Rilasciò il fumo che aveva aspirato poco prima dalla sua sigaretta. Fumare non era una dipendenza, per lui. Era più un sfogo. Odiava dipendere dalle persone, dalle cose. Gli piaceva pensare di aver tutto sotto controllo, di avere il potere fra le sue dita lunghe e giocarci con le sue mani venose, ma alcune volte, non ce l'aveva. Odiava quella sensazione di impotenza, di fragilità. Lui doveva avere il potere. Lasciò cadere la sua testa all'indietro, poggiandola sulla sedia nera su cui era seduto. Chiuse gli occhi. Sentì una seconda mano strappargli via la sigaretta accesa che aveva fra le dita. Aprì leggermente gli occhi per buttare uno sguardo al ragazzo seduto accanto a lui. La chioma biondiccia gli ricadeva sul viso mentre aspirava. Dopo pochi minuti, la passò all'altro ragazzo seduto alla sua destra.
Zayn rialzò la testa dalla sedia per guardare i due ragazzi con cui conviveva da quando aveva dieci anni scarsi. Da quando fu abbandonato da tutti. Letteralmente.Li guardò ancora per un po'. Erano le uniche persone che aveva. Le uniche che non avrebbe voluto perdere. Le uniche persone che lo conoscevano per ciò che era e non ciò che sembrava essere. Sorrise leggermente, ma senza darlo a vedere.
Poggiò le mani sulle ginocchia e fece forza per alzarsi dalla sedia. Si diresse verso il frigo, non poco distante dalla sua posizione. Lo aprì, alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Non c'era molto, solo l'indispensabile. Lo richiuse senza prendere nulla. Non era cibo ciò che voleva. Sentiva dolore, ma non sapeva da dove provenisse. Da quando aveva lasciato la scuola, le parole di Louis continuavano a risuonare nella sua testa. Scosse la testa svariate volte per scacciare quella voce così fastidiosa per lui.
-Dovresti andare a lavoro-
Ridacchiò uno dei due ragazzi seduti attorno al tavolo.L'altro annuì semplicemente, facendo un piccolo sorriso.
-Solo perché sono il più grande, non significa che debba essere il solo a lavorare, Damon-
Gli disse alzandosi.
Il biondo spense la sigaretta nel portacenere sul tavolo e creò l'ultima nuvola di fumo, rilasciandolo dalle sue labbra.-Hai ragione, Aaron. Magari dovrebbe iniziare Zayn-
Rise ancora, ma stavolta più forte, buttando la testa all'indietro lasciando che i ricci cadessero all'indietro con essa.Zayn rise a malapena.
-Era una battuta, tranquillo, presto troverò un lavoro-
Disse Damon alzandosi dalla sedia e avvicinandosi a Zayn.- Cosa c'è Zay?-
Gli chiese poggiando i gomiti sul bancone.
Zayn lo guardò negli occhi, impassibile. Persino Damon si chiedeva come facesse a farlo. Come riuscisse a non provare nulla.Lo superò prima di raggiungere il divano e lasciarsi cadere su di esso. Chiuse gli occhi, cercando di soffocare quel sentimento che opprimeva lui. Non ci riusciva. Poteva spegnere la luce, fumare una sigaretta, chiudere gli occhi, ma nella testa aveva lui. Ogni secondo. Ogni minuto.
Riaprì gli occhi di scatto e sollevò il busto dal divano sottostante. Aaron era appena uscito dal bagno, passando una mano fra i suoi capelli castani.
-Aaron, potresti darmi un passaggio?-
Chiese.
-Certo. Dove devi andare?-
Chiese infilandosi il suo cappotto nero.-All'ospedale-
* * *
-Questi antidolorifici ti faranno venire un po' di sonno, ma sta tranquillo-
L'infermiera al suo fianco lo informò di ciò che avrebbe provato poco dopo, mentre inseriva il liquido nella flebo. Harry le sorrise leggermente.-Gli orari di visita sono finiti, quindi ora puoi dormire in pace-
Gli disse ridacchiando. Poteva capire quanto fosse stanco semplicemente guardandolo.
Ricambiò il sorriso.
