Pov Allison
Sono le cinque del mattino quando mi sveglio e tra mezz'ora mi devo alzare per preparare la colazione a quelli che dovrebbero essere mia madre e mio padre.
Mi chiamo Allison, ho 16 anni, i miei capelli sono neri come la pece e i miei occhi sono verdi inespressivi, ma quando sono arrabbiata cambiano colore e diventano neri. Ho un fisico niente male, con tutte le curve nei punti giusti, e so per certo che i ragazzi mi trovano attraente.
La mia vita era bella fino a quando non ho compiuto 6 anni, quando è arrivato LUI, John, il mio patrigno. Non ho mai conosciuto mio padre biologico e, ogni volta che chiedevo di lui a mia madre, lei diventava aggressiva e cominciava a urlare come una pazza. Non so se fosse perché lui l'abbia lasciata a causa mia o perché si sia trovata me come fardello da crescere.
Dall'arrivo del mio patrigno sono cominciati gli abusi, le botte, le violenze e non sono mai cessati.
Mi alzo dolorante dal letto e, come ogni mattina, mi dirigo zoppicando a fatica in bagno; lì mi spoglio e mi guardo allo specchio. Faccio fatica a respirare, lo stomaco è pieno di ustioni e si vede la carne viva, le costole sono giallo-verdi, viola, nere e blu. Ho una spalla lussata e molte frustate sulla schiena. Ieri sono stata anche violentata per essere arrivata solo cinque minuti più tardi del solito da scuola e, quindi, ho dolori anche al basso ventre e faccio fatica a camminare.
Faccio una doccia fredda perché per loro io non sono all'altezza dell'acqua calda e perché anestetizza il dolore, e mi vesto con felpe giganti. Preferisco essere il più coperta possibile a causa dei lividi e per le occhiate che potrebbero rivolgermi i miei compagni. Con tutti i bastardi pervertiti che ci sono in giro , non vorrei dover loro far saltare la testa.
Dopo aver preparato la colazione, come ogni mattina, la metto sul tavolo ed esco di casa correndo per arrivare in orario a scuola. Non posso prendere i mezzi pubblici perché per loro io non ne sono degna, e loro non mi hanno mai portato, nonostante il freddo o la pioggia a dirotto. Faccio il terzo anno di liceo, anche se ho una laurea in medicina veterinaria, solo perché i miei cosiddetti genitori non lo sanno ed è una scusa per poter stare lontana da casa.
I miei compagni mi prendono costantemente in giro per come mi vesto o per il fatto che sono sempre piena di lividi e, anche se sono il capo mafioso più potente, lascio correre perché nessuno sa della mia seconda identità. Preferisco che essa rimanga nascosta perché altrimenti i nemici saprebbero chi sono e i miei nemici mi attaccherebbero in ogni momento.
Tre ore dopo
La signorina Allison Night è richiesta in presidenza.
Questo è ciò che dice l'autoparlante che mi sveglia dal mio tanto amato pisolino. Sbuffo mentre mi alzo e prendo le mie cose prima di uscire dalla classe. Gli insegnanti sono ormai abituati alle mie continue visite al preside ogni singolo giorno. Non sono una santa e, l'unico motivo per cui i miei compagni, oltre a prendermi in giro, non mi hanno mai messo le mani addosso è che io risponderei loro picchiandoli ancora più forte.
Raggiungo la presidenza, dove trovo il preside con uno sguardo pieno di pietà che mi guarda dolcemente. Io odio la pietà, perciò faccio una smorfia e mi siedo sulla sedia di fronte alla scrivania, mettendo i piedi su quest'ultima.
Non mi ha mai guardato così, perciò vuol dire che è successo qualcosa di grave. Resto in silenzio, innarcando il sopracciglio mentre studio il suo abbigliamento. Indossa la solita camicia a quadretti ormai passata di moda e lascia i primi due bottoni aperti. Ha poi indosso dei jeans sbiaditi dai troppi lavaggi e delle scarpe di cuoio marroni. Mi risveglio dalle mie riflessioni quando la voce del preside risuona nel silenzio della stanza: «Mi dispiace tanto, cara, ma i tuoi genitori hanno avuto un incidente d'auto e sono morti sul colpo».
