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Mentre mi lasciavo cadere sul letto, esausto e confuso, sentii un brivido correre lungo la schiena. La mia testa girava e, all'improvviso, una voce familiare si fece strada tra i miei pensieri, come un’eco lontana che si avvicinava sempre di più. "Gabriel, ti senti bene?"

Era Cassandra. La principessa, che credevo morta, apparve davanti a me, avvolta in un’aria di mistero. La sua figura, che un tempo mi sembrava angelica, ora emanava un’aura inquietante, e i suoi occhi, un tempo pieni di dolcezza, ora brillavano di una luce sinistra.

“Cassandra?” sussurrai, incredulo, non riuscendo a comprendere come fosse possibile che lei fosse lì, davanti a me.

“Gabriel,” disse con un tono morbido, ma in qualche modo minaccioso. “Ho sempre saputo che un giorno ci saremmo incontrati di nuovo. Sei così fragile, e hai bisogno di aiuto.”

Feci un passo indietro, il cuore che batteva all’impazzata. “Ma tu sei morta… Non dovrebbe esserci un modo per comunicare tra noi.”

“Le barriere tra vita e morte non sono così nette come pensi,” rispose, con un sorriso che nascondeva un'intenzione oscura. “La mia essenza è qui, con te. E ora, più che mai, hai bisogno della mia guida. Il dottor Brown e il principe sono dalla tua parte, Gabriel. Loro sanno cosa è meglio per te.”

“Ma… come posso fidarmi di te?” chiesi, combattendo la confusione che mi assaliva. “Tu stessa sei… un'apparizione. Non posso sapere se sei reale o solo un frutto della mia mente.”

“Non dovresti dubitare di me,” rispose, la sua voce ora più incisiva, come un comando. “Io sono qui per te. Tu hai bisogno di forza, e io posso dartela. Il dottor Brown e il principe vogliono il tuo bene. Loro sanno come proteggerti dai tuoi demoni interiori.”

“Ma io… non so se posso fidarmi di loro,” protestai, una parte di me desiderosa di credere alle sue parole, ma un’altra parte che si sentiva inquieta.

“Non pensare in quel modo, Gabriel,” disse Cassandra, avvicinandosi ulteriormente. “Il dottor Brown ti offre una soluzione, e il principe è un alleato potente. Non lasciarti sopraffare dalla paura. Le medicine che ti dà non sono solo pillole. Sono un modo per ripristinare la tua mente, per riportarti sulla giusta strada. Loro vogliono aiutarti a ritrovare la tua forza.”

“Ma se fossero solo un modo per tenermi sotto controllo?” chiesi, la voce tremante. “Cosa succederebbe se fossi solo un burattino nelle loro mani?”

“Non essere sciocco,” rispose con un tono che mescolava dolcezza e autorità. “Non devi temere chi è dalla tua parte. Il principe e il dottor Brown sanno ciò che è meglio per te. Loro possono offrirti una vita migliore. Se rifiuti di seguirli, ti perderai nel buio.”

Le sue parole mi colpirono profondamente. C’era una logica nel suo ragionamento, eppure sentivo un'ombra dietro la sua insistenza. “E se avessi torto? E se loro stessi fossero la fonte del mio dolore?”

“Non pensare così, Gabriel. Non ti serve il dubbio,” disse Cassandra, il suo tono diventando più persuasivo. “Il dottor Brown ha dedicato la sua vita ad aiutarti. Non puoi semplicemente ignorare il suo impegno e quello del principe. Sono qui per guidarti verso la luce, per salvarti dalla tua sofferenza.”

La sua presenza era magnetica, e non potevo negare l'attrazione che sentivo verso le sue parole. La confusione si mescolava con un desiderio profondo di tornare a vivere, di riacquistare il controllo della mia vita. Ma il suo sguardo, ora affilato e penetrante, mi metteva a disagio.

“Cassandra…” iniziai, ma lei mi interruppe.

