Mi aiutó gentilmente ad alzarmi, ma mi faceva troppo male la caviglia.
"Ahi ahi" sussurrai stringendo i denti.
Justin senza pensarci mi prese a in braccio mo' di principessa, riuscivo a sentire il suo respiro vicinissimo e il battito del suo cuore.
Quello mi fece uno strano effetto.
Mi portó nell'infermeria della scuola e mi appoggió delicatamente sul lettino.
Si era preoccupato?
Mi fece piacere il suo comportamento, e non poco.
La donna, che come era scritto nel cartellino appeso alla sua camicia si chiamava Caroline, mi controlló la caviglia dopo che Justin le spiegó cos'era successo.
"É solo una piccola storta, tienici un po' il ghiaccio" disse rivolta a Justin invece che a me, e non capii il perché.
La donna uscì dalla stanza e Justin prese il ghiaccio preparato da Caroline, mi tiró un po' su i pantaloni lentamente e me lo appoggió delicatamente sulla caviglia.
Non mi aveva ancora detto una parola ed io ero ancora imbarazzata.
"Male?" domandó guardandomi.
"Un po'" dissi solo.
Perché era qui ad aiutarmi?
Non ero solo una "stupida bambina"?
"Mi dispiace" aggiunse.
Non capivo.
"Perché?" domandai confusa.
"É colpa mia, o meglio della mia bellezza, se ti sei distratta e sei inciampata" fece spallucce e sorrise.
"Certo, certo" risi anch'io.
Caló un silenzio imbarazzante, e la mano di Justin ancora reggeva il ghiaccio sulla mia caviglia.
"I-io devo andare a casa" dissi a un certo punto attirando l'attenzione di Justin.
"Come fai a tornare a piedi fino a casa?" mi guardó.
Come sapeva che ero a piedi?
"Me la caveró" dissi sicura di me.
"Sì, certo, come l'altra sera, che per poco non ti sei fatta sverginare da un'ubriaco" disse divertito.
Rimasi sorpesa da cio che aveva appena detto.
"Come sai che sono vergine?" domandai stupidamente.
"Cioé, chi ti dice che so..vabbé, e allora?" mi arresi, tanto che importava.
"Nulla, nulla" disse soddisfatto della mia conferma.
"Ti accompagno a casa" disse, non in forma di domanda, ma di affermazione.
"Non ce n'é bisogno" provai a resistere, ma inutilmente.
"Sta' zitta, ho detto che ti porto a casa" disse di nuovo e, a quel punto, non opposi resistenza.
Lo seguii nella sua fighissima Ferrari rossa, e partì a tutta velocità verso casa mia.
Inizialmente credevo si stesse preoccupando per me, ma mi ricredetti dato che dalla velocità in cui stava guidando saremmo potuti morire da un momento all'altro.
Mi aiutó a scendere dall'auto e mi accompagnó fino a dentro casa.
In realtà era stato così carino con me, almeno fino a pochi minuti fa, che non me la sentivo di mandarlo via, quindi lasciai che fosse lui a decidere quando andarsene.
"Dio, domani ho il test di scienze!" dissi a me stessa, me ne ero completamente scordata.
"La solita secchiona?" disse lui e mi girai a guardarlo.
Ma perché tutti mi prendevano per una secchiona?
"Non direi proprio, solo che quello é importante" dissi in mia difesa.
"Tu sei il solito fighetto che non studia mai" dissi, pentendomene all'istante.
Perché diavolo l'avevo chiamato così?
"Mi hai appena dato del figo?" sorrise "Comunque si" aggiunse e fece spallucce.
"Non ti ho dato del figo. E non la prenderei come un complimento quella frase" dissi io.
"Tranquilla so fi essere figo" mi fece l'occhiolino e io risi scuotendo la testa.
In effetti lo era.
Pensai che non era così male, Justin, che non era come tutti lo descrivevano.
O almeno, non con me, non adesso.
Sentimmo il rumore di un'auto parcheggiare fuori casa mia e dalla finestra vidi che era James.
"Meglio che vada" disse Justin.
Non capivo bene cosa ci fosse che non andava tra loro due, a parte il fatto che le loro squadre erano rivali.
In pratica la mia scuola ha diviso la squadra di basket formandone due, una per edificio, e ogni anno si scontrando tra di loro.
Questo é il motivo per cui James odia profondamente Justin, e viceversa, ma io sento che c'é dell'altro.
Insomma, non puoi odiare una persona soltanto perché ci giochi contro a delle stupide partite di basket.
"Ciao allora" dissi fissandogli la schiena, visto che mi dava le spalle.
Si giró a guardarmi e sorrise.
"A domani" disse ancora sorridendo e mi accarezzò la guancia per un brevissimo tempo.
Ricambiai il sorriso.
"A domani" sussurrai dopo che aveva chiuso la porta alle sue spalle.
Forse aveva colto un velo di tristezza nella mia voce quando ha detto che andava via.
E perché nella mia voce c'era quel velo di tristezza?
Cercai di non pensarci, e di concentrarmi su mio fratello che entrava in casa.
"Che cazzi faceva quello qui?" domandó raggiungendomi in cucina.
Esitai un attimo, poi decisi di dirgli la verità, tanto non c'era nulla di male.
"Vedi, mi sono fatta male alla caviglia a scuola e non potendo tornare a casa a piedi, si é offerto di accompagnarmi. Tutto qui" dissi innocentemente, e lo ero.
"Kelsey tu non ti devi neanche avvicinare a lui, lo hai capito si o no?" mi fissó negli occhi.
"Si puó sapere che cazzo t'ha fatto?" domandai senza pensarci.
"Te l'avró detto miliardi di volte che persona di merda é e che non devi fidarti di lui. E non parlare in quel modo" disse serio.
