Chapter Seven.

57 5 0
                                        

Apro gli occhi qualche secondo dopo e sono costretta a richiuderli, perché le lacrime li inondano.

Harry è già scomparso, la porta è di nuovo chiusa. Evidentemente, sono talmente intontita da non averlo sentito mentre se ne andava.

Sto peggio di prima. Perché l’ha fatto? Cosa significa questo? Quel… Il suo bacio.. E’ stato la cosa più bella che mi sia capitata qui dentro. I brividi prendono possesso di me, mentre fisso il soffitto con lo sguardo vuoto.

“Harry” sussurro tra me e me, sfiorandomi il labbro inferiore con il dito.

Narrator:

Il resto della degenza passò abbastanza in fretta per Samantha, che continuava a crogiolarsi nel ricordo del bacio con Harry. Si sentirono quasi tutti i giorni, ma lei non ebbe mai il coraggio di chiedergli cosa avesse significato, né lui toccò mai l’argomento. Durante le telefonate su Skype, lei tratteneva grandi respiri e poi piangeva per ore, pensando a quanto Harry le mancasse. Da quando lui se n’era andato, i suoi miglioramenti erano rallentati e l’umore di Samantha era meno allegro; a nulla valse l’avere una ragazza come compagna di stanza. Parlarono un sacco e lei si sfogò in parte su ciò che di indefinito provava per Harry, indecisa se definirlo infatuazione o amore. Elizabeth disse che, da come parlava, oscillava tra queste due cose: rise leggermente, spiegandole che a volte sembrava così tenera parlando di lui, mentre altre volte sembrava fosse impossessata dal fuoco. Si accigliava, tutte le volte che Samantha non le permetteva di vedere Harry in videochat né la lasciava leggere da sola i messaggi che lui le scriveva.

Samantha credeva di impazzire, perché Harry non lasciava, come suo solito, trasparire nulla dei suoi sentimenti. Non la chiamava più piccola.

Arrivò finalmente il giorno in cui Samantha potè lasciare l’ospedale, camminando sulle sue gambe. Quell’avvenimento le fece ricordare della dimissione di Harry e, ancora una volta, rimase ancorata al ricordo del loro bacio.

Esco da quell’orribile posto quasi saltando dalla gioia, nonostante mia madre continui a dirmi di evitare di sforzare la gamba appena guarita. Finalmente rivedrò il mio fratellone e per quanto possa farmi paura, capirò che diavolo è successo.

Durante il tragitto verso casa canticchio allegra e la ruga che dominava la fronte di mia madre da quella maledetta sera, si affievolisce e forma un solco decisamente meno profondo. Quando lo noto, rilascio un profondo respiro che tenevo dentro da tempo ormai.

Apro la porta urlando: “Sono a casaaaaaa!” Per quando mi renda conto che forse non è proprio il caso di urlare in questo modo.

Mio padre spunta dalla cucina sorridente e io, dalla maturità dei miei 21 anni, gli salto in braccio

“Sono così contenta che tu abbia preso un giorno di riposo, così possiamo stare un po’ insieme” dico felice: per quanto abbia cercato di essere presente durante la mia degenza, durante gli orari di visita lavorava quasi sempre e perciò l’avevo visto poco.

Insane.Where stories live. Discover now