Miti di Apollo - Giacinto, Fetonte e Niobe

57 3 0
                                        

Giacinto e Fetonte

Apollo, come tutti sanno, è il dio del sole, e uno dei compiti della sua luce è quello di portare sulla Terra la primavera e di riempirla di fiori. Dopo la primavera, però, arriva l'estate, i raggi del sole diventano roventi vampe di calore, che rapidamente fanno appassire e morire quei fiori che lo stesso sole aveva fatto sbocciare.

Per spiegare questa dualità dell'azione del sole sono nati due miti, entrambi attribuiti ad Apollo: il mito di Giacinto e quello di Fetonte. 

Il mito di Giacinto

Giacinto, figlio di Amicla e Diomeda, era famoso per essere un ragazzo dalla straordinaria bellezza e purezza, e il dio Apollo, attratto dalle qualità del giovane, volle legarsi a lui con una forte e intensa amicizia. I due spesso si trovavano sulle rive del fiume Eurota per parlare ed esercitarsi nel lancio del disco. Tuttavia, un altro dio aspirava ad avere quel tipo di amicizia con Giacinto: Zefiro, il dio del vento di primavera, era talmente geloso del dio maggiore per la preferenza che il giovane sembrava avere per lui che voleva rompere l'evidente legame che c'era tra i due. Non potendo colpire direttamente il dio maggiore, un giorno, vedendoli insieme mentre come al solito si lanciavano il disco, si nascose e deviò un potente tiro di Apollo verso la testa di Giacinto: il colpo fu così violento che il giovane volò per diversi metri, morendo ancora prima di toccare terra. Apollo, disperato da quella perdita, fece sì che dalle tracce del sangue zampillante dalla ferita nascesse il fiore che da allora ha portato il nome del suo amato, il giacinto.

Il mito di Fetonte

Nel corso dei millenni, furono molte le persone amate da Apollo, e tra esse c'era la ninfa Climene, figlia di Minia, da cui ebbe un figlio, Fetonte. Crescendo, il ragazzo venne a conoscenza dell'identità del suo vero padre e decise di confidarlo ai suoi amici. Essi però non gli credettero, e lo isolarono, prendendolo in giro ogni volta che veniva menzionato il dio. Il ragazzo ne fu mortificato, ma voleva dimostrare a tutti che quella era la verità, perciò un giorno si decise e partì per andare a trovare il padre. Quando lo raggiunse, lo pregò di fargli guidare per un solo giorno il suo carro del sole, così che tutto il mondo avrebbe potuto vederlo e capire di chi era figlio. Apollo cercò in tutti i modi di dissuaderlo da quell'idea pericolosa, ma Fetonte lo supplicò con gli occhi pieni di lacrime, e tanto disse e tanto fece, che alla fine il padre acconsentì a lasciargli la guida del carro di fuoco per un giorno. 

Il ragazzo all'inizio era entusiasta, ma quando poi, salito nel cielo, si vide solo su quel carro pieno di fuoco e sotto i piedi un baratro che sembrava infinito, si spaventò e capì che aveva chiesto qualcosa che non era alla sua portata. I cavalli che trainavano il carro percepirono la sua paura e la sua inesperienza e, senza una mano ferma a guidarli, deviarono dal percorso prestabilito. Il carro oscillava e sbandava, a volte troppo in alto, rischiando di bruciare la volta celeste, a volte troppo in basso, e il suo intenso calore appassiva prati e fiori, seccava i raccolti, incendiava le foreste e prosciugava i fiumi e i laghi del mondo.

Zeus, guardando ciò che stava accadendo, ebbe pietà degli uomini e di tutto ciò che era in pericolo, e per salvarli, punì il ragazzo, giudicandolo presuntuoso, scagliandogli contro una delle sue folgori: Fetonte morì e precipitò giù dal carro nel fiume Eridano, che oggi ha il nome di Po. Mentre i cavalli si placavano e tornavano indietro, le sorelle del giovane, le Heliadi, appresa la notizia della sua morte andarono a piangere la sua perdita sul fiume in cui era caduto, cercando un modo per riunirsi a lui. Zeus allora, impietosito da tutto quel dolore, le trasformò in lunghi filari di pioppi, con le radici che si nutrivano dell'acqua del fiume e le lacrime che cadevano dai tronchi come gocce d'ambra: ancora oggi, questi pioppi ondeggiano e piangono ambra lungo le rive del Po.

