Le nocche delle sue mani continuavano ad infrangersi sulla porta davanti a lui. Il suo sguardo era fisso sul corpo di Harry disteso sul marciapiede. Sentì dei passi provenienti dall'interno della casa. Staccò il suo pugno dalla porta e si inginocchiò vicino ad Harry. I ricci gli ricadevano davanti agli occhi e Louis avrebbe tanto voluto vedere la sua mano scostarli per rimetterli al loro posto. Passò un braccio sotto al suo collo e l'altro sotto le sue ginocchia. Fece peso sulle ginocchia e sollevò il corpo di Harry dal suolo.
Finalmente la porta si aprì lasciando vedere una donna sulla quarantina. In lei, Louis poté subito riconoscere i lineamenti del ragazzo che aveva fra le braccia. Il sorriso con il quale aprì la porta, scomparve guardando il corpo di suoi figlio inanimato. Senza esitare nemmeno per un secondo, si avvicinò ad esso e gli accarezzò i capelli. Non sapeva esattamente perché lo avesse fatto, ma l'avrebbe aiutata a tranquillizzarsi. Alcune lacrime le rigarono il volto prima che la sua bocca si aprisse per permetterle di parlare.
-Aspetta qui, per favore-
Louis annuì. La donna che poco fa era davanti a lui, scomparve dietro la porta di quella casa. Tornò a guardare Harry. Il peso del suo corpo iniziava a farsi sentire, ma Louis avrebbe resistito. L'unica cosa che lo sollevava, era vedere il suo petto alzarsi ed abbassarsi ritmicamente. Era vivo, e solo quello importava. Improvvisamente sentì il motore di un auto accendersi. Girò completamente il suo corpo verso la strada e riuscì a vedere l'auto fermarsi accanto a lui.
- Presto!-
Senza esitare, Louis aprì lo sportello posteriore dell'auto e sdraiò il corpo di Harry sui sedili di essa. Chiuse velocemente la portiera per mettersi al posto del passeggero, di fianco alla donna che aveva associato alla madre di Harry. Schiacciò il pedale con un piede e l'auto sfrecciò lungo le strade di Manhattan. Louis si prese qualche secondo prima di guardarla. Le lacrime continuavano a rigarle il volto. Sapeva che doveva darle qualche minuto prima di elaborare il tutto. Il suo sguardo era concentrato sulla strada. Non le importava dei limiti di velocità e tanto meno dei semafori rossi che si lasciava dietro.
-Cos'è successo?- Fece un profondo respiro per fermare le lacrime, prima di parlare.
-Non lo so. Lo stavo accompagnando a casa e arrivati lì, non si è sentito bene-
Rispose sinceramente Louis.-Sei un suo amico? Come ti chiami?-
Chiese ancora-Mi chiamo Louis, sono arrivato da poco in città, l'ho conosciuto solo poche ore fa-
Passò una mano fra i suoi capelli prima di tornare a guardare Harry. Il suo petto continuava ad alzarsi ed abbassarsi ritmicamente. Louis ne fu sollevato, ancora. Era bello. Era una di quelle cose che non ti stanchi mai di guardare, fissare. Era una di quelle cose che ti incuriosivano così tanto, da voler sapere ogni cosa di loro. I ricci, stavolta, cadevano sul sedile sottostante e solo in quel momento, Louis si rese conto di quanto fossero lunghi. Le sue braccia stese lungo i fianchi. Sembrava così in pace, in quel momento. L'auto svoltò in un parcheggio. Dovevano essere arrivati. Entrarono al pronto soccorso prima di fermare l'auto. Louis aprì velocemente la portiera dell'auto per poi richiuderla ed aprire quella posteriore. Con fatica, riprese Harry in braccio prima di entrare nell'edificio.
Degli infermieri accorsero dopo pochi minuti prima di portare via Harry. La madre di Harry cercò di tranquillizzarsi, seduta su una delle sedie nella sala fissando il muro davanti a lei. Louis, invece, non ci provava nemmeno. Sapeva che sarebbe stato inutile. Se ne stava in piedi, appoggiato ad una parete ricoperta da una carta da parati verde acqua. Guardava fuori dalla finestra auto entrare ed uscire da quel posto. Era orribile. Iniziò a picchiettare le dita contro il suo braccio. L'attesa era snervante. Sentì la madre di Harry fare svariate telefonate, non sapeva a chi, però. Il rumore di una porta attirò l'attenzione di Louis che si voltò di scatto per guardare. Un uomo con addosso un camice bianco ne uscì. Finalmente. Louis si avvicinò a lui e così fece la donna poco prima seduta.-Non è molto grave. Emorragia del tratto intestinale superiore. Un mio collega sta già operando. Sarà in piedi presto-
Disse sorridendo il dottore che Louis riconobbe come "John Martin" leggendo la targhetta sul suo camice.La madre di Harry ricambiò il sorriso e continuò a parlare con il dottore mentre Louis fissava un punto indefinito della stanza. L'ansia non era ancora passata. Era ancora lì. Pronta a divorarlo.