Persona di merda?
Mi sembrava esagerato.
Si okay, non era un angelo, ma..
Comunque non mi andava di litigare con mio fratello, era la persona a cui tenevo di più al mondo e stavo male quando litigavo con lui, anche se succedeva raramente.
"Okay" dissi.
"Okay?" mi scrutó con lo sguardo.
"Okay, non mi avvicineró più a lui e non gli rivolgeró mai più la parola, okay" lo guardai, sperando mi perdonasse.
Sorrise e mi abbracció.
"Voglio solo che stai bene e non frequenti le persone sbagliate" disse a voce bassa.
Lo strinsi forte, gli volevo un bene incredibile.
Quella sera andai a letto presto, dovevo riuscire davvero a scordarmi di Justin, prima che fosse troppo tardi.
In realtà mi sarebbe piaciuto conoscerlo a fondo, capire perché era diverso dagli altri e chissà, magari era un bene.
Peró sapevo che così facendo avrei perso mio fratello, ed era l'ultima cosa che volevo.
Ci pensai a lungo, ma non riuscivo a trovare una soluzione.
Forse avrei dovuto solo aspettare, aspettare e vedere cosa sarebbe accaduto.
Come si sarebbe comportato Justin.
Semplicemente, aspettare.
**
Finite le lezioni girai per la scuola per dirigermi a mensa, e mentre camminavo andai a sbattere contro qualcuno.
Ero ancora mezza addormentata e penso si notasse.
Stavo per cadere quando venni sorretta da due forti mani.
"Dio, scusa" alzai lo sguardo e non potetti credere ai miei occhi.
Di nuovo lui, Justin.
"Proprio non ti piace stare in piedi, eh?" rise aiutandomi a riprendere l'equilibrio.
Sorrisi e sussurrai un "grazie".
"Come va la caviglia?" domandó guardandomela.
"Meglio" feci spallucce.
"A proposito, grazie per avermi aiutata.." lo guardai.
Sorrise.
Prima che potesse dire qualcosa, venimmo affiancati da alcuni ragazzi, che immaginai fossero i suoi amici.
"Bieber, non ci presenti la tua nuova amichetta?" disse uno di loro.
"La sua 'nuova amichetta' sa presentarsi anche da sola. Sono Kelsey" li guardai tutti e tre accennando un sorriso.
"Uo, bel caratterino. Sono Khalil, e tu sei davvero sexy" disse sempre lo stesso facendomi ridere.
Guardai Justin, ma non riuscii a capire la sua espressione.
"Gli altri due sono Ryan e Chaz" disse Justin accendendosi una sigaretta.
"Mangi con noi?" domandó Chaz.
Dovevo andare dalle mie amiche, ma se gli avessi detto di no sarei sembrata una stupida.
"Ok" alzai le spalle e li seguii a mensa.
**
Al tavolo eravamo soltanto noi cinque, e tutti quanti ci guardavano, mettendomi abbastanza in imbarazzo.
Era strano stare lì con loro, con Justin.
"E così sei la sorella di James.." disse Khalil continuando a fissarmi.
"Sì, perché?" corrugai la fronte.
Justin continuava a messaggiare al telefono senza mai alzare lo sguardo.
"Immagino non sappia che sei qui.." aggiunse Ryan guardandomi anche lui.
Aprii la bocca per parlare, ma venni interrotta.
"Kelsey?" mi sentii chiamare.
Non riconobbi quella voce, così dovetti alzare lo sguardo e vidi Travis.
Justin alzó per la prima volta lo sguardo dal telefono, e il suo volto si irrigidì all'istante.
"T-Travis.." non sapevo esattamente che dire.
"Vattene subito pezzo di merda" Justin lo fulminó con lo sguardo.
"Subito dopo averla portata via" ribatté lui.
"Kelsey andiamo, prima che arrivi tuo fratello" aggiunse poi.
"E allora?" disse Justin continuando ad alzare la voce.
Si stava innervosendo parecchio.
"Okok, Justin calma, e tu vattene" intervenne Ryan alzandosi.
Cercai un contatto visivo con Justin, e lo ottenni poco dopo.
Gli sorrisi leggermente, sperando si calmasse.
"Ci vediamo" dissi rivolta a tutti i ragazzi, in particolare guardai Justin, e mi allontanai da sola.
Ero stanca che continuassero a dirmi con chi stare o no.
Lo decidevo io e basta.
Solo che, per mio fratello era diverso.
Lui si arrabbiava davvero, e io non volevo.
Presi il telefono e trovai un messaggio da Meg:
Ma dove cazzo sei?
La solita finezza di Meg.
A Meg:
Ti spiego dopo, vieni da me oggi?
Da Meg:
Ok
Sorrisi.
Le avrei detto tutto, quel giorno stesso.
Non volevo segreti con lei, non ne avevo mai avuti e non avevo intenzione di averne.
Mentre camminavo mi ritrovai davanti mio frarello.
Perfetto.
"Kelsey io te lo chiedo perfavore" disse calmo.
"Ma James non ho fatto nulla di male" mi difesi.
"Non devi avvicinarti a quelli. Lasciali stare, ti prego" mi guardó fisso negli occhi.
Capivo che era importante per lui, ma al motivo proprio non ci arrivavo.
So solo che, più mi dicevano così, più avevo voglia di conoscerlo e scoprire cosa ci fosse di tanto brutto in quel ragazzo tanto bello. P
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Confident
Fanfiction"Non feci in tempo ad alzare lo sguardo per guardarlo, che mi ritrovai le sue labbra attaccate alle mie. Tracciò con la lingua il contorno delle mie labbra, poi si soffermò sul labbro inferiore picchiettando con la lingua, ed io socchiusi di poco le...
