Capitolo 2

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Mi svegliai presto quella mattina, come tutte d'altronde, per andare a scuola. La notte spensi il telefono per evitare di ricevere messaggi e rispondere. Appena lo accesi mi arrivarono almeno una cinquantina di messaggi da Calum:
"Oliv che fai?", "Olivia ci sei?" o "Mi stai facendo preoccupare veramente...". Mi sentii in colpa così gli risposi "Scusami ma non sono stata molto bene, ora vado a scuola, ci sentiamo dopo:)".
Mi alzai dal letto e feci un respiro profondo. La malattia mi stava già consumando dentro, e non potevo farci niente.
Mi legai i capelli, mi misi le calze e andai silenziosamente in cucina cercando di non svegliare mia madre. Presi fuori dal frigo il latte, il pane e la marmellata alle fragole che adoravo e la spalmai sulle fette. Dopo aver mangiato riposi il cibo da dove lo avevo preso e misi il coltello in lavastoviglie. Andai in bagno a prepararmi pensando alla giornata che avrei dovuto affrontare. Gli occhi erano ancora gonfi a causa della notte precedente, li lavai e feci altrettanto con i denti. Mi infilai i vestiti e sentii mia madre arrivare.
«Buongiorno amore» furono le prime parole che disse.

«Buongiorno mamma» dissi chinando il capo e facendomi baciare la fronte.
«Stai un po' meglio?» mi chiese sorridendomi.
Secondo te come potrei stare, sapendo che la mia vita sarebbe finita?

«Un po' meglio» mentii.
Mi accarezzò dolcemente e mi disse «Olivia, se te la senti potrai dirlo ai tuoi amici, oppure no. Fai come vuoi. È una tua scelta. Domani andrò dal preside e ne parlerò anche con gli insegnati, va bene?». Annuii.

«Bene tesoro, ti ho messo un inalatore nello zaino, in caso tu ne abbia bisogno..». Sospirai poi riprese: «Buona giornata Oliv». Mi baciò ancora dolcemente la fronte e uscii di casa.

Un inalatore, per quell'asma. O anche detta "mancanza di respiro". Dio che odio per quelle parole.
Presi l'autobus come tutte le mattine e trovai Alex, una delle mie amiche più strette che mi aveva riservato un posto accanto a lei e notò subito che qualcosa non andava.

«Hey Olivia tutto bene?»

«Scusa ma non ho voglia di parlarne» risposi freddamente. Estrassi le cuffie dalla tasca della giacca e iniziai ad ascoltare la musica. "Missing you" la mia canzone preferita degli All Time Low, anzi per essere precisi, era anche quella preferita di Calum.
Merda, Calum!
Tirai fuori il cellulare e gli scrissi
"Buongiorno Cal, scusami se stamattina non ti ho scritto appena sveglia, non ho la mente molto lucida stamattina". Dopo qualche minuto mi rispose: "Non ti preoccupare principessa, come stai?"
Principessa. Che bellissima parola da leggere.
"Un po' stanca.. E tu?"
"Bene, ma ho bisogno di sentire la tua voce. Appena esco da scuola ti chiamo, va bene?". Sorrisi, adoravo parlare al telefono con lui.
"Va bene Cal". Rimisi il telefono in tasca e quando arrivammo alla fermata dell'autobus della mia scuola scendemmo.

La prima a parlare fu Alex: «Oliv, ieri sera mi ha scritto Calum. Mi ha chiesto come mai non rispondevi al cellulare. È successo qualcosa?». Feci un respiro profondo e cercai di trattenere le lacrime.
«Ieri.. Sono andata dal dottor Harris perché ultimamente ho avuto degli attacchi d'asma abbastanza frequenti e ho scoperto di avere-» iniziai a piangere, mi asciugai le lacrime e continuai.«La fibrosi cistica». Mi lasciai andare in un pianto disperato davanti a lei. Alex non disse niente e mi abbracciò. Quando si staccò da me notai che anche lei aveva le lacrime agli occhi.

 «Olivia.. Mi dispiace..» non riuscì a dire altro.                                                                                                            

 «Ce la farai. Sei una ragazza forte. Io credo in te, Calum crede in te»

 «Lui.. Lui non lo sa. Ho paura di dirglielo, ho paura che mi possa abbandonare..» abbassai lo sguardo. 

«Olivia! Calum non lo farebbe mai, e neanche io. Sei troppo importante per me, per farti portare via da questa.. Malattia!». Mi abbracciò un'altra volta, poi entrammo a scuola e mi comportai come se nulla fosse successo, ma fu davvero difficile.

Durante le lezioni tossii parecchie volte, ma durante chimica il mio respiro si fece sempre più irregolare e estrassi l'inalatore per riuscire a respirare. Mi sentivo svenire, Alex mi prese appena in tempo, prima che potessi sbattere la testa per terra. I miei compagni erano molto preoccupati e cercarono di soccorrermi. Tutto quello che ricordavo era il professor Black che chiamava un'ambulanza.

Poi bianco.

Il suono delle sirene rimbombava nella mia testa, ero coricata su un lettino con attorno Alex, mia madre e tre medici.
Capii che la mia vita stava per finire.





Distance will kill us |c.h|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora