29 Agosto 2012
Sorrisi felice di trovarmi circondata da tutti quei volti allegri, immersa nell'amore e nell'affetto che solo una famiglia grande ed unita come la mia poteva donare.
Ne avevo bisogno, quello appena trascorso era stato un periodo molto intenso e difficile per me, ma nessuno ne sapeva nulla.
Non avevo potuto spiegarlo, avevo una grande responsabilità sulle spalle e sapevo che stavo tenendo un granata pronta ad esplodermi tra le mani.
Tenere segreti con la mia famiglia non era certo facile, non quando si vive così in simbiosi e non quando vorresti liberarti tanto di qualcosa.
Non poter rivelare a tutti quello che era successo, anche se non riguardava direttamente me, mi faceva sentire sporca e colpevole.
Era un segreto talmente grande che avrebbe potuto stravolgere la mia intera esistenza e quella di molte altre persone intorno a me, forse rivelate tutto poteva anche salvarci.
Eppure non riuscivo a tradire la fiducia di quello che, per troppo tempo, era stato uno dei miei più grandi amici, nonostante tra noi non ci fosse più niente.
Ero in trappola, rinchiusa in una bara di vetro, immersa nell'acqua, il cui livello cresceva sempre di più fino a sommergere tutta me stessa, lasciandomi senza fiato.
Mi sembrava di soffocare, ma non potevo farlo: non potevo tradirlo così.
Nonostante tutto tenevo a lui, era stato mio amico e sapevo di provare molto di più; probabilmente se le cose fossero state diverse ci sarebbe stato qualcosa, ma la nostra realtà era quella e non riuscivo ad accettarla.
Eravamo cresciuti insieme, amici sin dal nostro primo anno a Hogwarts e sempre legati, finché non si era allontanato da noi.
All'inizio non avevo compreso cosa fosse successo, cosa lo avesse spinto così lontano, poi avevo visto quel marchio capeggiare sul suo avambraccio ed il mondo mi era caduto letteralmente addosso.
Non avevo potuto dirlo a nessuno, benché comprendessi la grande importanza che quella notizia potesse avere, non ci ero riuscita e basta.
Era stato più forte di me, speravo solo che non avrei dovuto pentirmene in futuro.
Era mio amico: il ragazzo con cui avevo riso, scherzato, con cui mi ero sempre confidata, una spalla su cui piangere e non potevo credere che fosse cambiato così tanto.
Non poteva odiare i Mezzosangue, se l'avesse fatto avrebbe odiato anche me e non potevo accettarlo, era inammissibile.
Per proteggerlo ero diventata brava a mantenere i segreti, io che ero sempre stata trasparente come l'acqua della sorgente più pura, ero stata in grado di nascondere una così grande verità per tutto quel tempo e nessuno aveva mai dubitato di me, nessuno aveva mai notato nulla.
Mi vergognavo di quello che stavo facendo, eppure non riuscivo a dire nulla, sapevo dove finivano quelli come lui e non potevo neanche immaginarlo ad Azkaban o in pasto ad un dissennatore, tenevo fin troppo a lui per permetterlo.
Perciò starmene lì ad ascoltare le chiacchiere mescolate e la confusione mi faceva bene, non mi permetteva di pensare ed era ciò di cui avevo bisogno.
Essere circondata dai miei affetti mi rendeva un po' più felice e serena, ma mi faceva anche sentire come se stessi annaspando in alto mare, alla deriva.
Mi sentivo come un naufrago bloccato su una scialuppa, restavo a galla per miracolo.
Ero distrutta come gli uomini dipinti nel quadro di Géricault; la mia personale Zattera della Medusa restava in superficie a malapena e se non l'avesse più fatto si sarebbe portata a fondo anche me.
Ero stata omertosa, tutto ciò che odiavo e che non avrei mai voluto essere, così mi aveva fatto diventare quel ragazzo.
