❝ 𝒲𝐞 𝐰𝐞𝐫𝐞 𝐛𝐨𝐫𝐧 𝐬𝐢𝐜𝐤,
𝐲𝐨𝐮 𝐡𝐞𝐚𝐫𝐝 𝐭𝐡𝐞𝐦 𝐬𝐚𝐲 𝐢𝐭. ❞
▹ Take Me To Church - Hozier.
Il suono a dir poco fastidioso di una matita la cui punta perfettamente temperata grattava continuamente le pagine di un libro era l'unica cosa udibile all'interno della biblioteca, quel sabato sera.
La sala era praticamente deserta, ad eccezione ovviamente di Alexander, seduto al suo solito posto con una pila di libri a coprire l'intera superficie del tavolo di legno.
Non era una visione rara per le persone che frequentano il posto, vederlo lì a quell'ora. Ma solo chi lo conosceva davvero sarebbe stato capace di notare il nervosismo con il quale stringeva il bordo del tavolo e l'insistenza con cui sottolineava quelle che per lui in quel momento erano solo parole sconnesse, parte di una materia incomprensibile.
Non era da lui trattare i libri con così tanta superficialità.
Solitamente non c'era violenza nel modo in cui sfiorava le pagine, nel modo in cui carezzava ogni parola e ne pregustava il significato.
Solo delicatezza.
Invece quella volta sembrava stesse litigando con il povero volume che teneva fermo sotto il gomito, mentre lo attaccava ripetutamente con la grafite.
Solo chi riusciva a comprenderlo con uno sguardo avrebbe riconosciuto il suo modo di immergersi nella letteratura, nelle frasi fatte, negli scaffali della biblioteca, con la speranza che quegli anni di storia che avevano alle spalle fossero abbastanza per ripararlo dai suoi stessi problemi.
Il corvino fece il banale errore di alzare lo sguardo, allontanandolo dalla carta, per lanciare un'occhiata fugace al banco della reception.
Vuoto come prima.
Riabbassò gli occhi di scatto, come se fosse appena stato colpito.
Ovviamente era ancora vuoto; Magnus non sarebbe tornato da lui in due minuti come per miracolo.
Nemmeno lui sapeva quando si sarebbe fatto vivo.
Aveva cercato di strappare più informazioni possibili a Charlotte in quei giorni, ma la bibliotecaria era stata irremovibile: la vita privata dei suoi dipendenti andava tutelata e per questo, non importava quanto fosse profondo il loro legame, non gli avrebbe rivelato nulla riguardo a quella sua misteriosa scomparsa.
Dopo quel loro strano incontro al bar, non l'aveva visto nemmeno di sfuggita e la cosa iniziava a preoccuparlo.
Buffo, si ritrovò a pensare, che quando lo evitava finiva sempre per incontrarlo, mentre quando aveva bisogno di lui svaniva, portandosi dietro ogni traccia di comprensione del più giovane.
Il giorno dopo il bar, Alec era entrato in biblioteca più allegro che mai, con la convinzione che l'avrebbe rivisto.
E invece aveva trovato un biglietto all'interno delle pagine del libro che stava leggendo.
Sì, un altro.
"Saggiamente e con lentezza;
inciampano quelli che corrono veloce." recitava semplicemente.
Nessuna firma questa volta, nessun luogo di incontro, solo una frase di Shakespeare.
Il solo pensiero faceva venire il mal di testa ad Alec.
Perché Magnus non si era spiegato meglio? Gli aveva lasciato un indovinello da risolvere? Quando sarebbe tornato? E soprattutto dov'era?
Il ragazzo sbuffò e scosse la testa violentemente, prima di chiudere distrattamente il libro e lanciarlo in fondo al tavolo, insieme agli altri che avevano fatto la stessa fine.
«Che cosa ti ha fatto di male Oscar Wilde?»
per un breve istante, Alec si illuse di aver sentito la voce di Magnus, ma quando alzò gli occhi si accorse che non era stato lui a pronunciare quelle parole.
Un ragazzo notevolmente più alto di lui, dalla corporatura robusta e con un cespuglio di ricci biondi si era stanziato davanti al tavolo, facendo ombra a tutto il resto.
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Waiting For Dawn | MALEC
FanfictionMagnus è un eccentrico bibliotecario che finisce per caso a nascondere bigliettini all'interno dei libri che Alec, studente e avido lettore, si porta a casa ogni settimana. Tra quelle pagine giacciono verità nascoste, sentimenti taciuti e dubbi mai...
