"Ciò che resta"

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Sono passati ben 7 anni da quando imperversò quella che viene ricordata dai pochi, semplicemente come "la grande pioggia".
...
Il nostro mondo è perduto da tempo e noi tutti sappiamo che non possiamo andare avanti all'infinito nuotando e stanziando, in una ripetizione che dura ogni singolo giorno.
Più tempo passa, più vivi la possibilità di essere divorato da qualche squalo, o di morire di fame tu stesso. Anche gli uccelli viaggiatori stanno lentamente sparendo. In un certo senso, "carne mangia carne".

La pioggia o il vento sono cessati di esistere da Allora, mi chiedo se sia una grazia o l'ennesima condanna...
Che l'acqua sia scesa in tutto questo tempo o magari salita, in qualche modo, non ci è dato saperlo. Certamente ci porteremo questo attangliante dilemma fin quando non sprofonderemo nell'abisso, un giorno.
L'umanità non ha imparato niente, porta con se i propri vizi anche appesi nel vuoto ad una corda logora. Sto parlando dei pirati, diversi da come la storia li ricorda, ma non dissimili nella sostanza.

Questa è la nostra condanna, il purgatorio della nostra anima dannata.
...

Non tutto però, teneva con se il peggio della nostra razza, sto parlando dell'esistenza di un giovane puro di cuore, un ragazzino il cui fuoco non è facilmente estinguibile con l'acqua dell'oceano.
Il nome di costui è Rian, Rian l'avventuriero che solca i mari con ciò che trova in cerca della, ormai mitologica, terraferma e senza mai perdersi d'animo.
Un giorno però incontrò sul suo cammino nella sconfinatezza dell'oceano, un uomo saggio, ma dall'animo infranto, come svuotato da eventi di tragicità insopportabile senza uscirne fuori deturpati.
I due avevano evidenti caratteristiche contrastanti, ma alla fine avevano entrambi un animo nobile, seppur tristemente combattivo.
Il giovane Rian lo vide solitario, seduto su una rudimentale sedia plasmata dalle macerie galleggianti. Curioso come era Rian, non rinunciò all'occasione di attaccar chiacchera con questo enigmatico figuro.
Si avvicinò nutoando verso il suo giaciglio e notò l'apparente infelicità di quest'uomo, un uomo di mezza età... tristezza mischiata con l'aria...
Era accanto a lui, lo osservava intensamente, lui aveva lo sgurado funestamente fisso nel vuoto.
Rian gli porse dolcemente la mano e, con una sinccerità rara come l'oro nel "nuovo mondo", gli disse:
- Ognuno porta con se le proprie battaglie, dopotutto. Non tutte le battaglie sono fatte per essere combattute da soli.
... L'uomo non si voltò nè diede segni di risposta d'un primo momento.
-Raymond... Raymond, questo è il mio nome. Disse dopo un lungo silenzio.
Rian, esprimendo esagerata emozione, rispose con un sonoro "I-io mi chiamo Rian! Piacere di conoscerti!"
Raymon afferrò la mano offertagli da Rian e i due, senza dover scambiare altre battute, continuarono insieme un nuovo viaggio.

(Prossimo capitolo: 2 nuove conoscenze...)

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