- Quando terminerà l'operazione?-
Interruppe bruscamente la conversazione.
- Un'ora al massimo-
Sorrise ancora.Dopo svariati minuti, il dottore lasciò la stanza. La madre di Harry gli aveva proposto varie volte di tornare a casa, ma lui voleva restare lì. Era quello il suo posto. Riprese la posizione di prima e continuò a guardare fuori dalla finestra.
- Mamma!-
Una voce femminile proveniente dalla porta, fece voltare ancora Louis. Una ragazza entrò nella stanza. Degli skinny neri le ricoprivano le gambe e coperta dai capelli biondi, indossava una felpa bianca, evidentemente troppo larga per il suo corpo minuto. E anche in lei, poté facilmente vedere il riflesso di lui. Dopo pochi secondi, si rese conto che non era sola. A stringerle la mano, c'era un'altra ragazza. Anche lei indossava degli skinny neri, ma a ricoprirle il busto c'era una camicia a quadri. La prima ragazza si avventò sulla madre per stringerla in un abbraccio mentre l'altra sorrideva alla scena. La madre salutò anche lei.
-Dov'è? -
Chiese. Si riferiva ad Harry.-In sala operatoria. Hanno quasi finito, starà bene-
Le sorrise tranquillizzandola.
Lo sguardo della ragazza vagò per la stanza fino a posarsi sul corpo di Louis.
- Lui chi è?-
Chiese a sua madre.- Sono Louis, un amico di Harry-
Rispose al posto suo. Si avvicino alle tre donne nella stanza e sorrise a tutte.
- Io sono Gemma, sua sorella. Lei è Emily, un'amica-
La ragazza sorrise, ma guardando Emily lo fece ancor di più.
- Ho bisogno di un caffè-
Annunciò Louis.-Torno subito-
Disse e lasciò la stanza. Percorse tutto il corridoio prima di arrivare alla macchinetta del caffè. Vide una barella uscire da un ascensore. Avrebbe riconosciuto i suoi ricci ovunque. Lasciò il caffè all'interno della macchinetta e corse dietro la barella, che aveva già raggiunto la sua stanza. Sua madre non era ancora lì. Le infermiere lasciarono la stanza e Louis fece per entrare.
- Mi dispiace, il signor Styles non potrà ricevere visite fino a stasera-
Disse una di loro poggiando la mano sul petto di Louis per costringerlo leggermente ad indietreggiare.-Ho bisogno di vederlo e non glie lo sto di certo chiedendo-
Era irritato. Troppe ore in quella stanza a pensare cosa sarebbe successo ad Harry. Voleva solo sapere che stesse bene.
-Vada o sarò costretta a cacciarla fuori-
Lo avvertì la donna prima di lasciarlo da solo davanti quella porta. Louis non poteva aspettare. Doveva vederlo. Si accertò che tutte le infermiere fossero intente a svolgere qualche attività e abbassò lentamente la maniglia della porta. La aprì e velocemente, la richiuse dopo essere entrato. Harry era disteso sul letto. Il suo volto era rivolto verso l'altra parte della stanza. Attaccata al polso, c'era una flebo ed altre cose che Louis non conosceva. Si avvicinò lentamente al suo letto, per non svegliarlo. Louis sentì il petto più leggero e sorrise. Sfiorò la sua mano con le dita tremolanti. Delle piccole vene sfioravano la pelle che la ricopriva. Aveva delle mani molto grandi, rispetto a quelle di Louis, e quando lui la strinse, se ne rese conto. Spostò lo sguardo sul suo viso. Sembrava tranquillo, rilassato. Sorrise ancor di più. Era bello.
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Set me free.
FanfictionEra come se fosse chiuso in una gabbia, dove urlava, ma nessuno riusciva a sentirlo. O meglio, nessuno voleva sentirlo. E lui avrebbe solo voluto qualcuno lì, pronto a liberarlo.