Returning

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CIAO A TUTTI!
Sono tornata.
Mi scuso già in anticipo per gli errori e vi avviso che d'ora in poi la storia sarà scritta al tempo passato.
Sarà un capitolo un po' corto, giusto per riprendere in mano le redini della storia, ma col tempo si allungheranno anche perché Lei farà molti più disastri di quello che già ha combinato.
Buona lettura a tutti e scrivetemi le vostre impressioni!

{Cheryl}

Ero persa nei suoi occhi.
Erano come una sorgente d'acqua fresca e io fossi una povera assetata.
"Ora non mi scappi" mi aveva sussurrato.
Le sue parole mi colpivano il cuore, facendo aumentare i suoi battiti di dieci, venti, trenta volte in velocità.
Il suo sorriso compiaciuto faceva il resto.
Mi chiedevo come mai non mi fossi ancora sciolta.
Non avrei resistito per molto, malgrado, nel profondo, sapessi che era sbagliato desiderarlo sapendo che mi avrebbe tradito, prima o poi.
Eppure era così bello.
Eppure, davanti ai suoi occhi, tutto sembrava più bello.

"Non sono tua" affermo, senza respiro e con un filo di voce.

Certo che lo ero.
Chi volevo prendere in giro?
Magari non di sua proprietà, ma persa dentro di lui certamente.

"Tu non sei credibile, dolce ed indifesa Evans" mi ammonì, facendo passare un dito sulla mia guancia.

Non gli risposi. Ero completamente paralizzata sotto il suo tocco di fuoco, che bruciava ogni centimetro della mia pelle, facendomi pregare che quel dolore quasi fisico avesse un termine, benché minimo.

La sua mano scese verso il mio collo, trasmettendomi scariche elettriche che mi facevano rabbrividire.
Chiusi gli occhi.

Che facile controllo che esercitava su di me.

Lo sentii avvicinarsi al mio orecchio, respirando a pelo sulla mia guancia.

"Sei in debito." Mi disse "Per tutta l'ora di educazione fisica non ho fatto altro che immaginarmi le mie mani sul tuo corpicino esile"

Deglutisco a fatica, pensando di essere stata nei pensieri di Jamie.

Era così dannatamente bello.
E io ero soltanto un dannato disastro.

"E cosa dovrei fare per sdebitarmi?" Gli chiesi, col respiro ancora corto mentre pronunciavo quelle parole.

Lui sembrò rifletterci su, ma il sorriso spavaldo ed arrogante che apparve sul suo volto deve sparire qualsiasi dubbio sui suoi scopi non molto ortodossi.

"Io un'idea ce l'avrei" suggerii stampandoli un leggero bacio sulla bocca.

Poco dopo, però tornai in me.
Era difficile contrastare gli ormoni mentre un esemplare di quel tipo si appiccicava alle tue labbra, ma dovevo farlo.

Voleva baciarmi solo perché l'avevo lasciato, solo per dimostrarmi che aveva un infinito controllo su di me.

Non era giusto, anzi era completamente scorretto.
Lo allontanai con gli occhi sbarrati e il fiatone.
Anche il suo sguardo era atterrito e quasi cedetti alla tentazione di buttarmi in uno sgabuzzino con lui, mandando al diavolo quello stupido professore di filosofia e le sue domande.

Tuttavia, con una forza che mai avevo visto, lo respinsi.

"No, Jamie, no."

Il mio tono era fermo, eppure pronunciando quelle parole non riuscivo a guardarlo negli occhi.
Che brutta bugiarda che ero dicendo che non lo volevo.
A chi pensavo di mentire in questa maniera?
Sprigionavo attrazione per Jamie da tutti i pori, ma rinnegavo continuamente il nostro legame per paura che potessi soffrire.
Non ero solo egoista, ma pure codarda.

Codarda perchè, in fondo, sapevo benissimo che non dovevo innamorarmi di lui.

Di conseguenza, corsi via da lui, ancora assalita dal pensiero di saltargli al collo e di baciarlo fino a dimenticare persino il mio nome, infischiandomene di accompagnarlo in chissà quale luogo sperduto della scuola.

Lui, dal canto suo, non mi fermò e, per una volta, fui felice di non dover ancora respingere i suoi occhi.

~<>~
{Connor}

Oggi non avevo avuto voglia di andare a scuola e, anche se ci fossi andato, credo che non avrei fatto altro che cercare di respingere Lydia, cosa che non si meritava affatto.

Era sbagliato il legame che ci univa, com'era sbagliato il sentimento che leggevo chiaramente nei suoi occhi.

Volevo renderla felice, ma non avrei mai potuto.
Lei era troppo per me.
E se per non farla soffrire avrei dovuto far finta che non mi importasse, l'avrei fatto.
Il suo sorriso veniva prima della mia tristezza.

Però, cavolo, nel momento in cui oggi l'avevo vista con quei jeans attillati e quella giaccia colorata... magari il mio sguardo si era soffermato esageratamente su punti non esattamente consoni.

In quel momento era veramente meravigliosa, ma non di una bellezza normale, di quella bellezza imperfetta che ti toglie il fiato, con la quale non riesci più a ragionare.
Sicuramente uno come me non si meritava l'attenzione di una come lei.

La cosa veramente strana, però era che, per la prima volta in tutta la storia del liceo, avevo desiderato in maniera quasi violenta posare le labbra nuovamente su quelle di Lydia, non curandomi che davanti a me ci fosse mia sorella.
E il modo svampito con cui aveva negato non aveva fatto altro che aumentare il mio ardore di prenderla e appoggiarla contro un muro.

All'improvviso, qualcuno bussò alla porta.
Subito schioccai un'occhiata all'orologio, accorgendomi che oggi le ragazze del secondo e del terzo anno sarebbero tornate prima.
Subito la speranza che fosse Lydia mi rapì e, come uno stolto, andai ad aprire la porta come un razzo.

Non mi ricordo di cosa successe dopo.
Rammento solo un dolore incontrollabile espandersi nel mio corpo, trascinandomi in un vortice buio quanto il sorriso di chi stava davanti alla porta.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 22, 2018 ⏰

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