una notte

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La notte a Milano pulsava di vita, il club era pieno di risate, bicchieri che tintinnavano, corpi che si muovevano al ritmo della musica. Ghali, appoggiato al bancone, osservava il caos con un mezzo sorriso. Con un bicchiere di whisky in mano, si sentiva al centro del mondo, ma stranamente distante. Era una serata come tante, fatta di volti che si confondevano, voci che si mescolavano, finché non entrò Nayra.

Lei camminava come una tempesta silenziosa, con passi decisi e uno sguardo che sembrava illuminare l'oscurità. Indossava un abito di seta color ametista, aderente quanto bastava per catturare l'attenzione senza essere eccessivo. I suoi occhi erano di un grigio intenso, quasi ipnotico, e i capelli scuri le scendevano lungo la schiena come un velo misterioso.
Quando incrociò lo sguardo di Ghali, tutto il resto svanì. Lei non abbassò lo sguardo, non sorrise timidamente come facevano le altre. Lo guardò con una calma che lo spiazzò, come se lo conoscesse già, come se avesse il controllo su di lui prima ancora che si presentassero.
"Interessante"" disse lei, avvicinandosi al bancone.
"Cosa?" chiese Ghali, sorpreso.
"Che sei qui, da solo, a guardare tutti come se il mondo fosse tuo. Ma dentro sei annoiato."
Lui sorrise. "E tu? Sei qui per leggere nella mente degli sconosciuti?"
"No," rispose Nayra, piegando appena la testa. "Sono qui per scuotere le loro certezze."

Nel giro di pochi minuti, erano seduti in un angolo appartato. Ghali era affascinato, non solo dalla sua bellezza, ma dal modo in cui parlava. Nayra era sicura di sé, audace, e non si lasciava impressionare da lui.

"Non sembri una che si lascia conquistare facilmente," osservò lui, cercando di sondare il terreno.

"Non mi lascio conquistare affatto," rispose lei, portando il bicchiere alle labbra.
"Non sono una bambola che puoi mettere su uno scaffale e dimenticare quando ti stanchi."

Le parole lo colpirono più di quanto volesse ammettere. Si trovava di fronte a una donna diversa da tutte le altre, qualcuno che non cadeva nei suoi giochi, ma che anzi li ribaltava con eleganza.

Quando la musica cambiò ritmo, Nayra si alzò. "Vieni," disse, tendendogli la mano.
"Dove?"
"A ballare. O hai paura di lasciarti andare?"

Il loro corpo a corpo sulla pista da ballo era una promessa non detta. Ogni movimento di Nayra era una provocazione, un invito a un gioco che Ghali sapeva di non poter vincere. Lei gli danzava intorno, il corpo che sfiorava appena il suo, abbastanza da far salire il desiderio ma mai abbastanza da soddisfarlo.

Quando la serata volse al termine, Nayra si avvicinò al suo orecchio. "Cosa farai ora, Ghali? Giocherai ancora, o ti arrenderai?"

Lui la prese per mano, guidandola fuori dal club, senza rispondere.

La porta si chiuse alle loro spalle, e per un istante rimasero immobili, l'uno di fronte all'altra. Nayra lo guardò con un sorriso enigmatico, mentre con un gesto lento si sfilava le scarpe.
"Allora," disse, avvicinandosi. "Ora che siamo soli, cosa pensi di fare con me?"

Ghali le si avvicinò, le mani che le sfioravano i fianchi. "Qualcosa che non dimenticherai."

Lei rise piano, scuotendo la testa. "Sicuro che non sarai tu quello che non dimenticherà?"

Nayra prese il controllo, spingendolo contro la parete con una forza sorprendente.
Le sue mani scivolarono sulla camicia di Ghali, sbottonandola con una lentezza esasperante. Ogni bottone che cadeva rivelava un frammento della sua pelle, e le sue dita lo esploravano con una delicatezza che lo faceva tremare.

Quando le sue labbra sfiorarono il suo collo, Ghali trattenne il respiro. "Tu non sei come le altre," sussurrò, con la voce spezzata dal desiderio.
"No," rispose lei, mordendogli leggermente il lobo dell'orecchio. "E non sarò mai tua."

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