E' in atto da vent'anni, uno sterminio di bambini bastardi avuti dai Targaryen, ordinato da Re Viserys - manipolato dalla Regina Alicent. Rea è una di quelle, che scappa sin da quando era in fasce, per avere salva la vita. I capelli d'argento e gli...
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Mi sentivo svuotata, senza valore, ridotta ad un oggetto.
Non ricordavo molto del momento in cui ci congedammo dalla sala del trono: tutto ciò che lampeggiava nella mia mente era un unico pensiero. Un pensiero che mi pugnalò dolorosamente. Finita in un gioco di cui non avevo le redini, realizzai di essere diventata nient'altro che la puttana del Principe Aemond. Il Re descritto da tutti come tanto gentil d'animo, mi aveva imposta ad un destino ben più crudele di quello che stavo già affrontando.
Quando tornammo nella camera di Aemond, fui sul punto di crollare. Forse le lacrime avrebbero inondato il mio viso, se la rabbia non avesse prevalso. "Avresti dovuto uccidermi quel giorno stesso" dichiarai, di spalle alla sua slanciata figura. Sarebbe stato più gratificante che vedersi nelle vesti di un mero pezzo di carne.
"E che divertimento ci sarebbe stato, se lo avessi fatto?" replicò in risposta.
La sua crudeltà, mi sbatté in faccia una verità che fino a quel giorno avevo ignorato. Aemond Targaryen poteva essere un uomo virtuoso, dedito alla famiglia e ai doveri, ma in quanto all'amore, non sarebbe mai stato in grado di meritarselo.
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Vivere a palazzo si rivelò essere un'arma a doppio taglio. Da una parte, potevo godere del conforto dei giardini in fiore, della libertà di scoprire ogni angolo di palazzo accessibile e della possibilità di istruirmi nella grande biblioteca del castello. Ma d'altra parte, la consapevolezza era ben più scaltra e mi ricordava che la mia vita era tutta una menzogna. E che un giorno, quella farsa mi avrebbe fatto soffrire più di quanto potessi immaginare. Perché un uomo come il Guercio si sarebbe comunque approfittato del suo capriccio di possedermi, pur di vivere in pace col suo vanto d'uomo.
Per le prime settimane, vidi Aemond di rado, a parte quando la sera ci ritrovavamo costretti a condividere la camera. Spesso scorgevo Ser Criston allenarlo con la spada, mentre il Principe Aegon importunava le domestiche. Altre volte, quando avevo voglia di leggere, lo beccavo in biblioteca a studiare filosofia. Concentrato, e ingiustamente bellissimo nella sua imperturbabile giovinezza, a stento alzava lo sguardo per rivolgermi un cenno.
In men che non si dica, come previsto, divenni una sconosciuta, benché quelle rare volte in cui ci facessimo vedere in pubblico Aemond ci teneva a tenere su la facciata. Sia mai che la Regina Alicent capisse che stessimo fingendo!
Ma cercai di abituarmi a quella nuova vita, con l'unico desiderio che finisse il prima possibile.