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"Sapete perché siete state chiamate nel mio ufficio?"
Scossi la testa involontariamente appena incrociai lo sguardo misto tra rabbia e delusione del preside, che subito dopo guardò Cheryl con la stessa espressione. Anche se avrei giurato che quella fosse la sua espressione normale.
Guardai Cheryl con la coda dell'occhio per non farmi notare: stava sorridendo al preside?! Ma come faceva a non provare neanche un minimo di paura per le conseguenze che avremmo subito dopo la rissa di questa mattina?
Però dovevo ammetterlo, non mi dispiaceva vedere il suo sorriso, anche se sicuramente era finto e dentro di sé stava bestemmiando perché non voleva trovarsi lì e specialmente con me.
"Signarina Topaz, signorina Blossom... Sono davvero molto deluso da voi due. Pensavo foste ragazze con un'intelligenza superiore alle risse nei corridoi, ma evidentemente mi sono sbagliato". Chinò lateralmente la testa per incrociare nuovamente il mio sguardo, che però era concentrato ad osservare qualcosa di più bello della sua faccia. Senza volere mi lasciai sfuggire un sorrisetto dovuto dai pensieri che mi frullavano per la testa.
"Le fa ridere essere qua, signorina Topaz?"
Quelle parole mi fecero tornare alla realtà e non solo mi sentivo gli occhi del preside addosso, ma ora anche quelli di Cheryl, quindi cercai di apparire decentemente.
"No preside, assolutamente"
"Bene, allora condividi con me e la tua compagna il motivo per la quale sorridevi, così ci abbellisci la giornata". Che imbarazzo, non potevo mica dire che sorridevo perché pensavo a Cheryl. Certo, lo avrei detto se lei non fosse stata lì, seduta a qualche centimetro da me.
Ma poi perché sorridevo pensando a lei? Circa un'ora prima le avevo tirato uno schiaffo e se non fosse stato per Sweet Pea sarebbe andata in ospedale con il suo ragazzo.
"No niente, mi era tornato in mente mio nonno"
Dissi guardando direttamente il preside negli occhi. Non mi interessava se ci credeva o meno, mi ero tolta da una situazione estremamente imbarazzante per me, forse anche per Cheryl.
"Beh, a questo punto mi piacerebbe conoscere suo nonno..." disse ironicamente "... Tornando alle cose serie: non voglio più che accada una cosa di questo tipo all'interno della scuola e mi auguro anche all'esterno. Non vi ho chiamate subito perché dovevo pensare prima ad una giusta punizione. Inizialmente ho pensato a farvi lavorare come coppia in tutte le materie, ma alla fine mi è venuta in mente un'idea un po' particolare che mi piace davvero molto. Per la prossima settimana mi dovrete fare un tema su di voi"
"Su noi stesse? Ottimo" intervenne Cheryl, con sicuramente già pronte mille frasi per descrivere se stessa.
"No Blossom, non su voi stesse. Lei signorina, dovrà elaborare un tema dove scriverà le cose belle e interessanti sulla signorina Topaz e così viceversa. Capito la consegna? Ora potete andare a lezione".
Ci alzammo entrambe con un'espressione sconvolta. Non mi sarei mai aspettata di dover consegnare al preside un tema di questo genere, anzi non mi sarei mai aspettata di dover scrivere un tema per il preside.
Prima che potessimo lasciare l'ufficio il preside ci ricordò che l'elaborato sarebbe stato valutato da lui stesso e il voto avrebbe inciso sul comportamento scolastico.
Appena udì quelle parole Cheryl mi guardò piena di rabbia e terrore, mi prese per il braccio e mi strattonò fuori dall'ufficio.
"Ti ripeto: non devo prendere un brutto voto a causa tua, quindi devo per forza conoscerti meglio per trovare, se riesco, qualcosa di te che io possa apprezzare. Alle 16 a casa mia. Se chiedi in giro ti diranno sicuramente l'indirizzo. Ciao".
Si girò così velocemente sui suoi tacchi neri che la chioma rossa mi prese in pieno la faccia, obbligandomi a fare un passo all'indietro.
Le dissi "Ciao" sottovoce, un po' triste perché non volevo che mi trattasse così, ma anche un po' felice per il nostro appuntamento a casa sua, anche se non era un vero e proprio appuntamento.
Non riuscivo a capire il perché mi facesse questo effetto quella ragazza. Ci odiavamo reciprocamente senza un valido motivo, o almeno io non avevo un valido motivo.

