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Mentre i nostri corpi si contorcevano nell’ombra della notte, intrappolati in un’eterna lotta di forza e volontà, i miei pensieri, come scaglie di vetro, cominciarono a frantumarsi. Ogni colpo che ricevevo da Philip, ogni respiro affannato, mi riportava a momenti lontani, ricordi che non avevo mai voluto affrontare. La lotta non era solo fisica. Dentro di me, la memoria si risvegliava come una melodia incompiuta, con note di dolore e di desiderio che continuavano a risuonare.

Un flashback mi travolse, come un'onda che si infrange su una riva. Ero seduto al pianoforte, il silenzio della stanza avvolto dalla delicatezza dei tasti sotto le mie dita. Il suono che sgorgava da quel legno era come un rifugio, la mia unica via di fuga dalla realtà che mi opprimeva. Ma quel giorno non c'era solo la musica. C'era Selene, immobile nella porta della stanza, il suo sguardo che mi scrutava come se volesse scoprire ogni angolo nascosto di me.

Ricordo il suo sorriso, così sereno eppure così carico di segreti. La sua presenza mi dava conforto, ma allo stesso tempo mi inquietava. Eravamo lì, nella stessa stanza, eppure c'era una distanza che nessuna melodia avrebbe mai potuto colmare. Ogni nota che suonavo sembrava raccontare la nostra storia, le parole non dette, le promesse non fatte. Mi chiedevo se lei sentisse lo stesso, se la musica tra noi fosse un ponte o una barriera.

Un altro flash mi colpì, stavolta di una sera diversa. Il vento gelido sferzava la finestra mentre suonavo, e Selene si avvicinava, quasi timorosa, come se temesse che la musica mi potesse allontanare. Mi guardò negli occhi, e in quel momento non c'era nulla di più intimo di quella connessione. Il silenzio dopo la musica fu più intenso di ogni suono. Era come se il nostro mondo fosse racchiuso in quello spazio, e nessuno potesse entrare.

La sua voce mi raggiunse dolcemente, come una carezza. "Gabriel, sei più di ciò che pensi."

Le sue parole mi ronzavano nella testa mentre lottavo con Philip, mentre ogni colpo che subivo mi faceva sprofondare più a fondo nei miei ricordi. La lotta non era solo contro di lui. Era contro me stesso, contro il passato che mi inseguiva. Ogni movimento, ogni respiro, sembrava evocare quelle immagini di un amore nascosto, di una passione che non poteva essere vissuta. La mia vita da pianista, la mia solitudine tra i tasti, tutto sembrava convergere in quel momento, in quella notte oscura.

Il suono del pianoforte, le dita che scivolano sui tasti, la melodia che racconta storie mai dette… tutto mi sembrava tanto lontano, eppure così vicino. E nel mio cuore, Selene era ancora lì, presente, come un'eco che non riuscivo a liberarmi. Ma Philip, con i suoi occhi colmi di odio e gelosia, non poteva capire. Non capiva che la mia musica non era mai stata solo per me. Era stata per lei.

La lotta infuriò nel buio della notte. I ricordi della mia vita passata, del pianoforte e di Selene, affioravano tra un colpo e l'altro. Poi, il mio sguardo si posò su un attrezzo da giardinaggio a terra. Afferrandolo, lo usai con rabbia, colpendo Philip al petto. Lui vacillò, i suoi occhi eran pieni di sorpresa, ma cadde, la vita lo abbandonava. Il silenzio che seguì fu definitivo.

Il vento freddo della notte sembrava sussurrare il  nome Selene. Corsi, senza sapere dove, finché la vidi. Selene. In piedi accanto al pianoforte, il suo abito ondeggiava come se fosse fatto di nebbia. Mi avvicinai lentamente, il cuore che mi martellava nel petto.

"Selene…" sussurrai. 

Lei si voltò verso di me, il suo volto pallido illuminato da una luce irreale. I suoi occhi erano tristi, ma pieni di dolcezza. 
Quando la vidi, la mia mente venne attraversata da un ultima sfilza di ricordi, che completò il puzzle di dolore che mi stava tormentando.

Camminavo nel corridoio del castello, il suono dei miei passi che riecheggiava tra le pareti vuote. Ogni passo mi avvicinava a una verità che non volevo affrontare. Poi, all’improvviso, un urlo soffocato di Selene mi fece gelare. Un colpo sordo. Mi precipitai verso la sala del pianoforte, ma quando aprii la porta, lo vidi: Philip, con l'odio che gli bruciava negli occhi, stringeva Selene per il collo.

Il suo corpo cadde a terra, privo di vita, e io, colpito alla testa, caddi accanto a lei.
Non ero morto. Con accurata precisione, il principe mi portò fuori e simulò un incidente, una caduta accidentale che mi aveva procurato quella ferita dalla quale sgorgava il mio sangue. Ma non avrebbe potuto uccidermi con un colpo secco stavolta, sarebbe stato troppo facile capire che era lui l'assassino. Scelse quindi di farmi morire lentamente drogandomi, incutendomi sofferenza e tormenti.

Il mondo si oscurò, ma in quel momento la verità mi travolse: Philip l'aveva uccisa. Aveva ucciso Selene. La mia mente si svuotò, ma il dolore era insopportabile. Lei era davvero morta.
Di fronte a me c'era il suo fantasma bianco pallido dallo sguardo triste e dolce. Le mie lacrime mi bagnavano il viso, l'amore che provavo per lei era così immenso che mi bruciava il cuore.

"Mio Gabriel, anche se non sono più viva, resterai nella mia anima e ti porterò dentro di me a veder le stelle"
Selene mi accarezzò, una lacrima rigò il suo volto.
Delicatamente ci unimmo in un bacio, un bacio dolce e struggente. La strinsi a me e, per un attimo, non la percepii fredda come al solito, era calda e accogliente.
"Ma ora devo andare, il mio compito è finito. Ti sono stata accanto quando avevi bisogno di scoprire la verità. Il cielo mi ha dato una seconda possibilità. Ma non posso più restare"

Si allontanò lentamente da me, lasciando il mio cuore vuoto.
Non c'era più nulla per cui lottare. Il castello che un tempo era casa mia ora mi sembrava una prigione. Ogni angolo mi ricordava lei, ogni passo era una corsa verso il vuoto.
Sapevo che non avrei mai più potuto amare nessun altro come amavo Selene, né vivere una vita che non fosse segnata dalla sua perdita. La speranza si era frantumata in mille pezzi, e non c’era più nulla che valesse la pena di essere vissuto. In un impeto di follia e disperazione, afferrai una lama.
Le mani tremavano ma erano risolute. Con uno sguardo vuoto, la posai contro il mio petto. Un ultimo respiro, un ultimo pensiero a Selene, e il mondo che mi circondava svanì, come se l’oscurità che mi aveva sempre accompagnato ora mi inghiottisse completamente.
Mentre il mio respiro si spegneva e la mia vita svaniva nel buio, sentii una presenza accanto a me, una carezza leggera come il suono di una melodia lontana. Era Selene. La sua anima, insieme alla mia, si univa in un abbraccio silenzioso, un legame che trascendeva la morte e il tempo.

Non c’erano più parole, solo la musica, la stessa melodia che avevamo condiviso. Le nostre anime si fusero, come le note di un pianoforte che risuonano all'infinito. Vivremo per sempre nelle note, in un eterno abbraccio tra le tastiere del pianoforte, dove il nostro amore non conoscerà mai la fine.

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Fine.

A MELANCHOLIC MELODYDove le storie prendono vita. Scoprilo ora