Sono in strada con Jacob mezza ubriaca. Stiamo andando a casa sua... Oh dio cosa sto per fare. Non posso farlo. Conosco pochissimo Jacob e soprattutto si è appena lasciato. Non posso fare questo.
"Senti Jacob, mi riporti a casa? Non posso venire a casa tua." Gli dico fermandomi. Lui mi prende la testa fra le mani e mi accarezza una guancia. Piego la testa di lato premendola contro la sua mano.
"Perché non puoi, piccola? Ci divertiamo dai." Le sue mani sono passate dal volto ai fianchi in un millesimo di secondo. Mi stringe a sé. Sto iniziando ad odiare quella vicinanza.
"Dai su lasciami andare." Dico spingendolo via, inutilmente. È muscoloso e più forte di me. Dubito riuscirei a contrastalo. Così opto per l'urlo.
"Lasciami in pace! Aiuto! Lasciami and..." Mi mette una mano davanti alla bocca e inizio a dimenarmi. L'altra sua mano si muove su di me. È come se ci fossero dieci o più tentacoli che strisciano e toccano ovunque.
"Lasciala andare!" Una voce che non conosco, molto impavida e decisa, proviene dalla nostra destra. Jacob e io ci fermiamo e quasi nello stesso momento ci voltiamo verso la fonte della voce. Sembra provenire da un ragazzo a sei o sette metri da noi. Alto, magro, capelli tinti di bianco e due fari al posto degli occhi di un colore azzurro molto chiaro, sembra quasi bianco. La sua pelle bianca, quasi trasparente è coperta a tratti da tatuaggi e sul volto luccicano due piercing alle guance.
"Stanne fuori!" Gli urla Jacob stringendomi ancora di più a sé. Il ragazzo si avvicina di più a noi.
"Te lo ripeto un'ultima volta. Lasciala. Andare." Rabbioso scandisce le ultime due parole.
"Altrimenti?" Chiede Jacob con tono di sfida. Il ragazzo misterioso si avvicina ancora di più.
"Altrimenti questo." Gli tira un pugno dritto sul naso. Mi lascia andare e io gli tiro un calcio nei gioielli di famiglia facendolo cadere a terra e inizio a correre. Non so dove sto andando. L'importante è allontanarmi da lui. Mi fermo dopo aver corso per almeno un paio di isolati. Poggio le mani sulle ginocchia e ansimo. Non avevo mai corso così velocemente in vita mia. Dopo qualche secondo il ragazzo mi raggiunge.
"Corri proprio veloce." Dice ansimando e appoggiandosi al muretto dietro di noi. Lo fisso diffidente.
"Piacere, mi chiamo Cal. Tu sei?" Dice staccandosi dal muretto e porgendomi la mano.
"Io sono Alicia, sono ubriaca e sto per svenire." Improvvisamente tutto intorno a me viene avvolto da una luce bianca. Forse è la morte.O forse no.
Vengo svegliata dal suono dello sciacquone del bagno. Sono stesa in un letto che non è il mio e non riconosco nemmeno la stanza. Un dolore lancinante mi colpisce improvvisamente la testa. Mi metto a sedere aspettando di vedere la persona che esce dalla porta di fronte a me che dovrebbe essere il bagno e cercando di ricordare qualcosa della serata. Ho molta confusione in testa. Mentre mi guardo intorno noto una sveglia che indica a caratteri cubitali le 3:48 del mattino. La porta del bagno si apre e solo allora ricordo cos'è successo.
"Mi spiace averti svegliata." Dice Cal avvicinandosi a me. Si accovaccia a terra accanto al letto. Noto solo ora che è senza maglia. Gli si vedono le ossa ma ha anche un accenno di tartaruga. È davvero molto molto magro.
"Dove sono?" Chiedo massaggiandomi le tempie.
"Sei a casa mia, tranquilla. Vuoi che ti accompagni a casa?" Annuisco. Si alza e va a prendere una maglietta che è buttata su una sedia.
"Perché mi hai salvata? E perché mi hai portata qui? E soprattutto chi sei? Non ti ho mai visto qui in giro."
"Certo che per essere ubriaca, appena rinvenuta da uno svenimento e quasi stuprata ne fai di domande. Adesso mettiti le scarpe e prendi un'aspirina che trovi sul comodino." Faccio tutto ciò che mi dice. Lui prende le chiavi e andiamo nel garage sotterraneo. Ci sono una decina di macchine, molte hanno l'aria di essere molto costose.
"Qual'è la tua?" Gli chiedo indicando le macchine.
"Tutte." Risponde ammiccando. Ah, l'ego maschile è così che si gonfia. Saliamo su una BMW nera con i vetri oscurati.
"Dove abiti?" Mi chiede prendendo il Tom Tom. Gli dico la strada e partiamo.Il viaggio procede silenziosamente. Ci fermiamo davanti casa mia e Cal spegne il motore.
"Adesso rispondi alle mie domande?" Gli chiedo.
"Ti ho salvata perché odio vedere le ragazze in difficoltà, ti ho portata da me perché c'era spazio e poi non potevo lasciarti svenuta in mezzo alla strada. E ti ho già detto che sono Cal, Cal Lightman e mi sono trasferito qui da un paio di giorni. Frequenterò il quinto anno della Holland a partire da oggi." Bene. Ha risposto a tutte le mie domande.
"Anche io sono alla Holland. Terzo anno." Dico scendendo dalla macchina. Faccio il giro e mi fermo davanti alla sua portiera. Abbassa il vetro e mi guarda mettendo un braccio fuori.
"Grazie di tutto." Dico abbassando lo sguardo.
"Di nulla." Detto ciò alza il finestrino e parte.
Entro in casa ancora confusa dalla serata. Mi metto sotto le coperte senza nemmeno essermi spogliata e cado in un sonno profondo.
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Good or Bad Girl?
Teen Fiction*Un raggio di luna illumina la stanza da un piccola finestrella e l'unica cosa che vedo sono dei capelli bianchi. "Cal." Sussurro. "La tua fidanzata mi ucciderà se scopre ciò che stiamo facend-" Interrompe la mia veloce parlantina con un altro baci...