Capitolo 2.

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Forse mia mamma aveva ragione. Forse non mi meritava. Eppure ho sempre pensato che dicesse un sacco di stronzate, tutto ciò che diceva su di lui mi entrava da un orecchio e mi usciva dall'altro. E se invece avesse ragione? Ma no, mia mamma non poteva avere ragione, o per lo meno io non gliel'avrei mai data per questioni di orgoglio. Ora sono in camera con le cuffie nell'orecchio, reduce ancora una volta di un litigio con Jarred. Non vi ho ancora parlato di lui. Iniziamo con il dire che è il mio ragazzo, si esatto, il MIO ragazzo. Stiamo passando un periodo di crisi, ma ciò non toglie che sia solo mio. Dovreste vedere le ragazze del primo anno, gli sbavano dietro e io davvero provo disgusto per loro. Sinceramente evito di litigarci, perché tanto si rendono ridicole da sole. Ogni volta che mi passano imparate mi squadrano e vedreste le facce che fanno quando vedono che bacio Jarred, si vede che muoiono dentro di invidia. Eppure in questo periodo ci siamo un po' allontanati. Sarà un po' per gli studi, un po' per lo sport (lui è capitano della squadra di football) e un po' per quelle ingenue che gli corrono dietro. Si però ora basta, sono stanca di fargli sentire la mia perenne disponibilità, ora da me avrà solo indifferenza e strafottenza. La musica nelle cuffie si blocca d'un tratto, prendo il telefono. Mi ha scritto. Dice che gli manco. Ribocco il telefono e faccio ripartire la musica. Il mio piano stava funzionando, ora era lui quello che aveva bisogno di me. Ma non mi bastava, doveva capire come mi ero sentita io in questo periodo. Ora ero io quella forte che se ne fregava. Eppure faceva male, come avrei fatto a stare senza? Pian piano mi sarei disaffezionata a lui, anche se sapevo già che non sarebbe mai successo. Ora vado a letto, sono troppo stanca, domani di sicuro uno dei professori mi interrogherà, ma stranamente non mi importa. Non mi importava più di niente.

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