Tootbrush// 5 capitolo.

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Daphne POV'S

Harry ieri è stato eccezionale, pensavo che fosse un uomo diverso, invece è veramente in gamba.

Non sono riuscita a mettere in atto niente di ciò che avevo pianificato, anche perchè già a metà serata avevamo finito tutto il vino.

Il sushi era molto buono e Harry era davvero magnifico.

Mi aveva raccontato la sua storia e di come era finito a New York e io gli avevo raccontato la mia, con fatica, omettendo la parte del mio cuore malato.

Avevamo tutti e due gli occhi lucidi.

Più parlavo di mio padre, più le lacrime scendevano velocemente e lui, lui era così perfetto.

Mi asciugava le palpebre e con il suo tocco gentile mi accarezzava delicatamente le guance.

Mi sono resa conto che con lui sto bene, tanto.

Il problema è la mia malattia, che m'impedisce di innamorarmi e di fare innamorare.

Non voglio farlo affezionare, perchè inaspettatamente potrei morire, da un giorno all'altro e lui rimarebbe ferito, per tutta la vita.

E non voglio, semplicemente preferisco lasciarlo andare.

La verità è che ho paura.

Paura di soffrire, ma ho capito che il dolore serve, proprio come serve la felicità.

Non voglio rischiare, ma forse dovrei buttarmi, dovrei emozionarmi.

Non devo avere timore di perdere quello su cui mi aggrappo, anche se un giorno probabilmente scomparirà.

Forse non voglio cambiare, forse non voglio rinunciare a quelle poche cose a cui credo.

Stanotte voglio guardare le stelle e non pensare a nulla.

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Chiudo gli occhi e ne vedo un paio verdi.

Vedo un angelo.

Forse quello custode.

Il mio.

Domani devo andare a fare una visita.

Il mio cuore sta peggiorando sempre di più e mio padre continua a non farsi vedere.

Mia mamma, ogni giorno trova il tempo per chiamarmi, anche per chiedermi come sto.

E lui, lui forse non ricorda nemmeno come mi chiamo.

Sono sua figlia, dovrei essere la sua priorità più grande e invece lo è la sua stupida fidanzata.

Intanto, mentre un venticello fresco soffia sul mio viso stanco, fumo una marlboro.

Le cuffiette riproducono Ain't no sunshine di Bill Withers, uno dei miei cantanti preferiti.

A volte quello di cui ho bisogno nella mia vita è uno spiraglio di luce, di speranza.

Una mano per poter uscire da questo buio e poter riuscire a vedere finalmente la vita e assaporarla fino alla fine, senza aver nessuno che me la ostacola.

Non voglio più aver quel peso orribile sul petto, che mi opprime ogni santissimo giorno, quando mi sveglio.

Torno a casa a piedi, cerco di non far rumore per non disturbare le ragazze che dormono.

Mi preparo una camomilla e la porto con me, mettendola sul comò vicino al letto, così da berla a poco a poco, lentamente.

Accendo le lucine sopra il letto e prendo Orgoglio e pregiudizio per poterlo rileggere l'ennesima volta.

Daphne//h.sDove le storie prendono vita. Scoprilo ora