Stiles non morì cadendo dalla scogliera, perchè mentre precipitava i venti lo avvolsero e rallentarono la sua caduta fino a fermarla completamente, tenendolo sospeso a cinque metri dal suolo.
«Ciao» disse una voce incorporea camuffata dal rumore del vento.
«Ciao?» provò a rispondere Stiles ancora un po' scosso.
«Io sono Zefiro, Dio del vento del ovest...» rispose la voce, prendendo poi una forma quasi fisica, sembrava un fantasma.
Aveva occhi blu cielo e dei capelli ricci che gli ricadevano a ciocche sulla fronte. Aveva un sorriso gentile e dolce e sembrava tanto uno di quei ragazzi che sembrano degli angeli ma che in realtà sono dei furbetti scapestrati.
«...ma puoi chiamarmi Isaac» concluse, rispondendo ai dubbi del ragazzo, su chi fosse il suo salvatore.
«Allora, come ti và?» continuò il ragazzo, provando a rompere il ghiaccio con Stiles che nel frattempo continuava a guardarlo con le sopracciglia corrugate.
«Direi orribilmente male, ma dipende dai punti di vista» rispose infine, riprendendo il suo solito tono.
«Fantastico» gli sorrise il Dio.
«Perché mi hai preso? Sei tu il mostro della profezia?» gli chiese Stiles, per nulla impaurito di sapere la risposta.
«Oh, no assolutamente no» rispose l'altro gesticolando con le mani.
"ah bene" sospirò un po' sollevato, forse era solo passato di lì per caso ed era stato tanto magnanimo da salvargli la vita.
Forse non c'era nessun mostro e lui poteva tornare alla sua vita, o forse poteva approfittarne per scappare e vivere una nuova avventura in qualche terra oltre il mare, chissà.
«Da lui ti ci porto a breve» disse poi il ragazzo, facendo un altro sorriso.
«Cosa?» provò a dire Stiles ma il Dio era già partito e non lo sentì.
«Bene...» disse Isaac, quando smise di salire e stabilizzò il volo. Stiles sentiva freddo per via dell'altitudine.
«...adesso che siamo più stabili posso darti tutte le informazioni di servizio» disse Isaac guardando Stiles.
«Buongiorno gentili passeggeri, oggi il volo sarà breve. Direzione, castello del mio capo.
Il tempo sembra ottimo per volare, probabilmente qualche turbolenza durante l'atterraggio, ma niente di preoccupante» iniziò serio come un messaggio registrato.
«La bestia è il tuo capo?» chiese perplesso Stiles, non riuscendo ad immaginare come un mostro potesse avere dei dipendenti al seguito.
«Si prega, i gentili passeggeri, di tenere allacciate le cinture per tutta la durata del volo e di non sporgesi dai finestrini» concluse con un sorriso.
Poi accelerò di botto, raggiungendo una velocità tale da tenere Stiles schiacciato sul sedile fatto d'aria.
Poco dopo, circa cinque minuti, i due ragazzi atterrarono in una grossa piazza di un palazzo, tappezzata da fiori e piante di ogni genere.
L'aria era completamente invasa da farfalle colorate che svolazzavano allegramente su e giù da un fiore all'altro, succhiando il dolce nettare e riempendosi le zampe di polline.
A circa trenta metri c'era l'entrata di un immenso castello, uno dei più belli e grandi che avesse mai visto.
Non che ne avesse visti tanti, ma sapeva che quello era comunque il migliore di tutti.
«Grazie per aver volato con noi» disse Isaac facendo fluttuare il ragazzo a terra con estrema dolcezza.
«E' stato davvero un piacere averti come passeggero, sei davvero un bellissimo ragazzo» continuò Isaac con un inchino.
«Ma ora sarà meglio che tu vada da lui, ti sta aspettando» disse prima di tornare invisibile con una folata di vento.
«Lui chi?» provò a chiedere Stiles, ma il Dio del vento era già andato via.
Con un certo nervosismo nell'aria, Stiles si avvicinò all'immensa magione bianca che aveva davanti, arrivando sempre più vicino all'ingresso e notando come l'intero castello fosse circondato da giardini e frutteti rigogliosi.
C'erano anche diversi ruscelli, in cui scorreva acqua limpidissima, che dividevano i diversi frutteti. Come una specie di super serra naturale.
Senza contare tutti gli stupendi alberi che si ergevano a difesa delle mura, come una seconda muraglia.
Erano magnifici, lì era tutto magnifico, sembrava il paradiso.
Il ragazzo attraversò le porte dell'ingresso principale ed entrò in un soggiorno con soffitto a pannelli di cedro e avorio, pareti incise a disegni geometrici d'argento e un pavimento a mosaico intarsiato di pietre preziose.
Morbidi divani bianchi erano allineati davanti a un basso tavolo carico di ciotole di frutti prelibati, pane ancora caldo e brocche di limonata ghiacciata. Ci voleva proprio con quel caldo.
"Ma chi ci vive qua?" si chiese Stiles, pensando che quella era solo la prima stanza, chissà com'erano le altre.
Esterrefatto da tutto quello che stava vedendo, la curiosità di Stiles prese il sopravvento. Così iniziò a vagare nel castello, incurante del pericolo che stava correndo.
Quello era pur sempre il castello del mostro.
Nella sua continua sorpresa, Stiles trovò dei cortili anche all'interno, con roseti e fontane abilmente scolpite nel marmo, stanze da letto con la biancheria più pregiata e soffici cuscini candidi.
