" Mamma, scendi da quel cornicione. Puoi farti male!" Urlai quando notai mia madre in piedi fuori dalla finestra.
Si girò verso di me e mi fissò.
"Cosa c'è? " domandai preoccupata, ma non rispose.
"Va via o saranno guai!" Mi minaccio lei.
di cosa sta parlando?
A quel punto si buttò. Mi protesi verso di lei nel tentativo di prenderla. Nulla.
"No!" Urlai prima di ritrovarmi sudata nel mio letto.
"Stai bene?" Mi domandò un ragazzo che non riuscivo a vedere per il troppo buio.
Mi stropicciai gli occhi e cercai di capire di chi si trattava. Paul.
"Oddio, cosa ci fai in camera mia? Va via o chiamo la polizia"
"tranquilla bimba viziata, ho accompagnato Serena "
"e cosa ci fai sul mio letto?" domandai preoccupata.
"Mi sono seduto ad osservarti. È affascinante come la gente possa essere così tranquilla e senza cose a cui pensare mentre dorme".
Quelle parole lo facevano sembrare così...sexy!
" Comunque sta tranquilla, me ne stavo andando" mi rassicurò e a quel punto uscì dalla stanza lasciandomi un vuoto dentro... come se mi mancasse un pezzo di me.
Dopo ore di pensieri riuscii a riaddormentarmi e tornai al sogno da cui mi ero bruscamente svegliata, solo che sta volta l'ambientazione era cambiata mi trovavo con... mio padre? Sì, era lui. Ci trovavamo in una stanza. Io ero in un angolo e lui seduto su una sedia dall'altra parte. Stava nascondendo qualcosa dietro alla schiena. Avevo paura. A quel punto mio papà si alzò e mi mostrò cosa aveva in mano. Una frusta. Un brivido mi attraversò tutto il corpo.
"Stammi lontano... Non ti ho fatto nulla" urlai.
In quel momento l'uomo davanti a me iniziò a ridere.
è solo un sogno, è solo un sogno, continuavo a ripetermi.
Mi guardai intorno e notai che la stanza stava iniziando a rimpicciolirsi e lui era sempre più vicino a me.
"Mi hai rovinato la vita" mi disse mio padre e subito dopo i suoi occhi si riempirono di sangue e il sorriso che aveva in faccia sparì.
Volevo solo svegliarmi. All'improvviso iniziò ad urlare e si scagliò contro di me. Mi svegliai. Una debole luce arancione illuminava la stanza, andai verso Serena e la coprii con la coperta, infine uscii. Non avevo la più pallida idea di che ore fossero, ma non mi importava. Non volevo più tornare a dormire. Non volevo più rivivere quell'incubo. Decisi di non pensarci. Ad un certo punto però mi venne in mente Paul e il nostro incontro notturno.
Lo rivedrò? Lui vuole rivedermi? Cosa mi sta succedendo?
Ero così presa dai miei pensieri che caddi dalle scale. Un dolore tremendo mi attraversò il corpo e tutto diventò nero. Riaprii gli occhi. Ero su un letto. Quella situazione mi riportò al giorno in cui fui ricoverata, ma scacciai quel pensiero dalla mente. Sentii l'acqua scorrere. Dopo un po' qualcuno entrò nella stanza. Paul. Senza dire niente si sedette al lato del letto e mi bagnò la fronte con una pezza bagnata.
"Io... di chi è questa stanza? tu abiti alla confraternita, no?" chiesi imbarazzata.
Lui non rispose. Appoggiò il panno sul comodino e a quel punto mi guardò.
"Bimba viziata perché mi perseguiti?" Mi domandò.
Non so perché lo feci, ma mi porsi verso di lui per dargli un leggero schiaffetto sulla guancia e a quel punto Paul prese la mia mano e se la portò al petto. Mi baciò. Sentii dolore, sentii piacere. Non sapevo si potessero sentire quei due sentimenti contemporaneamente. Quel bacio durò pochi secondi che avrei voluto fossero di più. Come dice il mio libro preferito: Colpa delle Stelle , volevo più numeri per me e Paul, più infiniti.
Quel ragazzo con il piercing al labbro che avevo davanti si staccò da me e mi fissò. Forse si aspettava una risposta, ma non la ottenne.
"Dove stavi andando?"
" a fare un giro... vuoi venire? " domandai imbarazzata.
Rise.
cosa sta succedendo?
"Io con te? Mai! Vuoi sapere perché ti ho baciata? Beh, perché sfigata come se probabilmente non hai mai baciato nessuno e volevo farti provare questa sensazione e poi nessuno si vorrebbe mettere con una che non sa baciare " .
Quelle parole ferirono più di quanto potesse fare una pugnalata al petto. A quel punto la rabbia prese il posto del dolore.
"Io il mio primo bacio l'ho già dato" mentii.
"E poi..." continuai,
"tu sei strano, Paul. Nessuno invita una ragazza nella propria stanza per poi cacciarla. "
"Cazzo! Tu non mi conosci! Ti ho portata qui solo perché eri caduta dalle scale.Ora va in camera tua "
"Non sei mio padre!" Urlai io prima di uscire dalla stanza.
Volevo avere io l'ultima parola. Corsi su per le scale senza badare al dolore causato dalla caduta di prima. Volevo solo infilarmi sotto le coperte, volevo solo sparire.
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La voce ritrovata
Teen FictionNon avrei mai pensato di potermi innamorare di Paul. Lui coraggioso e intrepido, io, invece, sono solo una ragazza come le altre. Una che non sa pensare da sola, una anche troppo sensibile e che sta sempre sui libri. Eppure è successo. Mi sono innam...
