la nostra canzone

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La stanza era immersa in una penombra calda, le lenzuola arruffate avvolgevano Ghali e Helena come una seconda pelle. Lui era sdraiato sul fianco, la testa appoggiata sul braccio mentre fissava il viso di Helena, che giaceva accanto a lui con gli occhi socchiusi, il respiro ancora profondo. I suoi capelli scivolavano come onde dorate sulle spalle nude, e ogni tanto, un sorriso lieve si disegnava sulle sue labbra, come se stesse sognando qualcosa di dolce.

Ghali non riusciva a staccare gli occhi da lei. Aveva sempre trovato difficile descrivere quella sensazione, ma in quel momento, mentre il silenzio della notte li avvolgeva, le parole della canzone che aveva scritto per lei gli tornavano in mente come un mantra.

"È più di tutto il resto," pensò, il cuore che batteva piano ma deciso. "Non sono solo le sue curve, non sono i suoi occhi. È il modo in cui parla, come se stesse modellando il mondo con ogni parola."

Era qualche mese prima, in un piccolo caffè nel centro di Milano. Helena parlava di un libro che aveva appena finito di leggere, i suoi occhi brillavano di passione mentre spiegava il significato nascosto di ogni capitolo. Ghali era rimasto incantato, il caffè nella sua tazza ormai freddo, dimenticato.

"Tu credi che possiamo davvero costruire qualcosa di così eterno?" gli aveva chiesto Helena, con un sorriso quasi timido, ma con quella luce nei suoi occhi che sembrava sfidarlo a rispondere sinceramente.

"Sì," aveva risposto lui senza esitare, il tono calmo ma pieno di certezza. "Solo se lo costruiamo insieme."

Helena aveva riso, un suono melodico che gli era rimasto in testa per giorni.

"Perché mi guardi così?" mormorò Helena all'improvviso, con gli occhi ancora chiusi ma un sorriso che si allargava sulle sue labbra.

"Non riesco a smettere," rispose Ghali, la voce bassa, quasi un sussurro. "Sei bellissima."

Lei aprì gli occhi e lo fissò, il suo sguardo profondo, caldo, quasi troppo intenso da sostenere.

"C'è dell'altro, non è vero?" disse lei, con quella capacità di leggere dentro di lui come se fosse un libro aperto.

"Esatto," ammise Ghali, un piccolo sorriso che si fece strada sul suo volto. "È il modo in cui parli. Il modo in cui pensi. Come riesci a vedere il mondo e farmelo vedere anch'io. Sei perfetta nel tuo mondo, e io voglio farne parte."

Helena lo guardò per un lungo momento, poi si spostò verso di lui, posando una mano sul suo viso. "E tu sei quello che rende il mio completo."

Una sera, in studio, mentre Ghali lavorava a quella canzone. Helena era seduta su un divano dietro di lui, con un libro in mano, ma ogni tanto lo osservava, il modo in cui si concentrava, il modo in cui si perdeva nella musica.

"Che stai scrivendo?" gli aveva chiesto a un certo punto, alzandosi per avvicinarsi.

"Qualcosa per te," aveva risposto senza girarsi, continuando a digitare le parole sullo schermo.

"Posso leggere?"

"No, non ancora. Voglio che tu lo ascolti quando sarà finito. Quando sarà perfetto."

Lei aveva riso, appoggiando il mento sulla sua spalla. "Se è per me, sarà perfetto comunque."

Ghali tornò alla realtà, Helena che gli accarezzava il viso con delicatezza. Si sporse per baciarla sulla fronte, sentendo il suo respiro calmo mescolarsi al suo.

"Un giorno ti sposo," le disse, le parole uscite prima ancora che potesse pensarci troppo.

Helena rise piano, poi lo guardò, seria ma con un calore negli occhi che gli tolse il fiato. "Non vedo l'ora."

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