Capitolo 7
Il tragitto verso uno degli ultimi ripari elfici sembrò volare. Erano talmente estasiati dalla compagnia di quella razza così eterea da dimenticare persino le miglia percorse. Gli elfi, o i Luminosi come li chiamava il popolo dei mezz'uomini, si muovevano leggiadri sul tappeto di foglie ai loro piedi, non lasciando alcuna impronta del loro passaggio.
Avrebbero raggiunto da lì a poco una delle poche case elfiche che erano rimaste in quei territori. Un tempo, gli antichi Eldar avevano dimorato e vissuto in ogni landa della Terra di Mezzo, ma dopo l'arrivo degli Uomini, i cosiddetti Edain, avevano lasciato loro numerosi territori. Per questo, i rifugi elfici erano passati ormai in disuso da secoli. Eppure, un ultimo riparo si ergeva solitario nel bosco vicino la Contea. I quattro Hobbit lo riconobbero a prima vista, senza bisogno di precisazioni.
Tra gli alberi secolari, un edificio color argento era stato costruito su di un enorme ramo di sequoia. Il tempo e le intemperie sembravano non averlo minimamente mutato. Vi si poteva accedere grazie ad una lunga fune a forma di scala che, al richiamo di uno degli elfi, fu calata all'istante.
"Per Shisus!" Esclamò quasi profano Eunhyukkino calcolando la scalata che gli attendeva.
Forse l'idea di seguire quella Compagnia non era stata poi così azzeccata.
"Scusate Signor Keywen..." Intervenne Giam "non vorrei sembrare rude, ma noi non abbiamo la vostra stessa agilità e leggiadria..."
Leeteukerry trattenne una risata al ricordo di come la piccola Hobbit inciampasse praticamente anche da seduta. L'altra gli rivolse uno sguardo indispettito e autoritario, invitandolo a tacere prima di proseguire quasi sussurrando "non vorrei fare un volo..."
Keywen voltò il capo verso di lei e le sorrise benevolo. Il suo viso era del color del latte, talmente bello da sembrare di porcellana. Giam rimase per un momento interdetta da tanta beltà. Sembrava non avere né sesso, né età.
"Miei piccoli amici, non temete. La scala elfica è intrisa della nostra più antica magia. Sarà essa a guidarvi e a togliervi la fatica dalle membra, gradino dopo gradino."
Gli Hobbit si guardarono l'un l'altro confusi.
Perché il linguaggio elfico doveva essere sempre così contorto?
"Se lo dice lui..." Brontolò scettico Jonghodo prima di afferrare la fune tra le mani "e andiamo!" Cercò di convincersi, dandosi una piccola spintarella.
Non appena tutti e quattro i viaggiatori ebbero una presa sulla scala – con non poche difficoltà da parte di Giam – essa iniziò a muoversi. Tra le espressioni sbigottite e le esclamazioni di sorpresa, gli Hobbit videro la fune salire scalino dopo scalino portandoli sempre più su. Quella sì che era una bella invenzione magica. Se solo avessero incontrato quella compagnia elfica prima, sarebbe stato tutto più semplice.
Un banchetto fu organizzato in men che non si dica con bacche, frutta e fiori del bosco. Il vino scorreva a fiumi e l'atmosfera divenne man mano più serena.
Lasciatosi per un momento le fatiche e i pericoli dell'impresa alle spalle, Jonghodo si godeva quegli attimi. Chiuse gli occhi inebriandosi dei profumi della cucina elfica. Si stava talmente rilassando che pensò di crollare dal sonno da un momento all'altro.
"Permetti una parola, Portatore dell'anello?"
L'Hobbit sbarrò gli occhi, sconcertato. Non aveva parlato a nessuno del motivo del loro viaggio; quindi com'era possibile che qualcuno ne fosse a conoscenza?
"Non aver timore" lo rassicurò un gioviale Keywen prima che l'altro potesse darsela a gambe "molti di noi conservano ancora il dono della preveggenza o della lettura della mente. Non fuggire. Il tuo segreto è al sicuro con me. Ciò che mi preoccupa è qualcos'altro."
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The amazing Journey
FantasyNella pacifica vita della Contea scende un'ombra oscura. La Terra di mezzo è in pericolo. Smtauron è tornato e le sorti della vita di molti dipendono da una Compagnia. Una storia d'amore e d'avventura si fa largo in un viaggio che porterà i protagon...
