Mickey | Ezra's house
Busso due volte sulla porta di mogano.
Una ragazza dai capelli biondi mi apre insospettita.
Quest'ultima sembra spaventata, infatti sta per chiudermi la porta in faccia, se non fosse per la mia mano che riesce a fermare la porta.
《Ho bisogno di Ezra Martinez》
《Non faccio entrare nessuno in casa mia! Non più.》
La guardo incuriosito.
《Sono un suo amico, ve lo giuro. Mickey Milkovich》
《Non ti conosco》
《Lui mi conosce...Ci conosciamo dal liceo》
Sento dei passi che provengono dalla casa, probabilmente qualcuno sta scendendo le scale.
Si affaccia dalla porta il solit ragazzo che conosco, con canottiere senza fronzoli ne altro. I pantaloncini stretti sotto al ginocchio, delle pantofole e una macchia violastra sull'occhio. Chi l'avrà picchiato in quel modo?
《Un altro stronzo Milkovich abbiamo qui.》
Ridacchia sotto voce.
《Dov'è Alex?》 Dico senza giri di parole.
《Chi è Alex?》
《Mio figlio. Dov'è Alex?》
《Calmo. È di sopra. Ho saputo dell'incidente, mi dispiace. Anzi, non me ne frega un cazzo perché mi ha fatto un occhio nero quellp stronzo.》
《Lui è stato qui?》
《Si e senza dirmi niente mi ha colto di sorpresa. Alex è qui e comunque, non si merita dei genitori così violenti.》
Sento una fitta al cuore. Sono e stesse parole che ho riferito ad Ian quando ci siamo tenuti Matty. Ma noi non siamo cattivi genitori....o forse si?
《Fai scendere il mio bambino adesso.》
《Nicole, portalo di sotto.》 Intima Ezra alla ragazza bionda. Sarà la moglie?
《E comunque, come tu hai adottato Alex, noi abbiamo adottato Matty. Con la differenza che mia moglie non può fare figli, mentre voi siete solo dei froci del cazzo.》
《Sarò anche "frocio", ma almeno io sono felice di esserlo e non come te, che fai finta di interessarti alle donne quando in realtà ti piacievano le mattinate nei bagni della scuola con me o sbaglio?》Ezra rimane silenzioso. Rimaniamo così per un po', dopodiche Alex corre tra le mie braccia.
《Alex....ero in pensiero》
《Dov'è papà?》
《Papà?...è in ospedale.》
Alex mi guarda con occhi quasi lucidi dal dolore, o forse dal sonno.
《Voglio vederlo》mi intima lui.
Annuisco danto lasciando un occhiataccia ai due e nemmeno se ne ricorderanno.
《Andiamo》usciamo dal portico esasperati.
Entriamo nella grossa macchina con cui ho raggiunto la casa.
L'auto parte e noi incominciamo a correre.
Ore 6.45
L'ospedale è di un bianco pazzesco. Non c'è nulla di felice in questo posto, eccetto la parte dell'asilo nido. Le madri e i padri sono felici di avere dei figli interamente loro, ma io e Ian ci accontentiamo semplicemente di una terza presenza in casa da amare. Diciamo quarta, se aggiungiamo Tessa, la nostra cagnolina.
Ian ama i cani mentre io preferisco i gatti, ma direi che non posso lamentarmi della compagnia che mi fa mentre Alex e Ian non ci sono in casa.
Saliamo le scale che portano ad un ampio corridoio, il solito.
Ci avviciniamo alla sala d'aspetto, mentre Alex mi tira per i polsi, intimandomi di mostrargli la stanza dove sta dormendo Ian.
《Dobbiamo aspettare》
Mi lascia il polso ferito e si siede su una sedia rosso, la solita*.
《Papà sta bene?》
《Si, certamente.》
《Si è fatto male. Di chi è la colpa?》
Una fitta allo stomaco mi travolge.
