Perchè non dovresti?

697 92 7
                                        

Come Claudio si immaginava, nella settimana successiva Mario non si era mai presentato al bar, nemmeno durante gli orari in cui era certo di non trovarlo, forse timoroso per quanto si era messo in gioco con quel bigliettino.  Se aveva imparato un po' a conoscerlo, si aspettava sicuramente una mossa da parte di Claudio, mossa che però non arrivò.

Mario si era esposto, forse anche troppo, visto che aveva ammesso nero su bianco il suo...(interesse potremmo dire?), ma Claudio non si accontentava, non era ancora quello che voleva. Doveva avere il coraggio di dirglielo in faccia, cosa che non aveva ancora fatto e che forse non avrebbe fatto mai se avesse deciso di non entrare più in quel bar.

Mario per Claudio era davvero un punto interrogativo: lo affascinava questo aspetto, come mai prima d'ora. Lui era un ragazzo che andava alla ricerca, solitamente, dell'esatto contrario: amava le cose sicure, amava le cose stabili e facili da risolvere, ma, non sapeva come mai, Mario lo aveva stregato dalla prima volta che lo aveva visto e da allora non c'era stato un attimo che non lo avesse pensato, non c'era stato nessuno capace di distrarlo. Ormai era diventato un tarlo nella sua testa e aveva deciso di non abbandonarlo. Anche quando non c'era, Claudio sentiva Mario dappertutto, come se fosse in qualche modo sempre con lui, come se fosse sempre ad un centimetro di distanza da lui. 

Sapeva che questa sensazione non fosse normale e, a volte, ne era anche spaventato, ma non sapeva cosa fare. Probabilmente la soluzione più semplice sarebbe stata quella di cercarlo e di parlarci per mettere fine una volta per tutte a questo giochetto, ma Claudio era frenato dalla sua ragione, che gli diceva che quella non era la mossa giusta da fare. 

Mario aveva i suoi tempi, Claudio lo aveva capito e voleva vedere fino a dove sarebbe stato disposto a spingersi. Quando si sarebbe sentito pronto, sarebbe tornato al "Great Caffè" e i loro occhi si sarebbero finalmente rincontrato: loro sarebbero di nuovo annegati l'uno nell'altro.

Fino a quel momento, però, Claudio avrebbe dovuto continuare a  svolgere la sua vita come era prima di incontrarlo e si sarebbe dovuto anche ben concentrare nel lavoro, altrimenti come pensava di potersi pagare l'università? E lo stava facendo, se qualcosa o meglio, qualcuno, non avesse attirato la sua attenzione.

Valentina, la scema della sua migliore amica era appena entrata con una busta piena di vestiti nel bar e si era messa ad urlare come se stesse praticamente a casa sua.

"Vale ma sei fuori? Non puoi entrare in un bar e metterti ad urlare come niente fosse"

-Oddio come sei diventato noioso. Il lavoro ti invecchia lo sai?-

"Tecnicamente ho già superato la soglia per cui si è considerati vecchi, quindi si lo so"

-Non mi chiedi come mai sono qui?-

"Non credo per qualcosa di importante, vuoi che provo ad indovinare?"

-Vai, spara-

"Per rompermi le palle?"

-Oddio bravissimo, ma sei un piccolo genietto! Ascolta, io durante il weekend devo andare a fare delle commissioni a Milano e la mia cagnolina rimarrebbe da sola, quindi volevo sapere se potevi tenerla tu. Ti prego sei l'unica persona di cui mi fido-

"Sei una rompi palle, te l'ho mai detto?"

-Si, più o meno due volte al giorno tutti i giorni-

"Così cattivo sono?"

'Allora è vero che sei cattivo', gli disse una voce proveniente alle sue spalle.

Non ci poteva credere.

"Che ci fai qui?"

Che domanda stupida Claudio.

'Cosa ci fa la gente normale in un bar?'

-Hai un amico così gnocco e nemmeno me lo presenti? Così si trattano le amiche?-

Claudio alzò gli occhi al cielo. Aveva ufficialmente due persone insopportabili nella sua vita già troppo incasinata.

"Non è un mio amico Vale, noi siamo conoscenti. Comunque Mario ti presento Valentina, la mia migliore amica e Valentina ti presento male. Ora se mi volete scusare io dovrei tornare a lavorare"

-Quindi il cane può stare con te? Ti prego, per favoreee-

"Si, si, stai zitta. Il cane te lo tengo io"

-Grazie amore, sei il migliore-

"Purtroppo lo so"

Claudio era tornato dietro al bancone, mentre Mario e Valentina avevano continuato la loro conversazione seduti al tavolo. Più volte aveva guardato nella loro direzione, accorgendosi poi di avere due fari neri già posati sulla sua figura. Quando Mario lo guardava in quel modo Claudio si sentiva in perenne soggezione: lo faceva sentire come un ragazzino alla sua prima cotta, non gli era davvero mai successo prima di allora e non riusciva a darsi una spiegazione.

Decide di prendersi un minuto per sè e uscì sul retro per fumare una sigaretta e buttare via lo stress che aveva accumulato in quei giorni che non lo aveva visto. Fin quando Mario non si mise accanto a lui e accese anche lui una sigaretta. 

"Cosa ci fai qui?"

'Ero venuto a controllare che fosse tutto ok'

"Certo che è tutto ok, ora puoi anche tornartene di là"

'Di cosa hai paura Claudio?'

"Come hai fatto a leggermi nel pensiero l'altra volta? Come facevi a sapere che nella mia testa ti avevo definito proprio con il termine 'enigma'?"

'Vuoi davvero saperlo?'

"Tu che dici?"

'Te lo dirò, solo se verrai a cena con me. Domani sera'

"Perchè dovrei?"

'Perchè non dovresti?'


Il tempo di un caffè e un cornettoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora