i can't quit you

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Anya fissava il suo telefono con un misto di terrore e desiderio. Il nome di Ghali brillava sullo schermo, una semplice notifica che scatenava un tornado dentro di lei. Sapeva che avrebbe dovuto lasciarlo andare. Le sue amiche le ripetevano continuamente: "È tossico, Anya. Ti sta consumando. Devi smetterla con lui." Ma ogni volta che pensava di mettere fine a tutto, bastava la sua voce, quella voce calda e ipnotica, per farle crollare ogni barriera.

"Non posso chiudere con te."
Era il mantra che si ripeteva ogni volta che rispondeva al telefono, ogni volta che sentiva le sue mani sul suo corpo, ogni volta che si lasciava travolgere dal suo incantesimo. Ghali era come il fuoco: pericoloso, ma irresistibile.

Si erano conosciuti in un club. Lei era lì con le amiche per dimenticare una brutta giornata, lui era il centro dell'attenzione, con i suoi occhi magnetici e quel sorriso che sembrava promettere avventure e disastri allo stesso tempo. Quando i loro sguardi si erano incrociati, qualcosa in lei era scattato.
"Vieni con me," le aveva detto. Non era una domanda, ma un comando, e lei non aveva esitato. Quella notte l'aveva portata in un mondo fatto di euforia, musica e sguardi che dicevano tutto senza bisogno di parole.

Ma quel mondo aveva un lato oscuro. Ghali era inafferrabile. Un momento era il suo paradiso, il successivo il suo inferno. La faceva sentire unica, speciale, ma poi spariva per giorni, lasciandola sola con i suoi pensieri. Ogni volta che tornava, portava con sé il caos, ma anche una passione che nessun altro le aveva mai fatto provare.

Anya iniziò a cambiare. Non rispondeva più alle amiche, evitava i consigli della madre, persino il lavoro cominciava a risentirne. Ghali era tutto ciò che voleva, eppure la stava distruggendo. Le sue promesse di cambiare erano vuote, ma lei voleva crederci. Voleva credere che l'amore potesse essere sufficiente.

"Anya, devi lasciarlo andare," le disse un giorno Sara, la sua migliore amica. "Non ti sta portando altro che dolore."
"Non capisci," rispose lei con gli occhi pieni di lacrime. "Quando siamo insieme... è tutto. È come se nulla al mondo avesse importanza."
"Ma quando non c'è?" insistette Sara.
Anya non rispose. Lo sapeva, ma non poteva accettarlo. Non ancora.

Una notte, dopo settimane di silenzio, Ghali si presentò alla sua porta. Lei lo accolse senza fare domande, il cuore che batteva all'impazzata. "Anya, sono qui," disse, avvicinandosi a lei. La sua voce era come una melodia, calmava tutte le sue paure. Ma mentre lui la teneva tra le braccia, lei sentì qualcosa di diverso. Un vuoto, una distanza che nemmeno il suo calore poteva colmare.

"Non posso continuare così," sussurrò, ma anche mentre lo diceva, sapeva che era una bugia. Quando lui le prese il viso tra le mani e la baciò, tutte le sue paure svanirono, sostituite dal desiderio, dal bisogno di lui.

Era come una droga. Sapeva che avrebbe dovuto smettere, ma non poteva. Non ancora.

Anya camminava per strada, sentì una melodia familiare provenire da un bar. Era una canzone di Ghali. Le sue parole risuonavano nelle sue orecchie come un promemoria di tutto ciò che avevano vissuto. Parlava di un amore che bruciava, che consumava tutto. Un amore che era sia paradiso che inferno.

La ragazza si fermò, ascoltando ogni parola. Era la loro storia, ma anche la sua resa dei conti. Sapeva che continuare significava perdere se stessa, ma lasciarlo significava perdere una parte di lei che non sarebbe mai tornata.

Quando la canzone finì, prese una decisione.

Era tempo di chiudere.

Anya tornò a casa, prese il telefono e scrisse un ultimo messaggio a Ghali: "Ti ho amato, ma ora devo amare me stessa."

Quella notte non rispose alle sue chiamate. Il suo cuore voleva crollare, ma per la prima volta, ascoltò quella voce calma e nascosta dentro di lei.

La voce che le diceva che era ora di riprendere il controllo.

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