《Di nessuno. Una macchina veloce lo ha travolto e adesso è qui per guarire.》
《E quandosi sveglia?》
《Quando vorrà》
《Papà, il padre di Matty è stato scortese con me. Mi ha preso per il braccio e mi ha buttato in macchina. Matty aveva paura, probabilmente perché il padre ha una stretta forte.》
Ho la bocca asciutta per la sorpresa.
《Poi arrivati a casa siamo entrati nella cameretta di Mat. Mom riuscivamo a riaprirla però.》
Mi alzo di scatto sicuro di questa cosa, ma anche un po' impaurito.
《Vi ha chiusi li dentro? E poi?》
《La mamma ci ha aperti dicendo che eri arrivato a prendermi. Era molto spaventata e tremava un po'.》
《È una cosa terribile Alex! Tu non devi stare con quella famiglia, hai capito?》
《Ma tu non sei venuto a prendermi. Io dove andavo?》
《Aspettavi a scuola. Non potevo assolutamente venire.》
《Ma tu pensi sempre a papà.》
《Alex non dire stupidaggini》
Non vorrei dire nessuna parola sgradevole date le persone.
《Si che è vero! È un adulto, e sa badare a se stesso. Io sono solo un bambino, e avevo paura di restare a scuola!》
Incomincia ad urlare senza fregarsene della gente che ammira lo spettacolo sgradevole.
《Alex, mi dispiace. Sarei dovuto venire a prenderti, ma papà era in pericolo e non potevo lasciare che morisse. Tu avresti voluto che tuo padre morisse?》
《No...》
Sospiro per un po', dopodiche bacio la sua fronte fredda. Ha preso la sua temperatura da me.
Un imfermiera si avvicina a noi con una cartellina in mano.
《Milkovich? Ian Gallagher si è svegliato. Può venire solo un maggiorenne.》
《E mio figio. Non posso lasciarlo da solo》
《Lo tengo d'occhio io dato che avete solo due minuti di tempo》
Mi abbasso all'altezza di Alex e gli sussurro: "non ti sto abbandonando, non questa volta. Vengo subito"
Corro verso la stanza. Apro la porta tremante.
La stanza è vuota, la solita.
C sono solo due letti e degli armadietti minuscoli.
《Mickey》sento sussurrare.
Mi avvicino al letto di Ian, piangendo.
《Ian cazzo. Mi sono preoccupato》
《Alex?》
《Era da Ezra. Io non lo sapevo però.》
Gira la faccia verso il cuscino.
《Hei, mi ascolti? Mi dispiace di averti ferito》
《Va via.》
《Non puoi mandarmi via così》
《Si che posso. Sei uno stronzo, vattene》
《Ian tu stai delirando.》 Appoggio le mie mani sulla sua calda fronte.
《Ti ho detto di andartene!》si alza di scatto e si mette a sedere.
《Stronzo io non me ne vado》
Incomincio a lacrimare. Da quando sono diventato così sensibile?
Scoppia a piangere. Non si ferma per un secondo, respira poco.
《Hei, non fare così...che ti prende?》
《Tu non puoi guarirmi cazzo! Io sono così e faccio schifo. Tuo padre ha ragione, io sono sbagliato per te. Va via da questa stanza.》
《No,no. Io e te siamo sposati, ricordi cazzo??》
《Non fai le valigie a casa solo per Alex. Altrimenti te ne saresti già andato》
《Ian, sei malato, stai delirando.》
《Essere bipolare non c'entra! Va via adesso, va via.》
Dei dottori entrano di corsa volendo calmarlo. Rimango in silenzio spaventato. Mi gira la testa e riesco a vedere le scarpe di Ian sotto al letto.
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Non si capisce molto bene alla fine, meglio così. Ricordate i disturbi bipolari? Sono tornati.
*la solita= come avrete notato, ho scritto "la solita" alla fine di una frase ben tre volte. Volevo indicare il continuo andare e venire in quell'ospedale.
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Two hearts || Gallavich
FanfictionSequel di "Heart attack || Gallavich". Sono passati sei anni e Mickey ed Ian vivono la loro vita felicemente a Chicago. Hanno adottato Alex, undicenne che deve affrontare la prima media. A scuola, Alexander incontrerà Matty, un amico che diventerà...