La giornata passò lentamente proprio come la prima ora, specialmente la quarta perché sono stata buttata fuori dalla classe perché mi facevo le treccine invece di fare attenzione alla lezione di matematica.
Quando ero fuori a pensare a cosa avrei fatto a casa di Cheryl, se una litigata o no, mi accorsi che non avevo ancora l'indirizzo di casa sua, così presi il telefono senza farmi scovare dal bidello e lo chiesi all'unica persona che sapevo avesse per certo la risposta, il mio amico Jughead. Infatti dopo neanche cinque minuti mi rispose con il nome della via e della dimora.
Tornai a casa alle 15:30, dopo aver mangiato con Sweet Pea un hamburger da Pop's. Gli dissi tutto della convocazione dal preside, della punizione e di ciò che provavo quando vedevo Cheryl e lui mi aprì gli occhi ed effettivamente la sua tesi aveva senso: mi ero presa una cotta per lei.
Questo spiegava il perché mi piaceva il suo sorriso, il perché sorridevo quando la pensavo e il perché ci rimanevo male quando mi trattava come questa mattina, in modo freddo.
Quando bussai alla sua porta mancavano ancora cinque minuti alle 16, stranamente ero in anticipo, ero anche riuscita a cambiarmi i vestiti. Indossavo un paio di jeans neri attillati con gli strappi sulle ginocchia, un top bianco con una scritta nera e la mia giacca di pelle preferita, quella dei Serpents, la mia vera ed unica famiglia. Ai piedi portavo degli scarponi di pelle con schizzi di vernice rosa, viola e gialla, i miei capelli marroni e rosa erano raccolti in una coda alta, anche se preferivo mille volte di più i capelli sciolti.
Dopo qualche secondo mi aprì una donna, anch'essa dai capelli rossi. Era rigida e con un'espressione seria mi domandò chi fossi. "Sono Toni. Devo fare un compito con sua figlia Cheryl. Mi ha dato appuntamento qui alle 16".
La donna guardò il suo orologio da polso per vedere se ero giusta con l'orario e mi fece entrare per poi sbattere la porta alle mie spalle.

Vidi Cheryl parlare con un'anziana signora seduta su una sedia a rotelle. Sorridevano e ridevano assieme, che belle che erano.
Cheryl era diversa da come la vedevano tutti a scuola: indossava vestiti presi dall'armadio tanto per prendere qualcosa. Aveva una felpa bianca di forse diverse taglie in più, sarà del suo fidanzato, coperto dalla felpa c'era un paio di pantaloncini corti. I suoi capelli rossi erano racconti in una treccia fatta alla svelta e, portava gli occhiali. Era anche struccata, ma rimaneva pur sempre la ragazza più bella che avessi mai visto.
Appena si accorse della mia presenza salutò la cara signora con un dolce bacio sulla guancia.
"Eccoti, finalmente. Mamma andiamo a studiare in camera per un compito" mi prese per mano e mi portò fino in camera sua al secondo piano. Quel contatto mi sorprese, non me lo aspettavo. Pensavo che avrebbe iniziato a camminare sapendo che l'avrei per forza seguita. Dopo essere entrata in camera e aver chiuso la porta si sedette sul suo letto dalle coperte rosse, il suo colore preferito e prese un foglio e una penna dallo zainetto appoggiato sul comodino.
La guardai imbarazzata per non sapere dove sedermi e per non aver portato il materiale, dato che non mi serviva prendere appunti per descriverla.
"Siediti pure dove vuoi. Dai parlami un po' di te, non abbiamo tanto tempo prima della consegna" mi guardò sempre con quel suo finto sorrisetto, che mi faceva impazzire lo stesso e pronta a scrivere tutto ciò che avrei detto su di me.
"Io pensavo di iniziare una conversazione per scrivere poi a parole nostre quello che ci è stato trasmesso dall'altra, senza prendere appunti mentre parliamo" si mise a ridere mentre io la guardavo seria senza capire il motivo di tanto divertimento. Non appena i nostri sguardi si incrociano lei diventò più seria e io iniziai a perdermi sempre di più nei suoi occhi marroni e continuando a guardarmi disse "Senti Toni, non abbiamo molto tempo per fare anche conversazione. Io non ho proprio voglia di conoscerti, quindi ora dimmi qualcosa su di te". Le sue parole mi ferirono e nella mente si ripeteva sempre quella frase maledetta "io non ho proprio voglia di conoscerti". Una lacrima mi attraversò il viso, ma subito mi asciugati la guancia per non farla vedere a Cheryl.
Presi la mia giacca e me ne andai, lasciando Cheryl in camera sua da sola. Dopo poco la sentii gridare il mio nome, ma ero troppo distrutta per tornare da lei, tanto mi avrebbe ricercata il giorno dopo sicuramente. Non poteva prendere un brutto voto.

guardami e sorridi [COMPLETA] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora