Fai attenzione a non perdere te stesso mentre cerchi di non perdere qualcun altro
Rientrai in casa con le mani che tremavano e il cuore che palpitava nel petto così forte da risultare assordante.
Non riuscivo a togliermi dalla testa la discussione avvenuta con Mirko.
Mi sentivo in colpa per avergli sputato addosso ciò che pensavo in modo così crudele. Non credevo di essere completamente dalla parte del torto, tuttavia era chiaro che lo avessi ferito.
Divisa fra quelle riflessioni e i crampi allo stomaco dettati dalle sensazioni che si scontravano le une con le altre, la mia partecipazione durante la cena fu alquanto sporadica.
Lasciai che Samuele tenesse occupata mia mamma, aggiornandola su alcuni progetti e intenzioni future, apprezzando silenziosamente quel velato tentativo di non coinvolgermi.
Fu solo nei rari momenti in cui mi ritrovai a dover replicare, che mi sforzai di indossare il mio miglior sorriso. Risposi facendo attenzione alle parole utilizzate, non sbilanciandomi troppo e rimanendo in bilico su quella sottile linea che divideva la vita reale da un quadro di finzione.
Fingere, appunto, sembrava essere diventato un gioco. Lo facevo quasi senza rendermene conto, indossando una maschera di indifferenza e cercando di mostrare solo ciò che gli altri volevano vedere.
Ormai mi comportavo in quel modo non solo in presenza dei miei genitori, ma persino con le mie amiche.
Erano abituate ad identificarmi come quella razionale, che aveva sempre tutto chiaro, che sapeva cosa fare delle sua vita e che non si fermava al primo ostacolo. Quella che raggiungeva i suoi obiettivi a qualsiasi costo.
In quell'ultimo periodo però non mi sentivo più come quella ragazza con la quale erano abituate ad avere a che fare. Mi sentivo smarrita.
Continuavo a pensare a quante cose fossero cambiate fra me e Samuele e come, quei cambiamenti, avessero influenzato il modo che avevo di rapportarmi con ciò che per me era importante.
Con me stessa.
Mi sembrava di aver abbandonato le mie convinzioni, ed era un qualcosa che non riuscivo a tollerare. Così come non riuscivo più a sopportare le aspettative altrui. Troppo alte, troppo debilitanti. Semplicemente troppo.
Avevo bisogno di staccare per riuscire a tornare ad essere la persona che ero sempre stata. Volevo tornare alla mia versione più sfacciata, sicura, provocante, determinata. Una versione ben lontana da quella annacquata che stavo impersonando nelle ultime settimane.
La cena si concluse senza grandi intoppi. Dopo aver messo in ordine la sala da pranzo, mia mamma dichiarò di dover necessariamente mettere a punto gli ultimi particolari per un evento, lasciandoci soli.
La tensione fra noi non aveva mai raggiunto picchi così alti. Seduti agli estremi del divano, nessuno dei due osò parlare.
Avevo sempre avuto la forte convinzione che esistessero diverse tipologie di silenzio.
Vi era quello rilassante, sperimentato in un'atmosfera calma e piena di gioia, quello prima di una verifica, colmo di agitazione e vane speranze, quello del primo appuntamento, teso e impacciato, e infine vi era proprio quella tipologia di silenzio così straziante da rubarti ogni respiro.
Fu in quel momento che mi chiesi se Samuele e Mirko potessero avere ragione.
Era vero che, con me, nessuno sforzo valesse? Oppure era stata una frase sputata a denti stretti a causa della rabbia? Perché non riuscivo a lasciar scorrere ed andare avanti? Perché quelle parole continuavano a tormentarmi, facendomi sentire sbagliata?
STAI LEGGENDO
Baciami ancora
Romance𝙄𝙣 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙚𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙖𝙡 𝟭𝟴 𝙛𝙚𝙗𝙗𝙧𝙖𝙞𝙤 𝟮𝟬𝟮𝟱 ⚠️ I capitoli presenti su Wattpad non sono completi né revisionati e presentano delle differenze rispetto alla versione cartacea 𝙍𝙤𝙢𝙖𝙣𝙘𝙚 🩵 Non tutte le relazioni hanno un lieto fine...
