3. Vecchie abitudini e dolorose rivelazioni.

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-"Hyde Park, attico 16-B. Niente male Miss  Tate."- esclamò, leggendo la targhetta sulla porta di casa mia.

Annuii soddisfatta, mentre inserivo le chiavi.

Ero orgogliosa di quell'attico. Lo sognavo da sempre. L'America era sempre stato un Paese anacronistico in cui nulla era cambiato particolarmente, almeno nel mio pensiero. 

Poi ero venuta in Inghilterra. Mia madre era inglese e aveva sposato un americano. Avevamo vissuto molti anni a New York, ma dopo l'incidente avevo lasciato la città. In fondo, loro erano morti lì.

Entrammo in casa e sentii un fischio da parte di Harry. Mi avvicinai alle vetrate che davano su Londra e aprii leggermente una finestra. Uscii sul terrazzo per far entrare il mio cane nell'appartamento.

Avevo comprato Sky alla morte dei miei genitori. Era un Alaskan Malamut.

Sky si precipitò contro Harry che iniziò a coccolarla. Lo vidi accucciarsi mentre le sue grandi mani accarezzavano il pelo della mia inseparabile amica. Chi piaceva a Sky, sarebbe potuto piacere anche a me.
La sua voce interruppe i miei pensieri.

-"Chi è questa meraviglia?"- disse, sorridendo.

-"Si chiama Sky, spero che non ti dia fastidio."- scrollai le spalle.

Lui sorrise e appoggiò la sua ventiquattrore vicino al divano di pelle bianca.

-"Suppongo che dovrò dormire qui."- disse titubante.

-"Ho una camera degli ospiti, può diventare tua. Ovviamente a patto che non ne cambi il design."- risposi, passando una mano tra i capelli.

Lui scoppiò a ridere mostrando le sue fossette e stringendo gli occhi.

-"Pensi che lo farei? Non sono una viziata capo redattrice, Miss Tate. E comunque mi piace l'arredamento. Bianco e Nero, moderno ed essenziale. Abbiamo dei gusti simili. Almeno in questo campo."- disse, indicando i mobili del soggiorno.

Non gli risposi e mi diressi verso la cucina. Sorpassai il bancone per aprire il frigorifero. Presi una bottiglia di Martini e versai il drink in un calice. Poi mi sporsi dalla porta, rivolgendomi ad Harry.

-"Martini?"- dissi senza avere una risposta. -"Harry?"-

Guardai nel soggiorno, ma non lo vidi. Quindi riempii un altro calice di Martini e andai a cercare Harry.

Lo vidi sul terrazzo mentre ammirava lo Skyline di Londra. Mi avvicinai a lui, porgendogli il calice. Mi rivolse un sorriso mentre decifrava il contenuto del bicchiere. Evitai il suo sguardo.

-"Martini?"- chiese sorpreso.

-"È l'unico alcolico che bevo."- dissi mentre lui sorrise, scuotendo la testa. -"Che hai da ridere?"-

-"L'unico alcolico che bevi? È assurdo."- rispose senza scrupoli.

Guardai la città, pensando a ciò che aveva appena detto. Non risposi.
Odiavo bere, non reggevo l'alcool. Harry mi osservava, curioso.

-"Proprio una vista meravigliosa."- sussurrò quasi più a sé stesso che a me. Gli sorrisi, orgogliosa.

-"Londra è magnifica."- gli risposi.

-"Non è così bella vista dal mio appartamento."- sospirò e poi continuò a bere il suo Martini.

Le sue labbra avvolgevano dolcemente il calice ed arrossii per averle fissate così intensamente. La tensione era palpabile.

Decisi di entrare in casa e lui mi seguì. Mi sedetti sul divano e presi il mio telefono. Harry non sembrò capire le mie intenzioni e mi guardò accigliato.

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