MICKEY
Mi sveglio infastidito da un leggero ronzio nelle orecchie. Mi accorgo poco dopo che mi trovo d'avanti ad una macchina che regola i miei respiri. Sembrano regolari. Rendendomi conto di non essere a casa, mi metto a sedere e mi guardo attorno. È una camera d'ospedale.
Sono parecchio confuso.
La mia voglia di gridare ostina a fermarsi. Tutto quel che faccio è premere il campanello che avverte i dottori.
Suono uno,due,tre volte ma nessumo sembra ascoltarmi.
《Signore stia calmo》 mi intima una infermiera appena entrata vedendomi nervoso.
《Che ci faccio qui?》
Ha avuto un arresto cardiaco. È svenuto.
《Ian...?》 Mi ricordo d'un tratto tutto. Ian non si svegliava più, sembrava quasi morto.
《Ian Gallagher? Sta facendo delle analisi. L'ha presa forte la botta alla testa.》
《Ha avuto un incidente, io devo vederlo.》
《Signore stia calmo, si risolverà al meglio questa cosa.》
Comincio ad agitarmi, le mani mi tremano leggermente e un attacco di panico sta dilagando nel mio cervello, sulla mia pelle.
《Fatemelo vedere stronzi》 non ragiono e le parole escono da sole ormai.
《Okay calmo. Te lo faccio vedere, d'accordo?》
Annuisco confuso. È una presa in giro? Sto sognando? Mi viene da vomitare, la pancia mi procura solo dolore, le mani non hanno smesso di essere fredde e tremare.
La donna mi fa alzare e con estrema rapidità usciamo dalla stanza per recarci in corridoio.
《Seguitemi》mi prega la donna, ormai stanca dei miei lamenti.
Apre una porta bianca con su scritto: "Terapia intensiva".
La camera è bianca e puzza di ospedale. Sembra una cosa assurda, ma gli ospedali hanno un odore.
La dottoressa mi porta vicino ad un letto. Li sopra sta dormendo il mio piccolo, si, il mio piccolo con i capelli rossi.
Due lacrime ribelli decidono di uscire dai miei occhi stanchi.
《Ian》 dico singhiozzando.
《Può sentirla. Ci parli》
La dottoressa se ne va lasciandoci soli.
《Ian cazzo. Perché te ne sei andato da casa? Avresti potuto restare a casa, sotto le coperte con me. È colpa mia?》
Senza pensarci un attimo mi avvicino al lato del suo letto e mi stendo a malapena. È molto caldo, come sempre del resto.
《Magari non ti aspettavi una scena così, perché io intendevo sotto le coperte di casa nostra. Quando tu potevi abbracciarmi.》
Gli stampo un freddo bacio sulla guancia, sperando che l'abbia sentito.
《Ian, svegliati. La nostra vita è sempre stata dura, lo so, ma ultimamente non ce ne capita una giusta. Perché? Cosa abbiamo fatto di male? Siamo persone normali come tutti e meritiamo di amare serenamente. Se è questo il nostro destino sono pronto a combattere per te, e per nostro figlio.》
D'un tratto mi alzo dal letto di scatto. Cazzo, dov'è Alex? Sono le sei da quanto ho visto sull'orologio ed è uscito da scuola ore fa.
Mi allontano da Ian senza nemmeno aggiustare le coperte.
《Devo fare una telefonata》
Parlo frettolosamentente.
Mi fanno vedere dov'è il telefono attaccato al muro e digito il numero della scuola.
-- pronto, avrei bisogno di sapere una cosa --
-- Parla la preside della scuola, mi dica pure --
-- Vorrei sapere chi è venuto a prendere Alex Gallagher Milkovich --
-- Ezra Martinez, signore. Ha detto di essere il padre del suo migior amico di scuola, Matthew Martinez. --
-- O-okay? La ringrazio. --
Stacco la chiamata capendo a cosa stavo per cacciarmi.
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Mi dispiace per il capitolo cortissimo, ma ho molto da fare ultimamente e mi sono concessa solo questo. La prossma volta stabilirò molti più caratteri.
VOTATE E RECENSITE! :)
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Two hearts || Gallavich
FanfictionSequel di "Heart attack || Gallavich". Sono passati sei anni e Mickey ed Ian vivono la loro vita felicemente a Chicago. Hanno adottato Alex, undicenne che deve affrontare la prima media. A scuola, Alexander incontrerà Matty, un amico che diventerà...
