Il quartiere di Roppongi era considerato uno dei più pericolosi di Tokyo, nonché il più rischioso.
Yuzuki camminava a testa bassa, con il cappuccio della felpa calato sulla testa, alle braccia aveva ancora le fasciature che le aveva messo Bakugou, indossava una gonna nera che le arrivava a metà coscia, la felpa invece era grigia con delle fiamme bianche che spuntano dal basso.
Dal cappuccio le pendeva una ciocca di capelli neri, erano ancora più neri della gonna, sembravano fatti di ossidiana.
Era passato un giorno da quando aveva visto Bakugou, aveva passato la notte nello stesso posto dove era già stata con Doji. Stava girando alla cieca, cercando di memorizzare la via in cui si trovava, dopo un po' notó un posto attrattivo...
Un negozio: Tatoo&Piercing. Un negozio dove andavano le persone che volevano farsi tatuaggi o pircing.
Entró, il negozio era con le pareti bianche cosparse di disegni per tatuaggi come tigri, serpenti, rose, catene ecc...
Uno in particolare colpí molto Yuzuki:
un serpente che si attorcigliava circolarmente attorno ad una rosa in fiamme. Restó a guardarlo per un tempo indefinito.
Quel disegno le sembrava molto bello, si vedeva che era per un tatuaggio ma comunque era di quel fascino magnetico a cui nessuno poteva trattenersi.<Se ti piace cosí tanto te lo posso tatuare> Quella voce prese Yuzuki cosí alla sprovvista che sobbalzó e le cadde il cappuccio liberando i capelli neri. La persona da cui proveniva quella voce era un uomo, sulla trentina, spalle ampie, trapezi molto accentuati, capelli bianchi (tinti), indossava una cannotta attillata nera e dei Jeans larghi grigi. Yuzuki si affrettó a rispondere: <No, non si proccupi, mi attirava soltanto l'idea di questo disegno.> Disse con tono vago. L'uomo si mise seduto su una poltrona di pelle nera, Yuzuki notó che aveva dei bracciali di pelle con incollate delle spine di metallo. Sembrava una cattiva persona, ma dal tono di voce invece, si poteva capire che non lo era.
A Yuzuki piaceva molto quello stile (quello del disegno al muro), era accattivante, la faceva sentire protetta da tutto e da tutti.
<Quanti anni hai?> Chiese all'improvviso l'uomo. <14 anni> rispose Yuzuki. L'uomo si alzó dalla poltrona, si avvicinó a Yuzuki e la guardó dall'alto mentre stava ancora osservando il disegno sul muro.
<Se vuoi fartelo tatuare non c'é problema: qui non importa quanti anni hai, basta che non lo fai vedere ai tuoi genito-> <Sono scappata di casa, non li rivedró i miei "genitori"> lo interruppe Yuzuki. <In questo caso, quella é la poltrona> e dicendo ciò, indicó un lettino poco più in là della poltrona nera. Yuzuki si giró, lo guardó negli occhi e chiese:<Quindi, se io mi volessi fare un tatuaggio o un pircing, lei non mi chiederebbe cose come autorizzazioni per minorenni?> <No, sono del parere che se vuoi una cosa dovresti averla, non conta l'etá che hai, se la vuoi con tutto te stesso non fanno differenza le cose come l'aspetto, l'etá e tutte le altre cose.>
Yuzuki giá adorava quella persona.
<Come ha fatto a capire che mi volesso tatuare questo disegno?> Chiese Yuzuki, <É almeno un quarto d'ora che guardi quella parete, quindi ho dedotto che perlomeno ti interessasse. E a quanto pare ci ho azzeccato...> Aggiunse con tono soddisfatto.
Aveva una bella voce, sembrava una persona lavoriosa, a modo, ma allo stesso tempo che si sapeva divertire.
<Quindi se io adesso ti chiedessi di farmi questo tatuaggio... Tu me lo potresti fare seza problemi?> Ridomandó con incertezza Yuzuki.
L'uomo come risposta le fece strada verso il lettino e le spiegó come fare il tatuaggio. Yuzuki si sedé sul lettino, tolse la fasciatura al braccio destro e l'uomo le spiegó come avrebbe fatto a farle il tatuaggio. Aveva giá un disegno uguale a quello del muro, applicó lo stancil e inizió ad "iniettare" l'inchiostro. Stranamente non fece domandi riguardo i tagli, semplicemente lasció in quelle zone delle chiazze scoperte come se fossero degli strappi su un foglio di carta. Alla fine si formó un bell effettoA Yuzuki interessó molto, quel "mondo", fece molte domande e scoprí che il negozio aveva bisogno di personale. Nel giro di un'ora era ancora lí a parlare del piú e del meno con quell'uomo di cui non sapeva neanche il nome.
