlato di te, né ti avrei pensato ma invece sei in ogni parola che dico.
sono egocentrica, e lo sei anche tu, per questo le nostre personalità si completano come due pezzi di puzzle rotti, come una bottiglia spaccata per terra. cosa succede, quando mi vedi?  perché te ne vai in giro in bicicletta anche se piove, non mangi per giorni e con l'ansia che hai potresti riempire una stanza. non ti conosco più. non l'ho mai fatto. e quando ti vedo non mi abbracci più, quel bacio sulla guancia che mi davi mi è sempre apparso come una finzione, perché le tue labbra sono di plastica come lo sono i tuoi sogni.
mi chiedo spesso, come mai chi non dà niente riceve tanto e chi dà tanto non riceve niente in cambio? cosa siamo noi, se non un monotono monologo di un pazzo ubriaco, siamo parole vuote sputate sull'erba sintetica. mi sei rimasta fra i denti come un pezzo di insalata - pure se tu, sul mio stomaco, sei pesante quanto tre bombe. se potessi non essere me vorrei essere un uccello per scappare da 'sto mondo.
mi rendo conto di essere solo aria.
a guardarmi così spesso indietro m'è venuto un torcicollo che neanche t'immagini.
volevo dirti tante cose ma poi non so che dire, mi muoiono le parole sulla lingua, impastate di saliva. quante volte ho finto di essere chi non ero, mi sono specchiata in troppi occhi verdi e neri. non volevo piangere e invece l'ho fatto, però tu non ci sei e non lo sai ㅡ meglio così, perché se mi avessi visto in questo stato saresti scappato.
parlo di troppe persone tutte assieme e anche i miei pensieri si confondono e tutti i nomi vanno assieme fino a fondersi e allora non c'è più nessun loro né un tu. ci sono solo io.
mi sento sola e navigo nel mio mare di dubbi e paranoie che mi sbattono contro gli scogli della mia mente come in una tempesta.
vorrei parlare per ore, ma la mia voce stanca, abita le tue orecchie come un tarlo. parlare a te di te con te, perché mi vivi dentro e non posso fare a meno del tuo odore, che culla i miei sogni pure se sei lontana da me.

a volte sei un angelo in mezzo al cielo e mi pendi davanti agli occhi con le tue ali di cera; mi hai sostenuto nel dolore e nella gioia e non posso neanche immaginare una vita senza te.

tu stai sempre sdraiata sul tappeto, così tanto che ormai la tua pelle s'è fusa insieme al suo tessuto colorato - non riuscirei a distinguere l'una dall'altra. ma ti rendi conto, che hai fatto parte della mia vita per tanto tempo e ora già mi hai dimenticato, e sono diventata io stessa polvere accantonata sotto quel tuo tappeto di epidermide. non dà le vertigini anche a te, la velocità con cui mi sono trasformata in un ricordo lontano? siamo state distruzione e niente più.

un fiore mi ha accompagnato per tre anni, i petali son caduti molte volte e altrettante io l'ho stretto fra le mani, così docile che a strappargli la vita da dentro non mi ci sarebbe voluto niente. camminavo tra i binari di un treno in tua compagnia, in equilibrio tra gli aghi di siringa, scrivendo sui muri che la nostra non era una vita facile né libera. mi abbracciavi, a volte, e io sparivo nel tuo nero assoluto. mi sei entrata nella pelle come un tatuaggio fatto con la china.

siamo così simili e diverse che non trovarci è impossibile, vita e morte assieme, bianco e nero. mi spingi da dietro a continuare a credere nei miei sogni, allora li appendo con delle mollette ai fili sospesi dell'alta corrente, così quando alzo la testa li vedo, li vedo e li ricordo, uno ad uno. ché se perdessi i miei sogni sarei vuota, come te, diventeremmo esattamente uguali.

sei così bimbo e allo stesso tempo così uomo che mi confondi, mi confondi quando scrivi in greco antico con la matita rossa sui foglietti, mi confondi quando parli e la tua voce acuta mi penetra il cervello. hai una sola camicia ed è rosa pastello, come i fiori, come i fiocchi e le mie urla. mi confondi quando mi parli e mi confondo quando ti rispondo, perché ormai non so più chi sono e cosa voglio. tu sai aiutarmi?
hai toccato con le tue dita sottili un vecchio lato di me in un modo che non avevo mai visto. mi gira la testa così tanto da vivere sottosopra.

irraggiungibile come una musa ispiratrice, sei acqua che cade sul finestrino della mia macchina. sei lontana come una stella, ma quando sorridi lo sei un po' meno. quattrocento giorni ti bastano per pensarmi almeno una volta? il mio nome detto da te non lo sento più mio. sono anonima quando ti parlo ma tu ridi comunque e mi scaldi lo stomaco.
ah, mi manchi come l'aria dopo un'immersione nel profondo mare dei sentimenti.

tre settimane e fra le tue mani ci abito, la gomma da masticare alla menta ha lasciato dei segni bianchi ai lati della tua bocca e fra le tue gengive.
sei tutto e niente e lo sei stato sempre.
sei giallo come l'insegna a neon di quel negozio turco vicino alla fermata dell'autobus, sei antico come le pagine dei libri che ti piacciono, e con le dita tremanti sfogli tutte quelle del dizionario italiano.

ho lasciato andare via un pezzo di me.
ho spezzato ogni cordone ombelicale e mi va benissimo così, aleggio per le strade di casa mia, al buio, e se mi guardo allo specchio non mi riconosco. cosa è rimasto di buono in me?










n.d.a.
magari, per voi, potrebbe non avere molto senso, ma non avete idea quanto personale sia tutto questo per me. sto letteralmente condividendo con voi una parte di me. spero che sappiate accoglierla e custodirla a dovere, come io non ho saputo fare. mi spiace per gli errori grammaticali o di battitura, ma ho troppo timore per rileggere quel che ho scritto e correggerli.

𝗴𝗵𝗼𝘀𝘁𝘀La tua prossima ossessione. Scoprilo ora