L'infermiera si diresse verso la porta prima di chiuderla bene alle sue spalle. Era l'unica persona, oltre a sua madre, sua sorella ed Emily a trovarlo ogni giorno. Nessun'altro era venuto lì per lui. Non aveva grandi aspettative, ma gli faceva male saperlo. Era come un promemoria enorme che gli ricordava che nessuno teneva a lui, se non la sua famiglia. Avrebbe scommesso che Louis avesse fatto tutto quello per gentilezza, nient'altro.
Zayn lo aveva ridotto in quello stato. Avrebbe potuto fare di peggio. Era sempre stato così. Violento, rude. Certe volte, la maggior parte di esse, credeva che fosse davvero incapace di provare veri sentimenti, rabbia esclusa. Ma poi, aveva dei momenti in cui i suoi occhi s'illuminavano guardandolo, prima di tornare ad avere quel colore scuro come i suoi capelli.
Sentì le sue palpebre appesantirsi. Probabilmente erano gli antidolorifici che iniziavano a far effetto. Si lasciò trasportare da quella sensazione e chiuse gli occhi, addormentandosi.* * *
Entrò nell'edificio con passo veloce. Superò ogni stanza prima di arrivare ad un bancone.
-Harry Styles è qui?-
Chiese.
L'infermiera dietro il bancone alzò lo sguardo dai fogli che stava spostando poco prima per dedicarsi alla figura davanti a sé.
-Si, stanza 235, secondo piano. Farai meglio a sbrigarti, fra pochi minuti l'orario delle visite terminerà-
Gli sorrise leggermente.
Il moro non disse nulla. Si diede una leggera spinta con il bancone e raggiunse le scale. Salì i gradini a due a due, per non perdere troppo tempo. Raggiunto il secondo piano, corse per il lungo corridoio, prestando attenzione ai numeri delle stanze prima di raggiungere la sua. Si fermò davanti alla porta. Boccheggiò cercando di riprendere fiato dopo la lunga corsa. Le sue mani iniziarono a sudare e il suo cuore sembrava battere più velocemente del solito e sapeva che non era solo per la corsa. Fece un respiro profondo prima di agguantare la maniglia della porta. Ne fece un altro, cercando di far entrare più aria possibile. Sapeva che davanti a lui, gli sarebbe mancata. Abbassò lentamente la maniglia prima di mettere piede nella stanza. Chiuse la porta alle sue spalle e, lentamente, si avvicinò a lui.
Aveva gli occhi chiusi, ma il suo viso era rivolto verso la porta, come se lo stesse guardando anche in quello stato. Zayn sentì una stretta al cuore che per pochi secondi, gli fece credere che non ci fosse più aria in quella stanza. Si avvicinò ancora un po', facendo urtare le sue ginocchia contro il letto. Riusciva a vedere tutti i fili collegati al suo corpo. Era colpa sua.Mostro.
Una lacrima gli rigò il viso. Abbassò il capo. Quale razza di persona fa del male alla persona che ama? Un'altra lacrima lasciò i suoi occhi, bagnandogli le guance. In altre circostanze, le avrebbe asciugate subito. Ma in quel momento, non voleva. Strinse gli occhi, facendone scendere altre. Meritava di provare dolore. Era tutto ciò che provava, che aveva sempre provato.
Riaprì gli occhi lentamente. Il suo sguardo si posò sulla mano di Harry, stesa sul suo fianco. Schiuse le mani che non sapeva di aver stretto in un pugno. Tremava. Aveva paura di fargli male, anche in quella situazione. La alzò, prima di raggiungere quella di Harry. La strinse leggermente, per evitare di svegliarlo. Al contatto, non resistette. Le sue ginocchia cedettero e si ritrovò in ginocchio. Le lacrime continuavano a rigargli il volto mentre si portava la sua mano contro la bocca.
-Mi dispiace-
Gli disse semplicemente, prima di lasciare un lieve bacio sulla sua mano.
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Set me free.
FanfictionEra come se fosse chiuso in una gabbia, dove urlava, ma nessuno riusciva a sentirlo. O meglio, nessuno voleva sentirlo. E lui avrebbe solo voluto qualcuno lì, pronto a liberarlo.