Capitolo 2
Era la prima volta dopo anni, forse, che si ritrovavano faccia a faccia in un clima così rilassato.
Da bambini, anche dopo la scoperta della loro non-parentela, erano sempre stati soliti condividere tutto e passare la maggior parte tempo insieme. Avevano creato un legame così forte che addirittura Leeteukerry ed Eunhyukkino se ne consideravano estranei. Eppure, con il passare degli anni qualcosa era cambiato. Giam inspiegabilmente si era allontanata sempre di più, eregendo un muro di formalità.
Certo, aveva mantenuto un rapporto molto cordiale - servizievole, osava dire - con lui e lo Zio, ma per quanto gentile potesse essere, pareva così artefatto. Lui avrebbe solo voluto condividere la casa come quando erano dei piccoli Hobbit senza pensieri. Nulla di più.
Le prime note gioviali di una cornamusa diedero il via alle danze.
Jonghodo le rivolse un piccolo inchino al quale lei rispose con un'imbarazzata riverenza. Le loro mani erano rivolte l'una verso l'altra senza neanche sfiorarsi, ma lo sguardo che lui le stava rivolgendo la teneva incatenata.
Inchino, giro e lato destro. Giro, lato sinistro. Mani che si intrecciano sulla testa. Inchino.
Era possibile che solo al suo avvicinarsi, Giam potesse sentire quella sensazione? Non era solo amore per la persona a cui aveva da anni dedicato la sua vita, era qualcos'altro. E le faceva paura.
Inchino, giro e lato destro. Giro, lato sinistro. Mani che si intrecciano sulla testa. Inchino.
Lo sguardo che gli rivolgeva era indecifrabile. Sembrava aver quasi paura di lui. Jonghodo non smise di fissarla e spezzò il silenzio tra loro.
"Sei molto bella stasera"
"Grazie..."
Inchino.
"Sai... Credo sia la prima volta dopo anni che riusciamo a parlare così..."
"Così come?"
"Non lo so... Così"
Giam sorrise.
"Non so di cosa state parlando... Viviamo insieme"
"Si... hai ragione, ma..."
Giro.
"Ma tu sei sempre così distante da me." Concluse Jonghodo abbassando la voce, come se lo stesse ammettendo più a sé stesso che dicendo a lei.
Il viso di Giam si scompose solo per un attimo.
"Smettetela Padron Jonghodo. Sapete quanto io tenga a Voi" sussurrò.
"Si, forse hai ragione... Forse è una mia impressione"
Era chiaro dalla sua espressione che non ne fosse convinto.
"Vorrei dirti tutta la verità..." Pensò triste Giam.
Tuttavia, come si fa ad ammettere ciò di cui ancora non si è sicuri? L'unica cosa che le era chiaro era che le stava succedendo qualcosa. Qualcosa di cui non aveva controllo.
Era così doloroso mentirgli.
Inchino.
Ad un tratto, un rumore assordante e una luce squarciò il cielo. Giam girò la testa freneticamente fino quando non vide Eunhyukkino e Leeteukerry sporchi di fuliggine.
"Quei due pazzi... Cosa hanno combinato?" Sussurrò incredula.
Un altro rimbombo e una fiamma scarlatta a forma di drago planò sulle teste dei partecipanti della festa per poi risalire e scoppiare in bellissimi e colorati fuochi d'artificio.
Jonghodo le rivolse un interminabile sguardo.
Era talmente bella. Quando era successo? Quando era diventata una donna?
Senza pensarci, allungò la mano quasi a prendere la sua.
"Devo fare un annuncio!"
La voce di Bilbo Ryewoggins risuonò dal palchetto.
Il ragazzo ritirò imbarazzato la mano.
Tutti rivolsero le loro attenzione verso l'Hobbit.
"Mia cara Gente! Miei cari Shieggins e Kimffin, e miei cari Bahk e Jeonjiybuck, e Gim, e Paffuti, e Rintanati, e Soffiatromba, e Park, Piedoni, Boncorpi, Tassi e Tronfipiede. Anche i miei buoni Sackville-SHieggins, cui io do il bentornato, alla fine, a Bag End. Oggi è il mio cento e undicesimo compleanno: ho centoundici anni oggi!
Spero che vi stiate divertendo tutti almeno quanto me.
Non vi tratterrò a lungo. Vi ho chiamati per un motivo.
In effetti, per tre motivi! Prima di tutti, per dirvi che io sono immensamente affezionato a voi, e che cento-undici anni è un tempo troppo breve per vivere in mezzo a Hobbit così straordinari e ammirevoli.
Io non conosco che la metà di voi la metà di quanto dovrei; e amo meno della metà di voi la metà di quanto merita.
Secondariamente, per celebrare il mio compleanno. Dovrei dire: il NOSTRO compleanno. Perché oggi è, ovviamente, anche il compleanno del mio erede e nipote, Jonghodo. Egli diventa maggiorenne e prende possesso oggi dell'eredità.
Insieme arriviamo a fare cento e quaranta anni. Il vostro numero è stato scelto per accordarsi a questo rimarchevole punteggio: Un Lordo, se posso usare l'espressione.
Oggi è anche, se mi è permesso riferirmi alla storia antica, l'anniversario del mio arrivo su di un barile ad Esgaroth sul Lago Lungo; nonostante il fatto che, che fosse il mio compleanno, mi sfuggì dalla memoria in quell'occasione. Avevo solo cinquantuno anni allora, e i compleanni non sembravano così importanti. Il banchetto fu comunque davvero splendido, seppur avevo un brutto raffreddore in quel momento, ricordo che riuscivo a dire soltanto 'grazie dande a duddi'. Lo ripeto ora più correttamente: Grazie tante per essere venuti alla mia piccola festicciola.
Terzo ed ultimo, desidero fare un ANNUNCIO... Mi dispiace annunciare che – per quanto, come ho detto, centoundici anni è un tempo troppo breve tra trascorrere con voi – questa è la FINE. Me ne sto andando. Sto partendo ADESSO. ADDIO!"*
E fu come vedere DAVVERO un addio. Bilbo Ryeowoggins semplicemente sparì. Sparì nel nulla sotto lo sguardo di tutti.
Gli applausi e le grida, l'atmosfera di festa che aveva regnato fino a quel momento, sparirono come aveva fatto Bilbo, lasciando posto ad un muto silenzio degli Hobbit impietriti.
Solo Onewdalf si alzò come se una rivelazione fosse arrivata all'improvviso.
*citazione J.R.R. Tolkien, Una festa a lungo attesa, Il Signore degli Anelli.
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The amazing Journey
FantasyNella pacifica vita della Contea scende un'ombra oscura. La Terra di mezzo è in pericolo. Smtauron è tornato e le sorti della vita di molti dipendono da una Compagnia. Una storia d'amore e d'avventura si fa largo in un viaggio che porterà i protagon...
