3. Head and heart

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Theo difficilmente la notte riusciva a dormire. Dormire nel sedile posteriore del pick-up sembrava diventare sempre piu' scomodo notte dopo notte. Forse per il freddo che gli penetra nelle ossa mentre se ne sta lì immobile a guardare il tettuccio, forse per il poliziotto di turno che bussa al suo finestrino il secondo prima che stia per addormentarsi, forse per l'incubo di sua sorella morta che gli strappa il cuore che s'insinua nel suo subconscio non appena finalmente chiude gli occhi... oppure forse per Liam che puntualmente lo chiama al cellulare ogni volta che nessuna delle ipotesi precedenti si verifica.

E stanotte non è diverso. Theo aveva appena perso sensibilità ai piedi - chiedendosi se i Dottori lo avessero reso in segreto anche in parte abominevole uomo delle nevi, perchè doveva essere ormai essere morto per ipotermia notti fa a quel punto - ma aveva in ogni caso chiuso gli occhi, il tepore che gli rendeva pesanti le palpebre... quando il dannato cellulare squillò. Una, due volte. Theo balzò sul posto, imprecando e afferrandolo. Liam. Di nuovo.

E' vero. Poteva ignorarlo. Poteva spegnerlo. Poteva fare tante cose in effetti, però, Theo ancora si chiedeva perchè, fece quello che aveva fatto tutte le notti precedenti. Rispose.

"Che vuoi stavolta?" chiese bruscamente.

"Ciao anche a te" fece la voce allegra di Liam dall'altro capo del telefono.

"Liam, sono quasi le 2 del mattino"

"Appunto, è l'ora delle streghe, quindi raggiungimi al solito posto"

"Liam, non importa cosa c'è scritto sul tuo pigiama, non sei il Batman di Beacon Hills, e tantomeno io sono il tuo Robin"

"Certo che non sei Robin" rispose Liam leggermente. E Theo pote' giurare di averlo sentito roteare gli occhi. "Sono sempre piu' convinto che tu sia Mr Freeze visto la tua capacità di non morire assiderato, solo perchè sei troppo orgoglioso per accettare ospitalità"

"Non ne parleremo ancora. E non sono Mr Freeze"

"Pinguino?"

"Fottiti"

"Vieni allora?"

Theo sospirò "Dammi cinque minuti, devo prima scongelarmi i piedi"

Sentì Liam ridacchiare prima di riagganciare.

*

"Il solito posto" per Liam era sotto casa sua. Perchè ovviamente Theo doveva fargli anche d'autista a quanto pare. E Theo si stava ancora chiedendo perchè avesse mai accettato di far squadra con Liam, ma sembrò dimenticarsene nel momento esatto in cui Liam sgattaiolò silenziosamente fuori dalla porta d'ingresso, e poi in macchina, salutandolo e porgendogli un bicchiere di plastica enorme pieno di caffe' bollente. "Grazie a Dio" sospirò prendendolo. "Credevo fossi ateo"

"Anch'io credevo tante cose, tipo che tu sapessi distinguere la realtà da un film poliziesco da quattro soldi, ma a quanto pare non è così" Theo ribatte' roteando gli occhi e avviando il motore, con il bicchiere caldo ancora nella mano destra. "Sai che non dobbiamo fare le ronde notturne vero? Non è quello che Scott ci ha chiesto"

Liam scrollò le spalle. "Voglio solo essere sicuro che sia tutto okay. Non voglio che nessun'altro si faccia male" Theo strinse le labbra, voleva dire una cosa ma si trattenne. Liam lo guardò "E comunque perchè continui a venire con me se le trovi così stupide?"

Per assicurarmi che tu non ti faccia male. Pensò, ma non lo disse. Non aveva ancora trovato una spiegazione razionale al quasi bisogno fisico che sentiva di tenere Liam al sicuro, fin dal giorno in cui avevano combattuto insieme i Cavalieri in ospedale. E Theo non era abituato alle incognite, alle variazioni di schema. Lui era lo stronzo egoista, che pensava alla sua sola sopravvivenza, no? Eppure, aveva spesso messo la sua vita in gioco con noncuranza per Liam. Perchè poi? Non aveva ancora una risposta.

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