Io rimango con la mia faccia inespressiva, senza mostrare emozioni, anche se dentro di me sto saltando dalla gioia e vorrei solo urlare dalla felicità. E finalmente! Anche se avrei voluto ucciderli io e sentirli urlare di dolore mentre li torturavo, devo dire che sono molto contenta.
«Ah... e ora dove andrò?», domando atona, pur sapendo di non avere altri parenti in vita oltre a quei due. Questo è ciò che mi hanno detto e che io ho confermato facendo delle ricerche su entrambi. «Abbiamo scoperto che John non era tuo padre biologico e quindi abbiamo contattato il tuo vero padre, che ha deciso di ospitarti. Cussy, falli entrare!»
Nella stanza entrano due uomini vestiti elegantemente , uno sulla cinquantina, con capelli neri come i miei, occhi scuri e uno sguardo dolce, corredato da un sorriso sulle labbra. L'altro uomo avrà circa 25 anni ed è la mia fotocopia; ha persino il mio stesso sguardo inespressivo, solo che i suoi occhi sono neri come quelli del più anziano . «Loro sono tuo padre e tuo fratello maggiore. Hanno accettato di ospitarti a casa loro e, quando li abbiamo chiamati, erano molto sorpresi; non sapevano della tua esistenza». Quello che dovrebbe essere mio padre si avvicina e mi abbraccia forte, procurandomi un male bestiale alle costole e alla spalla, ma mi mordo il labbro per non urlare e tento di ricambiare l'abbraccio in modo impacciato, non fidandomi del tutto di quelle due figure. E cazzo, sono due colossi che metterebbero in soggezione chiunque e non li conosco, quindi potrebbero anche ammazzarmi.
«Ciao, principessa. Io sono Ace Romano e sono tuo padre. Ho sempre desiderato una figlia femmina dopo sette figli maschi! Ed ora ce l'ho!». Ace Romano, ex capo mafioso italiano, uomo spietato e senza cuore, se non per la sua famiglia. Allora l'altro deve essere l'attuale capo, Alexander. Mio fratello è così rigido che sembra stia conducendo un interrogatorio nella sede dell'FBI.
«Ciao sorellina, io sono Alexander; sono felice di averti incontrata», mi dice porgendomi la mano. Gliela guardo con un sopracciglio inarcato, come per chiedergli come cazzo si potrebbe presentare a sua sorella, e glielo dico per rimarcare il concetto. «Guarda che non sono mica uno con cui stai sigillando un accordo; sono tua sorella!». Gli dico abbracciandolo, stupendo perfino me stessa. Io, che non abbraccio nemmeno la mia migliore amica da tempo e la conosco da una vita, abbraccio uno sconosciuto che so essere pericoloso e che potrebbe anche ammazzarmi senza rimorso. Lui rimane rigido ma si rilassa a poco a poco. Quando mi stacco, vedo che sta cercando di nascondere un sorriso, ma invano. A interrompere il momento è il preside, che mi dice: «Andrai a vivere con loro. Ti porteranno a casa a prendere le tue cose, così potrai partire con loro». Annuisco e li seguo verso un SUV nero con i vetri oscurati, salendo solo dopo aver notato circa cinque guardie nascoste dappertutto. Devo dire che come nascondigli fanno pena , perché li ho sgamati nel giro di dieci secondi. Salgo in macchina, dove mi addormento con la testa appoggiata al finestrino, troppo stanca per poter anche solo provare a tenere gli occhi aperti.
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ritrovata
ChickLitAce Romano è il padre di 7 figli, ex capo della mafia italiana che è stato sostituito dal figlio. Alexander Romano, figlio di Ace e nuovo capo mafioso. Allison, una ragazzina di 16 anni è stata maltrattata dalla madre e dal patrigno. Con il tempo è...
