La voce ritrovata - paura di ricominciare-

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Passai una giornata bellissima con Paul...volevo dire Joseph.  Per un attimo avevo messo da parte i problemi e mi ero concentrata su di me. Con Joseph accanto sentivo di poter fare qualunque cosa. Sentivo di non aver più bisogno di tagliarmi perchè c'era qualcuno che mi amava e che non aveva paura di dire: " ti amo". Con Paul era il solito amore tormentato che si trova nelle storie da teenager, invece la storia con Joseph era più simile a quella delle favole, quella che si sognava da piccoli. Per un attimo mi sentivo accettata come mai prima d'ora.Joseph mi riaccompagnò in dormitorio. Gli offrii da bere e poi ci sedemmo sul divano a parlare. Il telefono iniziò a squillare. Paul. non risposi. Arrivarono una telefonata dopo l'altra e sempre dalla stessa persona. Mi passai le mani fra i capelli, non sapevo cosa fare.

"Lasciala in pace. Se non ti risponde significa che devi lasciarla respirare. La stressi, cazzo" rispose Joseph al posto mio.

Chiuse la telefonata e mi guardò. Mi alzò delicatamente il viso in modo che lo potessi guardare.

Mi sorrise e poi disse: " Scusa per la parolaccia, ma sono stanco di vederti soffrire per quello là che nemmeno ti merita".

Gli sorrisi a mia volta. Mi stavo innamorando poco alla volta e con prudenza.Senza nemmeno accorgermene, ci ritrovammo sdraiati sul divano abbracciati. Io con la testa sul suo petto e lui che mi accarezzava delicatamente i capelli. Era così dolce quando giocava con le mie ciocche bionde.

"Qualcosa non va?" domandò  preoccupato, notando che la mia espressione era cambiata.

"Nulla...anzi sì, c'è qualcosa che mi rende triste. L'idea che tutto possa cambiare da un momento all'altro. Ti amo Paul".

Oddio, non posso averlo detto seriamente. Ora cosa mi invento?

Joseph, evidentemente offeso, si mise a sedere. Rimasi lì a guardarlo, senza sapere cosa fare.

"Lo ami ancora, vero?" mi chiese lui.

" Ho bisogno di tempo per abituarmi, sono confusa. Se tu ci tieni a me non devi andartene. Stammi vicino" dissi io senza rispondere esplicitamente alla sua domanda.

Mi guardò, quel suo sguardo che faceva solo a me, con gli occhi innamorati.

" E chi ti lascia! Io ti aiuterò a dimenticare" rispose lui.

Quelle parole dovevano rassicurarmi, ma capii di non voler dimenticare.

"Sai che stavo così bene con la testa sul tuo petto?" confessai.

" Detto fatto, principessa".

E in un batter d'occhio ci ritrovammo come eravamo prima. Le palpebre si stavano chiudendo piano piano. Buio, sempre più buio fino a che non mi addormentai, insieme a Joseph.

Mi alzai prima per fare la colazione sia per me che per il ragazzo che dormiva sul divano. Amavo cucinare. Senza volerlo, da quanto maldestra sono, feci troppo rumore con le padelle e finii con lo svegliare il mio ospite.

"Scusa..." dissi con un filo di voce.

"Tranquilla, fra poco abbiamo lezione. Dovevo pur alzarmi, no? " cercò di tranquillizzarmi.

Mangiammo i miei pancake bruciati e andammo a lezione di psicologia. Mi sedetti  al mio solito posto , ma sta volta accanto a me c'era Joseph. Purtroppo all'ultimo minuto Paul arrivò e si sedette accanto a me. 

Perfetto, seduta in mezzo al fuoco. Va a finire che qualcuno si brucerà.

Psicologia era l'unico corso che avevamo in comune tutti e tre.



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