Ghali e Sofia erano inseparabili, legati da un filo invisibile che sembrava indistruttibile. Si erano conosciuti quando avevano appena cinque anni, in un parco vicino casa, dove le loro madri li avevano portati per farli giocare. Lei, con il suo sorriso contagioso e gli occhi pieni di curiosità, lo aveva preso per mano senza esitazione, trascinandolo verso l'altalena. Lui, un bambino timido che preferiva osservare il mondo piuttosto che tuffarcisi dentro, si era lasciato guidare da quella forza luminosa che era Sofia.
Da allora, erano stati inseparabili. Ogni mattina, Ghali passava sotto casa sua e aspettava che lei uscisse di corsa, il solito zaino colorato in spalla e mille parole pronte per essere dette. Andavano a scuola insieme, sedevano accanto in classe, si scambiavano foglietti durante le lezioni noiose. Se uno dei due era triste, l'altro lo capiva senza bisogno di parole. Se uno cadeva, l'altro tendeva la mano. Non c'erano segreti tra loro: Sofia sapeva delle paure di Ghali, del suo modo di rifugiarsi nella musica quando il mondo diventava troppo rumoroso, e lui conosceva ogni sogno di lei, ogni desiderio, ogni angolo della sua mente sempre in movimento.
Erano così diversi, eppure si incastravano alla perfezione, come due pezzi di un puzzle che il destino aveva deciso di unire. Sofia era il sole, sempre pronta a illuminare anche i giorni più grigi e Ghali era la quiete della notte, il porto sicuro dove lei poteva sempre tornare. Non avevano bisogno di prometterselo, lo sapevano e basta: sarebbero stati migliori amici per sempre.
Il vento accarezzava dolcemente le foglie degli alberi, facendo danzare le ombre sul vecchio muretto di pietra. Quel posto era sempre stato loro. Un angolo nascosto del parco dietro la scuola elementare, dove da bambini si rifugiavano dopo le lezioni, dove da adolescenti si confidavano i loro segreti più profondi. Quello era il loro mondo, il loro rifugio.
Ghali era seduto sul muretto, le mani infilate nelle tasche della felpa, lo sguardo perso tra i rami che si intrecciavano sopra di lui. Era arrivato in anticipo, come sempre. Sofia gli aveva scritto poche ore prima: "Ci vediamo al muretto. Devo dirti una cosa."
Quando la vide arrivare, riconobbe subito il suo passo leggero, il modo in cui si scostava i capelli dal viso con quel gesto che non aveva mai perso negli anni. Ma c'era qualcosa di diverso in lei quella sera. Un'energia diversa, come se fosse piena di parole che facevano fatica a uscire.
«Ehi,» disse lui con un sorriso accennato.
«Ehi,» rispose Sofia, sistemandosi accanto a lui sul muretto. Per qualche istante rimasero in silenzio, ascoltando il fruscio degli alberi. Poi lei prese un respiro profondo.
«Devo dirti una cosa importante.»
Ghali si voltò verso di lei, inclinando leggermente la testa. «Dimmi.»
Sofia giocherellò con le dita, come faceva sempre quando era nervosa. Poi lo guardò negli occhi e disse, con un sorriso incerto: «Mi sposo.»
Il tempo sembrò fermarsi. Ghali sentì il cuore battergli più forte nel petto, ma il suo viso rimase immobile. «Cosa?»
«Mi sposo,» ripeté lei, questa volta con più convinzione. «Matteo mi ha chiesto di sposarlo.»
Per un attimo, Ghali non seppe cosa dire. Aveva sempre saputo che, un giorno, le loro vite avrebbero preso strade diverse, ma non si era mai preparato davvero a quel momento.
«Wow,» riuscì a dire infine, sforzandosi di sorridere. «È fantastico, Sofi.»
Sofia lo guardò, come se stesse cercando qualcosa nel suo viso. «Davvero?»
Lui annuì, ma dentro sentiva un peso inspiegabile. «Certo. Sei felice?»
Lei fece un piccolo sorriso. «Sì. Molto.»