Mi odiavo per avergli permesso di farmi fare un qualcosa del genere, eppure non potevo fare a meno di pensare a lui, come una masochista godevo del dolore che ricordare mi provocava e mi vergognavo di essere la persona che ero.
Era l'ultima notte d'estate e a distanza di due giorni saremmo dovuti tornare ad Hogwarts, quindi speravo di vederlo, di parlarci per poter capire cosa stava accadendo ed intanto non riuscivo a concentrare la mia testa su niente di diverso.
Stavamo festeggiando l'inizio della scuola e, come da tradizione, era stato organizzato il barbecue di famiglia alla Tana.
Per la prima volta dopo mesi ci ritrovammo tutti insieme, seduti attorno ad uno sgangherato tavolo di legno come ai vecchi tempi.
Durante quelle serate ci si divertiva a morte, si rideva per gli scherzi e per i più strani incidenti dovuta alla sbadataggine tutta Weasley.
Nonostante ciò, l'aria era tesa e carica di aspettativa, erano tutti preoccupati.
Se solo avessero saputo cosa nascondevo, probabilmente mi avrebbero odiato per non averli aiutati a fermare quella gente.
Avevano attentato alla democrazia ed alla libertà, per la prima volta nella mia intera esistenza avevo iniziato a mettere in dubbio che tutto quello che mi circondava fosse permanente.
Avevo iniziato a credere davvero di essere fortunata di avere quello che avevo.
Privilegiata dalla possibilità di potermi esprimere, parlare, viaggiare e fare tutto quello che l'essere libera mi aveva concesso, niente era scontato.
Nascere liberi non vuol dire continuare ad esserlo, non se non ci si impegna per proteggere quel diritto.
A tavola non si respirava il solito clima sereno che, fino a qualche tempo prima, era solito percepirsi intorno a noi.
La situazione nel Mondo Magico non era delle migliori, anzi tutt'altro.
Gruppi di estremisti erano sorti da lungo tempo in ogni parte del territorio; erano formati da nostalgici del periodo più buio della nostra storia ed organizzavano attacchi, veri e propri attentati, in tutta la Gran Bretagna.
Questi assembramenti, sempre più numerosi, si riunivano con l'obiettivo di ricreare il vecchio regime del terrore di Voldemort e dei Mangiamorte, diventando ogni giorno più forti e inarrestabili.
E lui si trovava tra loro, nonostante non avesse mai appoggiato quelle idee prima o almeno così credevo.
Niente sembrava poterli fermare e per quanto gli adulti della mia famiglia cercassero di non farci preoccupare, leggevo sui loro volti la paura di doversi lanciare in un'ennesima guerra all'ultimo sangue.
La situazione era confusa, i giornali non parlavano chiaramente di quello che stava accadendo e neanche i nostri genitori sembravano intenzionati a dirci tutto, anzi erano molto assenti ed indaffarati.
Mia madre, Capo della Difesa, cercava in tutti i modi di tenere a freno la situazione, dispiegando le forze sul territorio Nazionale e collaborando sempre di più con gli Auror, al cui comando si trovavano mio padre e zio Harry.
Le notizie riportate dalla Gazzetta non erano rassicuranti e questo non mi permetteva di sentirmi meno in colpa per le mie omissioni, anzi mi sentivo una complice.
Dovevo denunciarlo quando ne avevo avuto l'occasione, ma non ci ero riuscita: il suo sguardo chiaro e sconsolato non me lo aveva permesso.
Anche quel pomeriggio la stazione magica di Manchester era stata colpita da un vero e proprio attentato, in cui dodici civili e tre Auror avevano perso la vita, inoltre aveva provocato un centinaio di feriti.
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Amarti mi uccide
FanfictionMi chiamo Rose Weasley, ho diciotto anni e sono una guerriera. Sono Rose Weasley e posso sopravvivere a tutto. Sono Rose Weasley e non ho paura. Era questo il mantra che mi ripetevo tutti i giorni da più di quattro anni, perché dovevo essere forte...
