Lo feci entrare e sedere sul divano, coprendolo con una coperta. Tremava come una foglia e delle lacrime gli rigavano il volto.
“Liam che - che è successo?”. Si voltò verso di me e prese il mio volto tra le mani. Annullò la distanza tra le nostre labbra e mi coinvolse in un intenso bacio che fece sgusciare il mio cuore fuori dal petto. Mi allontanai.
“Ma che stai facendo?” chiesi sconvolta.
“Cosa – cosa hai provato Adele?”.
Mi colse impreparata. “Bè mi – mi è piaciuto, ma non riesco a capire che cosa ti abbia spinto a farlo”.
Il suo respiro si fece più irregolare. “Ti devo chiedere di sederti sopra di me e baciarmi, ti prego”.
“Cosa? Io non..”. Non feci in tempo a finire la frase che mi prese di peso, facendomi sedere su di lui e annullò nuovamente la distanza tra i nostri volti con un altro travolgente bacio.
Si scostò da me e guardò verso i suoi pantaloni. “Oh mio Dio, penso.. credo.. forse.. sono gay”.
Scesi dalle sue gambe e mi sedetti accanto a lui. “Come fai a dirlo?” chiesi asciugandomi le labbra. Sapevano tremendamente di Liam e il suo bacio mi era piaciuto.
“Quando ti ho baciata non provavo nulla e J è la dimostrazione che non sento nulla verso una ragazza”.
“J?” chiesi guardandolo stranita. Mi fece segno verso il suo pacco e alzai le mani. Mi alzai e andai in cucina a preparare qualcosa di caldo per quel ragazzo.
“Da quanto pensi di..?”.
“Da quando stare vicino a Zayn, senza provare un fremito ogni volta che mi guarda, è diventato impossibile”.
Gli porsi una tazza di tè caldo e mi sedetti a tavola, accanto a lui. “C’è una cosa che ti devo dire Adele.. – cominciò – sai noi..”.
In quel momento la suoneria del mio cellulare interruppe il suo discorso e mi catapultai verso di lui per afferrarlo, prima che la persona dall’altra parte del telefono pensasse che fossi morta.
“Pronto? Oh c – ciao Harry, cosa? Venire alla festa con te? S – sì, mi piacerebbe molto. A domani”. Posai il telefono sul tavolo della cucina in modo da averlo più vicino e non dover correre da una parte all’altra per cercarlo.
“Stavi dicendo?”.
“Nu – nulla, è meglio che vada – mi disse sorridendomi e porgendomi la coperta – grazie di avermi sopportato”. Lo accompagnai alla porta e lo salutai con un bacio sulla guancia, che ricambiò tranquillamente.
***
Sabato sera
Camera mia era diventata una specie di campo di battaglia. C’erano vestiti e scarpe, sparse un po’ ovunque e io non avevo ancora trovato un abito adatto per la festa.
Gemma mi aveva espressamente obbligata ad indossare un vestito. Ovviamente non erano fatti per me gli abitini corti e per i fisici slanciati ma uno che mi piaceva lo avevo.
La fantasia di fiori bianchi spiccava sul blu notte. Il petto veniva contenuto in una fascetta, divisa dal resto del vestito da un nastrino, con la stessa fantasia, legato sulla schiena in un fiocco. La gonna, leggermente larga, “ricade sulle tue curve perfettamente” aveva detto Gemma la prima volta che glielo feci vedere.
Mi rigirai un paio di volte davanti allo specchio per poi decidere le scarpe. Non ero un’amante dei tacchi, anzi li odiavo dal profondo. Optai quindi per un paio di ballerine panna che si abbinavano con i fiori.
STAI LEGGENDO
She wrote on her arms
Fanfic*dal primo capitolo* Sentivo gli occhi ancora lucidi. Era arrivato il momento, dopo tre lunghi anni, di reagire a quelle sofferenze. "Styles - da dove arriva sto coraggio? - solo perché tu e i tuoi amichetti siete i fighetti della scuola non vuol di...