“Non discutere. È tempo di agire. Rifiuta le medicine e il dottore, e perderai tutto ciò per cui hai lottato. Prendi le pillole. Fidati del processo. Con il sostegno del principe e del dottor Brown, puoi ricostruire te stesso.”

La sua voce si dissolveva lentamente, lasciandomi solo con le mie paure e la tensione dell'ignoto. Ma una cosa era certa: Cassandra non era qui per aiutarmi. C’era qualcosa di sinistro nelle sue parole, ma non potevo negare l’attrazione che provavo per la sua promessa di potere e salvezza.

L’oscurità si stava stringendo intorno a me. Con un respiro profondo, soppesai le pillole nella mia mano. La tentazione di cedere alla sua volontà era forte, ma una piccola voce dentro di me mi avvertiva di resistere.

Mi svegliai di colpo. Era un sogno? Un incubo terribile. Ne rimasi angosciato, come lo ero sapendo che per il villaggio ero morto. Che cosa è successo quella sera? Perché ero sanguinante, perché sono considerato deceduto?

Il comportamento del Dottor Brown, poi, era estremamente inquietante. Non mi convincevano i suoi modi, decisi quindi di confrontarmi con il Principe Philip.
Mi avventurai nei corridoi del castello, il cuore in tumulto e una crescente inquietudine che mi stringeva lo stomaco. Dovevo confrontare il principe riguardo alla figura inquietante del dottor Brown. Ogni passo che facevo sembrava pesare come un macigno, mentre la mia mente si agitava in preda a pensieri sinistri.

Quando finalmente aprii la porta della stanza del principe, un’ombra avvolgente mi accolse, come se il buio stesso avesse un'anima. Ma fu quello che vidi nell'angolo a gelare il mio sangue: i pezzi del vestito di Cassandra, la sorella del principe, sparsi in modo disordinato. Il tessuto, intriso di sangue, raccontava una storia di terrore e violenza. Un brivido percorse la mia schiena mentre la realtà mi colpiva come un pugno: il principe aveva ucciso sua sorella.

Il sangue che macchiava il suo abito era una testimonianza di un crimine inenarrabile, e la rivelazione mi paralizzò. Sapevo che se avessi osato pronunciare quella verità, avrei messo in pericolo non solo la mia vita, ma anche quella dei miei cari. La nausea mi risalì in gola mentre cercavo di mantenere la calma, consapevole che dovevo nascondere la mia scoperta.

In quel momento, la porta si aprì con un cigolio inquietante e il principe entrò, con il viso impassibile e occhi che brillavano di una luce sinistra. Mi colse di sorpresa, e in un attimo mi ritrovai a forzare un sorriso nervoso. "Principe, ti stavo cercando," dissi, la voce tremante. "Volevo salutare il re e la regina."

Lui sollevò un sopracciglio, un'espressione di curiosità mescolata a qualcosa di più profondo e oscuro. "Oh, davvero? E cosa ti porta qui?"

Non potevo permettere che sospettasse della mia scoperta, così mi sforzai di suonare disinvolto. "Niente di particolare, volevo solo scambiare qualche parola," risposi, le parole mi uscivano a fatica, come se un peso enorme mi schiacciasse il petto.

Il principe si avvicinò, il suo sorriso si allargava, ma nei suoi occhi c’era una luce che mi faceva rabbrividire. "Ah, capisco. È importante mantenere buoni rapporti in questo castello."

La mia mente era in subbuglio, e ogni fibra del mio essere mi esortava a fuggire. Il peso dei vestiti insanguinati di Cassandra gravava su di me, un ricordo tangibile della tragedia che si era consumata. Ogni secondo che trascorrevo in sua presenza era un’agonia. "Sì, hai ragione, principe. È fondamentale," dissi, tentando di muovermi lentamente verso la porta, ma sentendo il suo sguardo penetrante su di me.

Sapevo che il dramma che si stava svolgendo nel castello era molto più oscuro di quanto avessi mai immaginato, e il mistero del dottor Brown non era altro che la punta di un iceberg di male che minacciava di inghiottirmi.

A MELANCHOLIC MELODYDove le storie prendono vita. Scoprilo ora