Allenamenti

4 0 0
                                        

Capitolo 15


"Forza con quelle braccia!" Francescagorn agitò in aria una bacchetta di frassino con decisione. "Mia nonna avrebbe fatto di meglio!" Quasi urlò da vera comandante.
Davanti a lei, una stremata e sudata Giam sollevò un ramo di quercia dal peso massiccio. Col volto rosso dallo sforzo, la piccola Hobbit faceva fatica a reggere il ritmo impostole dalla dispotica raminga. Erano passati diversi giorni ormai da quando aveva domandato a quest'ultima di allenarla per migliorare le sue capacità, ma mai si sarebbe aspettata quell'estenuante regime. Tiro con l'arco, corsa, arrampicata su parete, lezioni per l'uso della spada e persino salti a lungo! Nel giro di nemmeno una settimana, la sua allenatrice l'aveva messa alla prova in tutti i modi possibili ed immaginabili. Inutile dire che non fosse affatto pronta ad affrontare quelle peripezie. Lei era una dolce Hobbit della Contea, abituata a fare le faccende domestiche o a lavorare come giardiniera, non di certo una guerriera. La cosa più spericolata che avesse mai fatto era stato tuffarsi da ubriaca in un laghetto vicino casa non sapendo nuotare, per poi essere salvata da un furente Jonghodo. Non sapeva nulla di salti, utilizzo della corda o di attrezzi per la scalata. Ogni muscolo del suo corpo chiedeva riposo a gran voce. Era piena di lividi ed escoriazioni dovute ad una rovinosa caduta. Aveva cercato di issarsi al volo su una fune, convinta di essere agile come una scimmia, ed invece aveva mancato la presa, ruzzolando di malo modo sul terreno. La sua allenatrice Francescagorn, dopo una sonora risata, era corsa in suo soccorso, consolandola brevemente per poi esortarla a rialzarsi in piedi.
"Pensi che nelle radure selvagge qualcuno verrà ad aiutarti? Siamo donne ed è bene imparare a cavarcela da sole. È un postaccio là fuori, credimi." Le aveva detto con sguardo deciso. Era stata dura, ma dal tono della sua voce, Giam aveva intuito che parlava per esperienza personale. Probabilmente aveva dovuto salvarsi da sola un sacco di volte in passato. Poteva capire perfettamente le ragioni dietro alla durezza di Francescagorn, ma questo non le faceva dimenticare tutti i suoi acciacchi.

"Basta, ti prego." Disse tutto d'un tratto, senza più fiato, accasciandosi sul terreno con aria stremata. "Ho bisogno di un attimo di riposo." La implorò sfoggiando lo sguardo più dolce che potesse fare.

"Mmh..." Mugugnò la raminga incrociando le braccia con aria annoiata. "E va bene, se proprio non ce la fai più. Ma solo cinque minuti!" Le intimò alzando un dito con fare dittatoriale.

"Grazie." Biascicò l'altra mettendosi seduta e massaggiandosi i muscoli.

Il dolore si districava per tutto il corpo. Non riusciva a definirne neanche l'origine. Si sentiva talmente stanca da non avere più la coscienza del proprio corpo, come se lo guardasse da spettatore esterno.
Per un'intera settimana aveva retto ogni tipo di sforzo dato da quegli esercizi estenuanti. E in realtà si era resa conto che l'avevano aiutata molto. Per quelle ore passate insieme a Francescagorn riusciva a distogliere il pensiero dall'incidente con i nazgul, dalla convalescenza di Jonghodo, da quella folle impresa e dalle loro sorti.
Ovvio, il motivo principale per cui aveva iniziato ad allenarsi era stato proprio il suo Padrone, ma doveva ammettere che aveva cominciato anche a farlo per sé stessa. Le piaceva sentirsi più forte.
La prima volta che aveva lasciato il letto di Jonghodo, riponendo fiducia nelle cure di Keywen, si era sentita talmente in colpa da non riuscire neanche ad ascoltare una parola della raminga, che infuriata le aveva inveito contro dicendo di concentrarsi, altrimenti tutto sarebbe stato una perdita di tempo e lei non amava affatto perdere tempo. Nonostante questo, per la Hobbit era stato difficile focalizzarsi sugli allenamenti. Il viso di Jonghodo era impresso nella sua mente e la preoccupazione che potesse succedergli qualcosa durante la sua assenza le strattonava le interiora.
Il primo giorno di allenamento fu uno dei peggiori della sua vita.
Poi però successe qualcosa.

Dopo quella giornata in arena ritornò stremata nell'infermeria elfica. Rimase a bocca aperta quando al posto di Keywen trovò Leeteukerry al capezzale di Jonghodo.
"Dov'è Keywen?" Chiese alzando un sopracciglio. Per quanto volesse bene a Leeteukerry, non pensava fosse la persona più adatta a prendersi cura degli altri.
Leeteukerry sorrise sarcasticamente.

The amazing JourneyLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora