Stiles. Stiles. Stiles.

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POV Derek:

E' ormai una settimana che non torno a casa. Mi sono lasciato andare con Stiles, e ho sbagliato. Ho perso il controllo e forse ho anche avuto paura. Non succedeva da Paige, quella ragazza ha significato molto per me e perderla in quel modo è stato più doloroso di quel che immaginassi, per questo non posso permettere a quel coyote insolente di farmi affezionare a lui, davvero non posso.

E con questi pensieri in testa, una volta aver sentito il battito regolare di Stiles, addormentato nudo al mio fianco, sono scappato. Non ho pensato neanche un secondo alle conseguenze, a come si sarebbe sentito svegliandosi in un letto vuoto la mattina seguente, a come avrebbe fatto a mettersi in contatto con gli altri non sapendo minimante cosa fosse un telefono o di dove si trovasse, e non ho pensato nemmeno al fatto che non sapendosi ancora controllare avrebbe potuto uccidere qualcuno macchiandosi per la prima volta le mani con il sangue di un innocente e che avrebbe dovuto fare i conti con quel peso da solo, perché dopo essersi fidato di me, io sono stato egoista e l'ho abbandonato.

Mi risveglio da quello stato di trance quando una ragazza mi si avvicina.

"Cosa ti porto?" chiede gentilmente la cameriera prendendo un blocchetto e una matita su cui segnare le mie ordinazioni..

"Un caffè amaro, grazie." rispondo senza neanche aver realmente voglia di berlo, ma non potevo di certo starmene seduto qui senza prendere niente. Passo un altro paio d'ore perso tra i miei pensieri fino a quando, il cellulare, non essendo d'accordo con il mio piangermi addosso in uno squallido bar, si illumina rivelando il nome di Scott per una chiamata in arrivo. Sbuffando esco dal locale e con poca voglia lo richiamo.

"Che c'è?! Non sei capace di badare al branco da solo per un paio di giorni?!" sputo fuori arrabbiato, dall'altra parte del telefono, però sento un ringhio e la sua risposta carica di rabbia mi fa sentire in colpa per averlo trattato così.

"E' per Stiles. Mi ha raccontato tutto e Derek sei un vero stronzo. Abbandonarlo solo perché ti ricorda Paige non ti farà sentire meno in colpa per lei!" urla frustrato il castano. Sono rimasto senza parole, boccheggio in cerca d'aria perché ha ragione, ha fottutamente ragione e l'idea di come si possa essere sentito il ragazzino mi stringe lo stomaco.

Stiles. Stiles. Stiles.

Il suo nome continua a passarmi in testa, non riesco a pensare ad altro che non sia lui. Mi ricordo però di essere ancora in chiamata.

"Ha bisogno di me?" sussurro piano contro il telefono..

"Anche se non lo vuole ammettere, sì. L'altro giorno ha perso il controllo e sono riuscito a calmarlo solo raccontandogli di te, penso che tu sia la sua ancora." dice ancora una volta Scott.

Sospiro sconfitto, questo non doveva succedere.

"Domani alle 13.00 digli di farsi trovare pronto" dico brevemente, e senza rispondermi il mio braccio destro mi riattacca in faccia.

Mi rimetto in viaggio per tornare a casa, a quanto pare ho tanta strada da fare. Non so per quale motivo ma sono arrivato a New York,  ho alloggiato un paio di giorni da Braeden, una vecchia amica. Passo tutta la notte e la mattinata seguente in viaggio, con un solo pensiero che mi passa per la testa. Farmi perdonare dal ragazzino.

E' quasi l'ora prestabilita e solo ora mi rendo conto di non sapere dove si trova il castano. Prendo il cellulare per chiamare Scott, quando però un suo messaggio di parecchie ore prima attira la mia attenzione.

"Casa dello sceriffo. A quanto pare abbiamo trovato Stiles Stilinski". Leggendo quelle parole il mio cuore salta un battito, dopo tutto ciò che ha passato Noah io ho avuto il coraggio di abbandonare nuovamente suo figlio, ancora non lo sapevo effettivamente ma poco importa perché il senso di colpa si fa nuovamente spazio dentro di me, ancora più opprimente.

Parcheggio nel vialetto di casa Stilinski, noto già i due sulla porta abbracciarsi e piangere per la separazione forzata. Scendo andando incontro al più piccolo per aiutarlo a caricare le borse, ma con uno sguardo gelido mi scaccia la mano e superandomi sale in macchina.

"E' solo per poco sceriffo" dico apprensivo.. lui in risposta mi guarda stanco e poggiandomi una mano sulla spalla un ricordo non desiderato si fa spazio nella mia testa.

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Avevo circa 13 anni, forse meno o pochi di più, non ricordo molto bene. Mi avevano portato in centrale, dopo avermi comunicato che la mia famiglia era stata sterminata da un incendio. Lo stesso Stilinski, all'epoca solo un normale agente e con meno rughe sul volto, mi aveva dato la notizia.

Sapevo di suo figlio e  per questo sapevo anche quanto fossero vere le sue parole mentre mi spiegava che lui capiva benissimo come io mi sentissi, ma che dovevo essere forte, perché loro sarebbero sempre stati al mio fianco.

Alzandosi dalla panchina sulla quale eravamo seduti mi aveva rivolto un ultimo sguardo stanco e poggiandomi una mano sulla spalla per farmi forza, era scomparso poi dietro una porta, piangendo.

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Lo guardo con le lacrime agli occhi, anche lui è nelle mie stesse condizioni, sicuramente quel ricordo sarà tornato anche alla sua mente. Lo abbraccio di slancio senza pensarci, quando però le unghie di Stiles si conficcano nella mia schiena e tirandomi contro la macchina mi ringhia di stare lontano da suo padre. Noah lo tranquillizza e scusandosi con me lo convince a risalire in macchina, faccio lo stesso e parto in direzione loft.

O meglio, ero partito con quella idea, ma ormai sono ore che guido in mezzo a delle strade di campagna. Il ragazzo al mio fianco non ha fatto domande e lo ringrazio mentalmente per questo. Sinceramente non so dove andare. Il ricordo però di una vecchia villetta di mio zio Peter, a solo un'ora da qui, mi fa accendere il navigatore per essere sicuro di non perdermi, dirigendomi lì.

Finalmente arrivati, spiego brevemente a Stiles dove siamo, che però non fa una piega e scaricando le sue cose entra nell'abitazione, cercando una camera in cui sistemarsi. Faccio lo stesso con la mia roba e decido che è arrivato il momento di riconquistare la fiducia del mio ragazzino. Mio.

Sì durante il viaggio, sono arrivato a patti con il fatto che il coyote non mi sia del tutto indifferente, e di come mi abbia dato fastidio il suo odore mischiato a quello di Scott. Non so ancora cosa provo per lui ma voglio usare questa piccola "vacanza" per scoprirlo.

Fine POV Derek.

ALPHA || SterekDove le storie prendono vita. Scoprilo ora