Passó la notte lí, sempre a parlare con l'uomo che le aveva tatuato il braccio
Il giorno dopo, l'uomo, che scoprí chiamarsi Joe, le isegnó un po' di basi del mestiere...
Dopo una settimana, Yuzuki era il secondo membro del negozio, aveva imparato le basi per fare i tatuaggi, e stava imparando a mettere anche i pircing. Nel frattempo lei si era fatta fare da Joe un Septum, e sulle orecchie, degli orecchini a forma di teschio, chitarra elettrica, ragnatela e coltello, collegati con delle catenine. Ora sembrava una donna piú che una quattordicienne ex alunna della UA.
Con Joe parlava di tutto, tranne che di Bakugou, o di Doji o di come si era fatta quei tagli... Aveva paura che potesse giudicarla anche lui.
Intanto passavano i giorni, che Yuzuki neanche contava piú, non sapeva neanche piú che mese fosse. Le sembrava passata un'eternitá da quando era scappata di casa. Un giorno guardó il calendario: erano passati 62 giorni da quando era scappata. 62 giorni senza genitori, amiche, professori, scuola, un pasto completo e la vita di prima. 62 giorni le avevano cambiato la vita. 62 giorni avevano fatto la differenza, un'enorme differenza. In quei 62 giorni era diventata un'altra persona.
Aveva anche trovato lavoro e avvistato un'appartamento non molto distante dal Tatoo&Piercing, accanto un Hard Rock Cafe.36 giorni dopo
Yuzuki aveva le mani tremanti per l'eccitazione. Strinse la chiave argentea nella mano destra, la mise nella serratura e giró...
La porta si aprí, parallela alla porta c'era un piccolissimo corridoio, dove stavano massimo due persone, con delle tre porte. Tra questo corridoio e la porta c'era uno spazio di una decina di metri, dov'era situato un salone con un divano e una poltrona entrambi in pelle (finta) nera. Il pavimento era di un parquet color nocciola, le pareti bianco-grigie. Yuzuki S'incamminò verso la parte destra della stanza; appena ebbe fatto tre passi avanti, le si estese alla sua destra una cucina, con un ampio piano di lavoro in legno accanto ad un frigo. I fornelli erano quelli elettrici ad induzione, come piacevano a Yuzuki. Tra il salone e la cucina c'era un tavolo color nero opaco con tre sedie della stessa tinta. Yuzuki aggiró il tavolo, oltrepassó il frigo e si diresse verso il corridoio. C'erano tre porte: una di fronte a lei, una alla destra e una alla sinistra. Quella a sinistra dava l'accesso al bagno, quella a destra era una stanza vuota di massimo quindici metri quadrati dove non c'era nulla, e quella centrale invece era la camera da letto, la parte preferita da Yuzuki. Era grande, con un letto matrimoniale, pareti nere una sceivania all'angolo destro della camera accanto la porta, degli scaffali sopra di essa. Il letto bianco spiccava in mezzo a tutto quel nero. Sopra c'erano delle lenzuola in tinta con le pareti. Accanto ad esso un'armadio bianco.Quell'appartamento era al terzo piano di un condominio in proprietá di un'anziana signora Cinese che abitava a piano terra. Quell'appartamento era di una coppia di Villen che erano stati appena catturati, e che avevano lasciato tutto nell'appartamento.
La signora Cinese gliel'aveva rivenduto a buon prezzo cosí Yuzuki l'aveva comprato.Sulla sceivania c'era anche un calendario, Yuzuki lo guardó, poi realizzó...
Aveva 15 anni.
Li aveva compiuti proprio ieri e non se ne era neanche ricordata.
Va be , si disse, tanto un anno di differenza mi fa poco niente.Yuzuki da quando aveva passato la notte al negozio di Joe, aveva sempre dormito lí, per terra su un'asciugamano, ed era stufa di dormire su una superficie dura come il cemento. Andò di fretta di sotto, giró l'altra chiave per aprire il portone e si diresse di corsa verso il negozio; salutó Joe che era impegnato a tatuare due ali s u una schiena. <CIAO JOE, bel tatuaggio> disse facendo l'occhiolino. <Non eri alla tua nuova casa?> Domandó stupito, <S-si, infatti, devo prendere le mie cose che ho lasciato qui per sistemarle nell'appartamento faccio subito!> Disse di tutto d'un fiato. Andó dietro al bancone, prese l'asciugamano, lo zaino dove c'era TUTTO, e se lo caricó in spalla. Ritornó nella sala tatuaggi, risalutó e si rimise a correre per le strade di Roppongi verso l'appartamento. Aprí le porte, si diresse nella camera e buttó lo zaino in un'angolo accanto la scirvania.
Si mise ai piedo del letto e ci si buttó sopra a peso morto.Non le capitava da tanto di sentirsi cosí libera.
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