2 - Apparizioni

57 5 3
                                        




                  

Avanzava a fatica nell' erba alta ormai da un pezzo, abbassandosi di tanto in tanto per evitare un ramo più basso, o fermandosi per districare un groviglio di rovi che le impediva il passaggio. Iniziò a chiedersi quanta strada avrebbe dovuto fare ancora, e perché mai suo zio desiderasse isolarsi dal mondo fino a quel punto, nascosto in mezzo ad una fitta foresta che sembrava senza fine. Doveva ammettere che in effetti non aveva mai sentito parlare di lui, anche se il cognome era lo stesso di suo nonno materno, ma non aveva mai avuto l'opportunità di conoscere nemmeno quest'ultimo, nonostante la madre ne parlasse sempre con grande affetto. Sua madre... ancora non riusciva a credere a tutto ciò che era successo nelle ultime 48 ore. Aveva perso tutto.

Il mattino prima

"Mamma, esco, ho l'allenamento extra oggi!" urlò rivolta alla cucina, poi corse fuori senza attendere una risposta. La sacca rimbalzava sulla sua schiena mentre correva verso la palestra, era di nuovo in ritardo per la lezione di scherma, questa volta non l'avrebbe passata liscia. Mancava poco più di un mese al torneo e la sua allenatrice continuava a prenotare la palestra ad orari improponibili, sconvolgendo i suoi programmi abituali. Arrivò all'allenamento con il fiatone, ma puntuale. Dopo due ore passate tra fendenti e affondi aveva terminato ogni briciolo di energia, così, dopo una doccia veloce, si incamminò verso casa. Ma aveva fatto solo pochi metri quando un'automobile grigia accostò, la portiera si aprì e scese un uomo in abito nero "Melody Hilderstone? Sono qui per prenderla in custodia momentaneamente, inoltre sarebbe meglio se si accomodasse in macchina, devo parlarle degli ultimi avvenimenti riguardanti la sua famiglia, e non le piaceranno."

Un incendio. La sua vita era andata in fumo, letteralmente. L'auto accostò al limitare del bosco e Mel scese sbattendo la portiera, poi si mise a correre, lo sguardo vuoto fisso su un punto davanti a se. Si sentiva in un sogno, o meglio, in un incubo, sentiva la pelle formicolare e il terrore assalirla. Man mano che si avvicinava alla radura sentiva l'odore di fumo farsi più intenso, la cenere fluttuava intorno a lei come neve grigia. Non saprebbe dire per quanto tempo rimase a fissare quella radura devastata, il suo sguardo vagante si spostava da un cumulo di detriti all'altro, senza sosta, cercando anche il minimo segno di vita in quel mare di morte. Solo più tardi la informarono che non avrebbe potuto vedere i suoi genitori e sua sorella, i corpi erano irriconoscibili a causa delle ustioni, era difficile persino capire quale fosse suo padre e quale sua madre. Per Maeve invece non c'erano stati problemi: Mel cercò con tutta sé stessa di non pensare a come doveva essere ridotto il corpicino di sua sorella, voleva ricordare solo il suo sorriso, così candido in confronto alla pelle scura tipica della sua gente. Maeve era stata adottata quando i suoi genitori avevano scoperto di non poter avere un secondo figlio, nonostante lo desiderassero da molto tempo. Sin dal primo giorno Mel l'aveva amata come una vera sorella, erano sempre state inseparabili, o almeno così credeva.

Le mancavano così tanto, ora temeva che un giorno i loro volti sarebbero diventati solo ricordi sbiaditi, confusi e incerti, troppo lontani nel tempo per essere ancora vividi, ma non aveva nemmeno qualcosa che potesse ricordarglieli, o forse..

Si fermò all'improvviso e si mise una mano nella tasca della giacca, le sue dita afferrarono il freddo metallo della scatola che le aveva consegnato quel tale poco prima. La osservò per qualche secondo: le incisioni le erano familiari, ma non riusciva a capire dove le avesse già viste. Sollevò il coperchio con mani tremanti, rivelando il ciondolo che sua madre portava sempre al collo, non lo toglieva mai, nemmeno per dormire. Era formato da una scheggia di ossidiana, incastonata al centro di una montatura circolare, decorata a sua volta da spirali e motivi floreali molto complessi. Mentre lo guardava, una lacrima le cadde sulla mano, non si era nemmeno accorta di aver iniziato a piangere. Si asciugò il viso con una manica, infilandosi la catenella al collo, e proseguì lungo il sentiero. Fece solo pochi metri quando improvvisamente vide un varco aperto tra gli alberi di fronte a lei, iniziò a correre e sbucò all'improvviso in un prato enorme, totalmente circondato da una fitta coltre di alberi. Esattamente al centro dello spiazzo c'era la villa più grande che la giovane avesse mai visto. Doveva essere di epoca vittoriana e avere almeno una trentina di stanze, c'era solo un inconveniente: aveva tutta l'aria di essere disabitata.

RebirthLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora