10 - Preparativi

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La sala si rivelò essere la stessa in cui avevano sentito pronunciare la profezia pochi giorni prima. A Mel sembrava che fosse passata un'eternità da allora: aveva imparato molto, e non aveva avuto molto tempo per riflettere realmente su ciò che le stava accadendo. Erano stati giorni carichi di scoperte, in parte sul suo nuovo corpo sovraumano, ma aveva anche appreso nuove tecniche di combattimento e nuove abilità. Eppure, quando varcò la porta, le sembrò di essere tornata improvvisamente la se' stessa spaventata ma decisa di quella prima volta.

Gli spalti lucidi erano vuoti, i pochi presenti erano radunati attorno ad un tavolo circolare che occupava il centro della sala. Mel riconobbe Lorcan Locksley, che le rivolse un sorriso incoraggiante, Niamh, Moira, un paio di elfi dall'aria severa vestiti di nero, la regina in una tunica celeste, e infine, con suo grande stupore, il fabbro Gofannon. Quest'ultimo fece loro cenno di avvicinarsi, con un'espressione stranamente preoccupata. I ragazzi si strinsero attorno al tavolo, su cui scoprirono essere distesa una vasta mappa del territorio di Damara, con alcune pedine colorate ad indicare truppe e presidi. I territori delle varie tribù, indicati da tinte diverse, si raccoglievano come una corolla di petali attorno ad una zona circolare esattamente al centro delle sei zone elfiche, al centro del cerchio, vi erano rune dorate ed eleganti. Si sforzò di decifrarne il significato da quel poco che aveva imparato dalle lezioni serali, o meglio notturne, di Lorcan: non poteva esserne certa, ma le lettere sghembe tracciavano la parola "Nemeton". Mel fece scorrere lo sguardo sul resto della mappa, cercando di memorizzare il maggior numero di dettagli. La giovane aveva intuito, dai racconti di Lorcan, che la tribù della Luce fosse in vantaggio, ma non si era mai resa conto di quanto questo fosse netto. Pedine bianche con incise piccole stelle a quattro punte inondavano la maggior parte della cartina, ricoprendo anche i territori della tribù del Fuoco e del Buio, indicate rispettivamente da una fiamma e da una mezzaluna. Mel sentì un nodo stringerle la gola: un numero incredibile di pedine candide si affollavano al confine tra regno del buio, ormai conquistato, e regno dell'aria, pericolosamente in inferiorità numerica. "Ho fatto incazzare un troll... vicino al confine con la luce." Mel cercò con lo sguardo Doran, che fissava quello stesso punto della mappa, le sue mani stringevano convulsamente il legno del tavolo, tanto da far sbiancare le nocche. Lorcan le aveva rivelato la provenienza dei suoi compagni la sera precedente, quando era andata a trovarla nel suo appartamento.

Avevano parlato delle lezioni, e di come Mel stesse facendo progressi con rapidità incredibile, grazie soprattutto al suo impegno e alla sua dedizione. Poi Mel aveva chiesto della prima generazione di ribelli, di cui facevano parte i suoi genitori: combattendo fianco a fianco si erano creati forti legami, che avevano portato alla nascita dei cinque eletti. Doran era figlio dell'acqua, da parte materna, e del buio; il padre di Connor veniva dalla tribù dell'acqua, ma la madre era della foresta. Aine invece, dell'aria e, come le aveva rivelato, della luce da parte paterna. Niamh era figlia di una ribelle dell'aria e di un nobile della tribù del fuoco, ma su questo punto Lorcan si era fatto piuttosto vago e aveva cambiato rapidamente argomento.

Mel osservò i suoi compagni, Aine aveva un'espressione turbata, sembrava sul punto di fuggire, Connor e Doran non riuscivano a distogliere lo sguardo dalla cartina, il rosso aveva la mascella serrata, e una vena scura si era fatta visibile lungo la sua tempia pallida: sul confine della tribù della foresta si affollavano numerosi insediamenti nemici, e nemmeno il regno dell'acqua era al sicuro. Niamh invece sembrava impassibile, fissava il tavolo senza distogliere lo sguardo, senza vederlo realmente, ma il suo atteggiamento apparentemente distaccato veniva tradito dal battere ritmico del suo indice sull'impugnatura del suo bastone. Tutti avevano davanti agli occhi la disfatta di ciò che avevano di più caro, quella mappa mostrava chiaramente il pericolo che incombeva sulle loro famiglie e su tutto ciò che conoscevano. Mel vide i loro sguardi, e ricordò il suo. Quello sguardo terrorizzato, angosciato e frustrato, era lo stesso che sapeva di aver avuto anche lei, mentre guardava impotente la sua casa rasa al suolo, le rovine fumanti che avevano seppellito la sua famiglia. Sentì una rabbia immensa montarle dentro, un'ira crescente contro l'ingiustizia dell'animo umano, perché si, gli elfi erano creature superiori nel fisico e nelle abilità, ma nel profondo, ciò che accomuna la terra e Damara è l'egoismo e l'avidità dei loro abitanti, pronti a distruggere un popolo intero, pur di non vederlo in mano a qualcun altro.

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