C'erano anche diverse biblioteche sparse in tutto il castello, strapiene di pergamene, una piscina al coperto, una cucina immensa ricolma di pentolame munita di un forno a legna e argenteria splendente.
C'era praticamente tutto quello che serviva e anche di più in quel castello.
Quella reggia era talmente bella e fornita che rendeva tutti gli altri castelli simili a delle baracche ammuffite e cadenti.
Spinto ancora dalla curiosità, Stiles aprì un cassetto, trovandolo pieno di lingotti d'oro perfettamente messi in fila.
Ne aprì un'altro e vi trovò grossi contenitori pieni di diamanti.
Continuò ad aprire cassetti in tutte le stanze in cui c'erano, trovandoci zaffiri, rubini, smeraldi e ogni altra sorta di pietra preziosa.
C'era talmente tanta ricchezza in quel posto che bastava un solo cassetto per potersi permettere di comprare un'isola con tanto di esercito per difenderla da ogni nemico.
«Chissà chi vive qui?» si chiese Stiles, era domanda retorica.
«Chissà chi possiede tutta questa roba?» disse più triste, consapevole che di solito le persone così ricche e potenti, tanto da avere un Dio al loro servizio, erano anche le più cattive e spregevoli. Non ottieni tutto questo con la gentilezza e la pace, chissà quante persone aveva ucciso, chissà quanto male aveva fatto per ottenere tutte quelle cose.
«Voi, mio signore» rispose una voce maschile con un leggero accenno di accento.
Stiles saltò in aria, facendo cadere un vaso pieno di diamanti a terra, rompendolo, non solo era soprappensiero ma era anche sicuro di essere da solo in quell'immenso castello.
Era lì da quasi un'ora e non aveva incontrato nessuno.
Di colpo un ragazzo tornò visibile davanti i suoi occhi, era piuttosto alto, con la carnagione leggermente scura, i capelli scuri e anche gli occhi scuri. Aveva un sorriso gentile e amichevole anche se la mascella non era proprio dritta.
«Chi sei?» chiese Stiles nervoso.
«Mi spiace di avervi spaventato, padrone Psiche» disse il ragazzo facendo un inchino.
«Stiles» lo corresse il ragazzo, ricevendo un occhiata dubbiosa.
«Chiamami solo Stiles e dammi del tu, ti prego» rispose allora, alla tacita domanda.
«Come volete... cioè, come vuoi tu, Stiles» disse titubante il ragazzo, non capendo se quella era una specie di prova o altro.
«Comunque per rispondere alla domanda di prima, io sono Scott, uno dei vostri servitori.
Ho parlato solo perchè voi avete fatto una domanda, chiedo nuovamente perdono per avervi spaventato» disse ancora, con un altro inchino, il loro Signore doveva proprio essere un mostro se la servitù era così tanto servizievole e sottomessa, come se avesse paura di essere punito con qualcosa ben peggiore della morte stessa.
«Uno dei miei servitori? Non capisco» disse Stiles confuso.
«Questo palazzo è vostro adesso, tutto quello che vede vi appartiene» continuò a spiegare a capo chino.
«Ma... io...» provò ancora Stiles.
«Non vi preoccupate per il vaso mio Signore, ci penserò io a pulire tutto» lo rassicurò Scott con il suo sorriso gentile.
Un gesto della mano e una folata di vento turbinò sui cocci di porcellana, spazzandoli via.
«Noi siamo qui solo per servirla, di qualsiasi cosa abbia bisogno, noi provvederemo a soddisfarla» lo informò il ragazzo.
Lasciando il povero Stiles ancora più basito, era abituato a essere servito da altre persone, ma da spiriti della natura e divinità del vento? Quello mai. La curiosità di conoscere il vero padrone di quel posto stava diventando sempre più opprimente, ormai era diventato un pensiero fisso.
«Vi ho preparato un bagno caldo. Poi se avrete fame, potete usufruire della vostra fornitura personale di cibo, direttamente dal vostro buffet privato, che è in funzione ventiquattr'ore su ventiquattro» continuò a spiegare Scott, lasciando Stiles sempre più a bocca aperta.
«Se vorrete della musica, vi basterà chiederla ad alta voce e i spiriti del vento suoneranno per voi tutte le vostre canzoni preferite, le conoscono a memoria. E quando farà buio vi mostrerò la vostra camera da letto, dove condividerà il letto con suo marito» concluse con un altro inchino.
«Mio marito?!» quasi urlò Stiles, se avesse avuto un bicchiere d'acqua in mano avrebbe sputato tutto addosso a quel ragazzo.
«Sì, mio signore» rispose solo Scott.
E Stiles capì che ci sarebbe voluto molto prima di riuscire a convincere quel ragazzo a chiamarlo solo per nome.
«E chi è mio marito?»
«Il padrone di questa casa»
«Ma chi è il padrone di questa casa?»
«Vostro marito, ovviamente»
A Stiles venne un tic nervoso con quell'ultima risposta.
«Potremmo continuare così fino a domattina, vero?» chiese retorico Stiles.
«Se lo desidera, mio signore. Sono qui per servirla» rispose Scott con un inchino.
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Amore e Psiche ~ Sterek
DragosteChi non ama "Amore e Psiche" di Canova? Eros che stringe fra le braccia la sua amata Psiche per portarla via con sé, i loro sguardi persi gli uni negli altri... Ed è forse con la stessa intensità che Derek ama Stiles... forse anche di più. Decisam...
