Il libeccio soffia leggero portando i profumi d'Africa, sposta le leggere tende e accarezza il mio torpore.
Mi rigiro tra le calde lenzuola di una notte insonne cercando un punto più fresco per godere di un altro po' di sonno. Gli occhi sono chiusi e il corpo è addormentato come la ragione, eppure sento la mia anima sussurrare. È una voce che a tratti assume il tono dell'eco che inseguo oppure è lei ad inseguire me? La voce racconta di eventi lontani nel tempo e progetta il futuro.
Sospiro.
Cambio posizione, mi metto supina, la luce che filtra dalle tende è diventata accecante, allora proteggo gli occhi con un braccio mentre l'altro lo adagio sul petto, piego le ginocchia e la sottoveste si arriccia sul ventre.
Penso: ancora cinque minuti.
Immagino un pensiero per ricominciare a sognare, ma ormai la ragione si è svegliata e non mi resta che abbandonare il letto.
Pigramente, scalza, vado in cucina per preparare il caffè. Il contatto con il freddo pavimento di cotto mi provoca un piacevole brivido. Accendo la radio, Believer degli Imagine Dragon riempiono la cucina, mi fermo e ascolto, ci sono dei passaggi che mi emozionano:
I was broken from a young age
Taking my sulking to the masses
Writing my poems for the few
That look at me, took to me, shook to me, feeling me
Singing from heartache from the pain
Taking my message from the veins
Speaking my lesson from the brain
Seeing the beauty through the...
Pain!
You made me a, you made me a believer, believer
Pain!
You break me down and build me up, believer, believer
Pain!
Un pensiero si fa strada dentro di me: sono una credente? Sinceramente non lo so. Non lo so più. Le mie idee, le mie prospettive sono cambiate, semplicemente, ho cambiato strada…
La caffettiera borbotta distraendomi dal filo dei miei pensieri. Verso il caffè nella tazzina e metto un cucchiaino di zucchero di canna per addolcirlo un po', ma senza fargli perdere l'aroma. Lo gusto. È un rito che mi scuote dal torpore del sonno e mi dà la spinta a cominciare la giornata.
Apro la porta finestra, il mare è poco lontano. Nei giorni scorsi c'è stata burrasca e vi è ancora la mareggiata. Dovrei andare a lavoro… appunto dovrei… guardo l'orologio manca ancora un'ora … il pensiero corre veloce e già sono in camera che indosso il costume, un vestitino leggero e lego i capelli in una coda.
Uscendo afferro la borsa da mare e con passo deciso percorro la stradina verso la spiaggia.
Più mi avvicino, più il suo richiamo è prepotente: il canto del mare.
Le onde si infrangono sulla battigia, deflagrano al ritmo del mio cuore.
Tolgo il vestito tenendo gli occhi fissi sui colori delle onde che sono di un blu intenso e a tratti grigio - verde. Il vento porta l'odore della salsedine che si attacca alla pelle e diventa tutt'uno con il profumo di crema per il corpo al muschio bianco. Inspiro a pieni polmoni perché è un profumo che mi piace da impazzire e mi ricorda la mia infanzia. Infatti mi sovvengono le parole di mio padre: il mare è " grosso" , come usa dire, ma non devi aver paura, devi rispettarlo, è da sciocchi tuffarsi nelle sue acque quando è " agitato" perché anche il miglior nuotatore può affogare; le sue parole sembravano riferite ad una persona da amare e rispettare.