Inizialmente il mito di Fetonte apparteneva al dio Helios, colui che aveva il compito di guidare il carro del sole, ma quando la sua figura è stata assimilata a quella del dio Apollo, gli è stato attribuito anche questo mito.




Niobe e i suoi figli

Tutti identificano Apollo come il dio del sole, ma egli è anche il dio, tra le altre cose, della salute: infatti ha il potere di inviare maledizioni e sofferenze a coloro che ritiene necessario punire. Tutte le morti improvvise e inaspettate erano attribuite all'azione delle sue frecce letali: anche nel libro I dell'Iliade, per vendicare l'oltraggio fatto al sacerdote Crise, le frecce del dio diffondono una violenta peste nel campo greco. E sono state sempre le frecce di Apollo a uccidere i due giganti gemelli, Oto ed Efialte, quando tentarono di scalare l'Olimpo per distruggerlo.

Ma la più violenta tra le punizioni di Apollo è stata inflitta a Niobe.

Nella regione della Frigia viveva Tantalo, un re ricchissimo, figlio di Zeus e di una ninfa, che per buona parte della sua vita era stato insolitamente molto benvoluto dagli dei, ma che per una serie di malefatte, di cui tratteremo più avanti, sebbene molti ne abbiano già sentito parlare, venne condannato a un'eternità nel Tartaro, con un supplizio eterno creato apposta per lui.

Mentre Tantalo viveva ancora nel suo palazzo in Frigia, aveva sposato Taigete, una delle Pleiadi, da cui ebbe molti figli, tra cui Pelope (che rientra nel mito a cui si accenna sopra) e Niobe. Una volta cresciuta, la ragazza sposò Anfione, re di Tebe, da cui ebbe sette forti figli maschi e sette bellissime figlie. Niobe ne era molto orgogliosa e andava in giro per il palazzo e per tutta la città gloriandosi di essere la donna più feconda di tutte, persino più di Leto che, da Zeus, aveva avuto solo due figli, Apollo e Artemide, e pretendeva che per questo motivo spettassero a lei gli onori divini che invece venivano riservati a Leto.

La stupida vanteria e le assurde pretese di Niobe furono ripetute talmente tanto che giunsero alle orecchie della stessa Leto e dei suoi figli. I due potenti dei, indignati dall'oltraggio che quella donna rappresentava per la loro madre, decisero di punirla colpendo ciò che la inorgogliva di più. Un giorno che i sette figli di Niobe erano a caccia nelle foreste del monte Citerone, Apollo scagliò sette frecce che, infallibili come sempre, uccisero tutti e sette i ragazzi, che caddero a terra, morti. Questa durissima lezione avrebbe dovuto far capire a Niobe la grave offesa portata avanti nei confronti delle divinità, ma la donna continuava, persino con maggior forza, a proclamare che anche con le sole sette figlie era superiore alla madre di due soli figli, nonostante fossero dei. Le sette giovani, nel frattempo, erano andate fino al luogo della morte dei fratelli per riprendere i loro corpi, ma Artemide, che solitamente era meno impulsiva del fratello, si adirò per l'arroganza della donna, così scagliò sette frecce d'argento sulle figlie di Niobe, che morirono esattamente come i fratelli.

La madre, allora, andò sulle pendici del monte, e trovò le quattordici salme insepolte dei suoi figli e figlie, morti per la propria superbia, e finalmente comprese la propria colpa. Consapevole che fosse ormai troppo tardi per salvarli, pregò piangendo Zeus di avere pietà di lei e di non farla vivere con quel peso sul cuore, perciò il re degli dei, ascoltandola, le promise di tramutarla in pietra. La donna intanto, incapace di restare a guardare quella scena, girovagò piangendo senza meta in attesa di morire. Arrivò fino in Lidia, sul monte Sipilo, dove il suo ultimo desiderio venne esaudito, e Niobe ormai trasformata in pietra, continuò a piangere per secoli: infatti, da quella pietra, colano ancora incessantemente gocce d'acqua, come lacrime.


Lo straziante mito di Niobe ha ispirato gli scultori Prassitele e Scopa nella realizzazione del grande complesso marmoreo di Niobe e dei suoi figli.

Lo straziante mito di Niobe ha ispirato gli scultori Prassitele e Scopa nella realizzazione del grande complesso marmoreo di Niobe e dei suoi figli

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: May 25, 2021 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

Miti Greci - Gli DeiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora