Mi avvicinai a Philip con il cuore che batteva forte nel petto. La stanza era silenziosa, l'aria pesante, carica di tensione. Il principe, seduto sulla sua poltrona regale, sembrava indifferente, ma nei suoi occhi c'era qualcosa che tradiva una preoccupazione crescente. Non potevo più rimandare. Dovevo affrontarlo, dovevo scoprire se ero pronto a conoscere la verità.
Mi feci avanti, il respiro che mi tremava. “Philip, ho bisogno di sapere la verità,” dissi, la voce incerta ma decisa. “Non posso più sopportare i silenzi, le bugie… Oggi è stato un giorno troppo carico di dolore e mistero.”
"Di cosa parli?"
"Hai nominato Selene. Perchè? Come conosci Selene?" Domandai nervoso.
Lui non rispose subito. Il suo sguardo si perse nel vuoto, come se stesse lottando con qualcosa che non voleva condividere. Quando finalmente parlò, la sua voce era bassa, ma carica di un'intensità che non avevo mai sentito. “Non sai nemmeno cosa stai chiedendo,” disse, gelido, ma con un’intensità che nascondeva qualcosa di più profondo. “Non capisci cosa sto cercando di fare.”
Mi avvicinai di un passo, incapace di fermarmi. “Cassandra… Il re… Tu… Mi hai mentito. Tutto quello che mi hai detto non è vero, vero? Sei tu che hai ucciso Cassandra. E il re… tu lo hai ucciso, non è così?”
Philip mi fissò, ma non rispose subito. Sembrava pesare ogni sua parola. Quando finalmente parlò, la verità che emerse mi colpì come un pugno nello stomaco. “L’ho fatto,” ammise con voce rotta, come se finalmente stesse lasciando andare il peso che aveva portato per troppo tempo. “L’ho fatto per la corona, per il potere. Ma non è stata una decisione facile. È stata la cosa più difficile che io abbia mai fatto.”
Le sue parole mi ronzavano nella testa, e il mio corpo si irrigidì. Non riuscivo a credere a ciò che stavo sentendo. “Hai ucciso tuo padre? Per prendere il suo posto?” chiesi, cercando di mantenere la calma, ma la mia voce tradiva la mia incredulità.
Lui annuì lentamente. “L’ho ucciso… ma non nel modo che pensi. L’ho drogato per mesi. Ogni giorno, ogni notte. L’ho ridotto a un guscio vuoto, incapace di ricordare nulla. Ogni volta che cercava di reagire, lo affondavo sempre di più nella nebbia della sua mente. Volevo che dimenticasse, che perdesse tutto. Così, quando è arrivato il momento, quando tutto sembrava pronto per la sua morte, lui non era più in grado di difendersi.”
Rimasi senza parole. Il mio cuore sembrava essersi fermato. Non riuscivo a comprendere cosa avessi appena sentito. Philip, l’uomo che avevo sempre considerato un alleato, ora era un assassino. Un assassino capace di uccidere suo padre, sua sorella, pur di arrivare al potere.
“E Cassandra?” La domanda mi scivolò dalle labbra, piena di rabbia. “Anche lei? Era un ostacolo, vero?”
Philip si lasciò sfuggire un gesto sconsolato, come se volesse scacciarsi quel rimorso che ora lo stava soffocando. “Cassandra… Non era mai stata una minaccia fino a quando non ha scoperto la verità. Ma quando l’ha fatto, quando ha cominciato a capire, sapevo che non avrei potuto permetterle di restare viva. Ho dovuto farlo. Lo dovevo fare. Se avesse parlato, se avesse rivelato tutto, il mio piano sarebbe crollato.”
Mi allontanai di un passo, sentendo il peso delle sue parole schiacciarmi. Era troppo, troppo da accettare. “Non c’era altro modo?” chiesi, la mia voce quasi spezzata dal dolore. “Non c’era alcuna via per fermarsi prima di arrivare a questo punto?”
Philip mi guardò con occhi pieni di una tristezza che non avevo mai visto in lui. “Non avevo scelta, Gabriel. Il potere è una prigione. E quando ci sei dentro, non esiste libertà.”
Il silenzio calò tra di noi, denso e pesante. Le sue parole mi rimbombavano nella testa. Mi chiedevo come fosse stato possibile che quella persona, che avevo sempre considerato un amico, fosse in realtà capace di tutto questo. Ma ormai la verità era chiara: il principe che avevo conosciuto non era più lo stesso uomo. C'era solo il peso delle sue azioni e il rimorso che ormai lo divorava.
“Spero che tu possa perdonarmi,” disse alla fine, come se quelle parole potessero mai cancellare tutto ciò che aveva fatto. “Ma la verità è questa. Ho preso il mio posto. E ora, tu devi scegliere: rimanere a guardare o agire.”
La sua domanda mi colpì come un colpo al cuore. Dovevo fare qualcosa? Dovevo fermarlo? Ma ero anche intrappolato in un vortice che non avevo mai immaginato. La verità che avevo scoperto mi stava distruggendo. Non ero più sicuro di cosa fosse giusto o sbagliato.
Guardai Philip per un istante, poi mi voltai, incapace di continuare la conversazione. Avevo bisogno di tempo per comprendere tutto. Ma ora, sapevo che nulla sarebbe stato più come prima.
Mi voltai, il cuore che batteva all'impazzata. Non riuscivo a credere a quello che avevo appena sentito. “Non ci credo,” dissi con voce tremante, le parole che mi uscivano a fatica. “Non posso credere che tu sia capace di tutto questo. Come hai potuto? Come hai potuto uccidere tuo padre e tua sorella? Pensavo di conoscerti, Philip, ma ora vedo solo un mostro. Se pensi che mi terrò il segreto, ti sbagli. Dirò tutto a tutti, li avviserò. Tutto ciò che hai fatto dovrà venire alla luce!”
Philip, visibilmente colpito dalle mie parole, scattò in piedi, e il suo volto si fece rigidamente severo. I suoi occhi bruciavano di rabbia. “Non capisci, Gabriel!” urlò, avanzando di un passo verso di me. “Non capisci cosa significa essere in questa posizione. Non è solo un gioco! È la mia vita! Se fai quello che minacci, tutto crollerà, e con esso anche tu. Io sono l'unico che può mantenere il controllo di questo regno. Tu non hai idea di cosa significhi davvero!”
Mi sentivo come se il terreno sotto i miei piedi stesse crollando. Le sue parole mi facevano tremare, ma non avevo paura di lui. “E io non voglio far parte di un regno costruito su sangue e menzogne,” risposi, la voce decisa. “Tu sei un assassino, Philip, e non meriti di governare. Vederai cosa accadrà quando dirò la verità.”
Lui mi fissò con uno sguardo che avrebbe gelato anche l'anima più forte. “Allora lo farai, vero?” disse lentamente. “Ma pensi davvero che le persone ti crederanno? Temo che tu stia sottovalutando molto la situazione, Gabriel. Ti sbagli di grosso.”
La stanza sembrò crollare su di me. Il dottor Brown apparve sulla soglia, come se fosse stato in attesa del momento giusto.
"Gabriel, fermati," disse la sua voce, severa e perentoria. Il suo sguardo era gelido, ma decisamente complice.
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A MELANCHOLIC MELODY
Gizem / GerilimLa storia di Gabriel, un famoso pianista di corte che perde la memoria e vive in una realtà fantasma in cui sembra essere morto.
